Rinnovabili, il Covid non frena la crescita

La pandemia ha rallentato la crescita energetica ma non le rinnovabili, che nel 2020 hanno rappresentato quasi il 90% dell’aumento della capacità totale di potenza a livello globale. A sostenerlo è stato il Rapporto “Renewables 2020” pubblicato nel novembre scorso dall’Agenzia Internazionale dell’Energia (IEA). Chi ha fatto di questo mercato il proprio core business è Erg, che ha confermato il piano 2018-22 da 1,6 miliardi di euro per la crescita delle rinnovabili. A raccontarlo a Le Fonti Legal è Andrea Navarra, group general counsel.

In che modo l’emergenza sanitaria ha impattato sull’offerta dei vostri servizi?
L’emergenza sanitaria non ha modificato la tipologia di attività in cui siamo coinvolti e le richieste che riceviamo. Ha però cambiato, in parte, le modalità di svolgimento del nostro lavoro, poiché la nostra area, come tutte le altre, del resto, ha dovuto tenere conto delle restrizioni fisiche e logistiche conseguenti alla pandemia. Durante il lockdown tutti i dipendenti del gruppo, in Italia ed all’estero, hanno continuato a lavorare in smart working, introdotto in anticipo rispetto alle disposizioni di legge, con oltre il 70% della popolazione aziendale coinvolta, e la sola esclusione del personale dedicato all’esercizio e alla manutenzione degli impianti a salvaguardia della continuità operativa e gestionale in sicurezza degli asset aziendali. Abbiamo quindi lavorato negli ultimi 10 mesi in modo un po’ diverso rispetto al passato, con contatti e riunioni che, da fisici (per lo più), sono divenuti necessariamente soltanto virtuali. Il tutto senza perdere efficacia, ovviamente dopo un breve periodo di rodaggio.

Come è cambiata l’attività dell’ufficio legale con il Covid e come è stata gestita la ripartenza?
Con la ripartenza l’ufficio legale, come il resto del personale nelle nostre sedi, alterna giorni di presenza fisica a lavoro da remoto. Tuttavia, essendo da anni dislocati in uffici diversi ed in vari paesi, eravamo già abituati a lavorare in modalità telematica, sia con i colleghi della stessa area che con quelli di altre funzioni. Il passaggio ad un uso diffuso di tale modalità è stato piuttosto naturale. Certo, non tutto può essere gestito da remoto nel modo più efficace possibile. Alcuni aspetti del nostro lavoro possono essere delicati e, per essi, è, e continuerà ad essere, molto importante un contatto diretto, non solo “virtuale”, con i nostri interlocutori. Sicuramente la pandemia ci ha insegnato che determinati lavori possono essere svolti in modo efficiente anche da remoto, senza una presenza fisica costante negli uffici. Tra di essi rientra, a mio avviso, quello legale, ma il discorso vale anche per molte funzioni corporate. Ritengo comunque che un giusto compromesso tra presenza fisica e smart working rappresenti, ove possibile, la soluzione ottimale. Per raggiungere il risultato non basta sapersi organizzare ed avere strumenti digitali idonei: occorre anche dare fiducia al proprio team, agli altri colleghi ed, in generale, all’organizzazione in cui si lavora, condividendo il fatto che la qualità del lavoro deve essere valutata sulla base dei risultati ottenuti e della credibilità acquisita (sia all’interno che all’esterno dell’azienda) piuttosto che del numero di ore lavorate, che siano in ufficio od in un altro luogo.


Quali complessità si è trovato ad affrontare?
All’inizio della pandemia, le complessità maggiori (ed i rischi legali sottostanti) sono state più che altro connesse alla necessità di garantire la prosecuzione dell’attività di produzione, qualificata come “servizio essenziale”, nei vari paesi in cui operiamo. Questo, naturalmente, assicurando sia la sicurezza del nostro personale che il rispetto delle altre norme imposte a seguito della pandemia. Abbiamo pertanto svolto un inteso lavoro di supporto sia alle nostre funzioni di business che direttamente a favore delle nostre controparti ove le loro forniture fossero essenziali per la nostra operatività. Abbiamo poi dovuto tenere conto della sospensione, a causa dell’emergenza sanitaria, di una serie di processi amministrativi che ci vedono coinvolti, sia in Italia che all’estero. Ad esempio, in alcuni casi, l’iter autorizzativo dei nostri nuovi impianti ha subito delle interruzioni, con conseguenti ritardi, seppur contenuti, rispetto a quanto inizialmente previsto, dal momento che le pubbliche amministrazioni coinvolte hanno interrotto le loro attività durante il lockdown e, anche in seguito, non hanno ripreso a lavorare a pieno regime su questi progetti.

Tra il 2019 e il 2020 avete messo a segno importanti operazioni nel settore eolico. Come vede il 2021 per questo comparto?
La pandemia e il conseguente lockdown hanno avuto un impatto significativo sui consumi energetici, anche se dopo sei mesi di forte contrazione a settembre in Italia si è registrata una ripresa dei consumi elettrici che a novembre hanno retto gli effetti negativi della seconda ondata Covid. L’elemento di rilievo che vorrei però sottolineare è che in questo periodo le rinnovabili hanno coperto il 38% della domanda elettrica, con punte oltre il 50% registrate a maggio. Di fatto, abbiamo avuto un’anticipazione di come sarà il futuro della generazione di elettricità dove le rinnovabili, settore che si è dimostrato resiliente ed affidabile, avranno un ruolo sempre più fondamentale ed è risultato ancora più chiaro a tutti, istituzioni ed operatori, quanto sia importante concentrare risorse verso la decarbonizzazione. Per quanto riguarda ERG, durante il periodo di lockdown, non abbiamo avuto riduzioni di personale, né abbiamo fatto ricorso all’utilizzo di ammortizzatori sociali o riduzione forzata dell’orario di lavoro. L’impatto Covid di fatto ha rappresentato una leggera revisione al ribasso dell’EBITDA 2020 e un ritardo di circa 6 mesi dei cantieri all’estero. Il nostro piano 2018-22 da 1,6 miliardi di euro dedicato alla crescita nelle rinnovabili è confermato, cosi come gli 850 MW di potenza incrementale di energia verde prevista a fine periodo. Credo che questo rappresenti un’ulteriore conferma della solidità e della validità del nostro modello di sviluppo sostenibile.

A suo avviso, quali scenari si apriranno nei prossimi mesi per i legali di azienda?
Sarà fondamentale continuare a dare il pieno supporto al business, in un momento sicuramente complesso sotto il profilo economico. Occorrerà gestire eventuali situazioni di difficoltà finanziarie di nostre controparti, trovando soluzioni valide e percorribili nell’interesse di tutti. Credo infatti che sia essenziale una gestione accorta, anche del contenzioso giudiziale e stragiudiziale, consapevoli che il periodo è problematico per tutti e che gli strascichi economici legati alla pandemia potrebbero durare ancora diversi anni.

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