studi legali

Il ranking 2020 degli studi legali

L’anno del Covid stravolge il mercato dei servizi legali.

2020… Rivoluzione nel mercato legale

Si chiude quello che verrà ricordato come l’anno peggiore dal Dopoguerra a oggi.

Gli studi nel nuovo piano economico-finanziario 2020-2025 del Fondo Clesio

Gattai, Minoli, Agostinelli & Partners, Legance e RCCD Studio Legale sono stati advisors nell’ambito del nuovo piano economico-finanziario 2020-2025 elaborato dal Fondo immobiliare di tipo chiuso riservato a investitori qualificati denominato Clesio.

Il Fondo è gestito da Castello sgr spa ed è finalizzato alla ridefinizione dei termini e condizioni dell’esposizione debitoria dello stesso nei confronti di un pool di creditori composto da Banco BPM spa (operante altresì in qualità di banca agente), Intesa Sanpaolo spa, SPV Project 1906 srl e Oneosix spa.
Gattai, Minoli, Agostinelli & Partners ha assistito il pool di creditori con un team composto dal partner Andrea Taurozzi, dal senior associate Marcello Legrottaglie e dalla trainee Valentina Calò, per gli aspetti banking, nonché dal partner Andrea Calvi per gli aspetti regolamentari.
Legance ha prestato assistenza in favore di Castello, quale società di gestione del Fondo Clesio, con il partner Luca Autuori e le associates Alessia Solofrano e Alessia Sommadossi.
RCCD Studio Legale ha, infine, operato quale consulente di SPV Project 1906 srl e Oneosix spa in relazione all’adeguamento della struttura dell’operazione di cartolarizzazione in essere ed alla nuova finanza messa a disposizione del Fondo nel contesto del piano e della correlata manovra finanziaria, con il supporto dei partners Guido Masini, Morena Bontorin e Stefano Agnoli e degli associates Ludovica Turrina, Daniele Dell’Aira e Pietro Stefani.

Gli studi nella ristrutturazione dell’indebitamento finanziario di Ferrarini

Chiomenti, DLA Piper, Bagni Fiorcari Huller & Associati e Bonfatti-Iotti hanno assistito, rispettivamente, Gruppo Pini, AMCO e Ferrarini nella predisposizione di una nuova domanda di concordato preventivo di Ferrarini che si fonda sulla continuità diretta al fine di garantire il miglior soddisfo dei creditori e che assume il mantenimento dei livelli occupazionali.

La proposta di Ferrarini si basa, oltre che sulla continuità anche sull’apporto di equity nella società da parte di Pini Italia, leader nazionale nel settore della macellazione delle carni suine, che acquisirà il controllo, tramite un veicolo di investimento, di Ferrarini e sul supporto finanziario di AMCO, principale creditore del Gruppo Ferrarini, mediante l’erogazione di un finanziamento ex art. 182-quater L.F. per un importo pari a Euro 12 milioni. AMCO, inoltre, acquisirà una partecipazione di minoranza nella holding di controllo di Ferrarini.
Ferrarini è stata assistita dallo Studio Bonfatti-Iotti e, in particolare dagli Avvocati Prof. Sido Bonfatti e Sabrina Dazzi.
Chiomenti ha assistito Pini Italia con un team coordinato dal partner Antonio Tavella (nella foto) e composto dal managing counsel Corrado Borghesan e dagli associate Silvia Colomba e Alessandro Buiani.
DLA Piper ha agito come advisor legale di AMCO con un team composto dai partner Luca Magrini, Francesco De Gennaro e Alessandro Lanzi e composto dagli avvocati Francesco Manzari e Anna Ferrari per i profili concorsuali e corporate e dall’avvocato Ivano Sproviero per i profili finanziari.
Studio Bagni Fiorcari Huller & Associati con i partner Marco Bagni e Federico Fiorcari ha agito in qualità di advisor finanziario dell’operazione.

Chiomenti integra lo studio EJC – Roberti & Associati per puntare all’Europa

Chiomenti integra lo studio EJC – Roberti & Associati dando vita a un nuovo progetto per far fronte alle sfide della crescente europeizzazione del diritto.

Chiomenti ed EJC hanno unito le forze sulla base di un innovativo progetto per rispondere alle esigenze della crescente “federalizzazione” di ampi settori della practice legale. Presente da oltre vent’anni a Bruxelles e a Roma, EJC – Roberti & Associati costituisce una realtà unica nel panorama dei servizi legali, essendo la sola struttura professionale italiana ad alta specializzazione attiva su base stand alone nel campo del diritto europeo, oltre che della concorrenza e dei settori regolamentati.

Convinto delle prospettive di crescente europeizzazione di diverse branche dell’ordinamento – in primis, il diritto dei servizi finanziari e dei mercati dei capitali, oltre che del diritto societario e tributario – Chiomenti ha deciso di dar vita, in ottica sinergica e multidisciplinare, al più forte team integrato di specialisti di diritto europeo e antitrust presente in uno studio italiano.

Il progetto si basa su una piena integrazione di EJC in Chiomenti, attraverso la creazione di un dipartimento di diritto europeo affidato al Prof. Avv. Gian Michele Roberti, che lavorerà in stretta sinergia con gli altri dipartimenti, a cominciare da quello di diritto della concorrenza affidato a Cristoforo Osti.

Si uniranno allo studio Chiomenti, quali soci, oltre a Gian Michele Roberti, su Roma Guido Bellitti e Marco Serpone e su Bruxelles Isabella Perego e i relativi team, professionisti di riconosciuta eccellenza ed esperienza ultraventennale nel diritto dell’Unione Europea e nei settori del diritto nazionale strettamente interconnessi con il diritto dell’Unione.

Chiomenti cresce nel finance con Giannesi

Nel biennio 2020-2021, Chiomenti prevede un’importante crescita del dipartimento di finanza e regulated entities con l’obiettivo di consolidare la propria leadership nell’assistenza nel settore della finanza e alle istituzioni finanziarie.

In questo senso si colloca l’ingresso di Gianrico Giannesi e del suo team di sette professionisti, provenienti da Orrick, che entreranno da oggi, 27 gennaio, nella sede di Roma di Chiomenti, portando a 70 il numero di professionisti del dipartimento.

L’ingresso di Giannesi e del suo team si inserisce in un’ampia strategia di crescita del dipartimento, già cominciata nel 2019 con l’ingresso di Riccardo Rossi come Counsel, attivo nel settore del lending.

Chiomenti presenta il nuovo responsabile IT dello studio, Davide Albanese

Chiomenti rafforza la propria struttura interna con l’ingresso di Davide Albanese, nuovo responsabile dell’It di studio.

Si occuperà dei progetti di innovazione e trasformazione digitale che lo studio sta portando avanti.

L’ingresso di Albanese, che vanta circa 25 anni di attività nel settore, e negli ultimi 10 anni ha ricoperto il ruolo di responsabile dell’IT di Nexive, tiene conto della crescente centralità delle tematiche tecnologiche nella professione legale.

Arte, il nuovo Eldorado degli studi legali

Nel 2018 il mercato globale dell’arte ha raggiunto un valore complessivo di 67,4 miliardi di dollari segnando un +6% rispetto al 2017. A dichiararlo, lo studio annuale dell’economista Clare McAndrew, “The Art Market 2019”, redatto per conto di Art Basel e Ubs.

Il giro d’affari che questo segmento è in grado di generare non ha lasciato indifferenti gli studi legali, che hanno cominciato a investire nel settore, sia in termini di risorse umane che di iniziative. Per comprendere il business che sta dietro al mondo dell’arte e il modo in cui le insegne lo stanno affrontando, Le Fonti Legal ha svolto un’indagine coinvolgendo alcuni dei principali studi legali più attivi nel comparto. Dalle informazioni raccolte emerge che in risposta alla crescente domanda di consulenza da parte di collezionisti privati, case d’asta, gallerie d’arte e fondazioni, le law firm hanno predisposto team multidisciplinari, capaci di coprire i principali aspetti giuridici legati all’arte: da quelli fiscali, a quelli di proprietà intellettuale, dalle normative bancarie a quelle doganali. Una buona fetta del lavoro per queste squadre proviene dal contenzioso, generato perlopiù da contraffazione, traffico illecito, riciclaggio e violazione di norme fiscali. Numerosi sono anche i progetti culturali messi in campo dagli studi per la valorizzazione dell’arte: partnership con enti preposti alla tutela dei patrimoni, manifestazioni patrocinate dalle istituzioni di settore, mostre, convegni e workshop a tema.

Un mercato in crescita
Come conferma Maria Grazia Longoni Palmigiano di LCA Studio Legale, il settore è in crescita, «considerato anche il fatto che ormai le opere d’arte possono costituire una forma di investimento alternativo e possono essere utilizzati come strumenti finanziari con tutte le questioni che ne conseguono».
Anche Antonio Martino di DLA Piper ribadisce un continuo sviluppo del settore, «dovuto sia ad una riscoperta del mecenatismo anche da parte delle imprese sia dalla maggiore consapevolezza della capacità di un’opera d’arte, accuratamente selezionata, non solo di trasferire il proprio valore nel tempo e nello spazio ma addirittura di incrementarlo». In tale contesto, secondo Martino il settore oggi richiede competenze legali diversificate spesso di carattere internazionale. Ne è convinto anche Alberto Saravalle di BonelliErede: «Il collezionista privato richiede una consulenza legale strutturata, a 360 gradi». «Per assistere efficacemente i propri clienti», continua Saravalle «non basta conoscere bene le problematiche giuridiche del settore; occorre anche comprendere le dinamiche che muovono il mercato e stabilire una rete di qualificati contatti internazionali per operare cross-border». Giorgia Ligasacchi di Negri-Clementi afferma che «l’esponenziale crescita del mercato dell’arte e la sua continua globalizzazione negli ultimi anni hanno richiesto da parte degli operatori del settore e dei collezionisti una maggiore trasparenza. Questa necessità di chiarezza ha portato a un insieme crescente di norme e leggi con cui confrontarsi che richiedono un aiuto legale specializzato». Nicola Pietrantoni dello Studio Isolabella sottolinea l’estensione del perimetro e della connotazione dell’arte: «Per trovare conferma di questo, basti pensare ai valori scambiati nelle più recenti compravendite di opere d’arte: le sole aste di Sotheby’s e di Christie’s, tenute il 5-6-7 marzo 2019 e dedicate alla sola arte moderna e contemporanea, pare abbiano realizzato, a livello globale, un totale di 285 milioni di dollari senza tenere conto del canale online». «Dobbiamo considerare il ritorno al mercato dell’arte come “bene rifugio”» continua Pietrantoni, «anche alla luce dei minori aggravi fiscali che non lo hanno onerato nel corso degli anni. E ancora, il progetto di riforma legislativa in materia dei beni culturali, approvato alla Camera nella seduta del 22.6.2017 che prevedeva, tra le altre novità, il “trasferimento”, nel Codice Penale, di tutte le fattispecie penali previste dal Testo Unico dei Beni Culturali, nonché un maggior rigore sanzionatorio per i reati contro il patrimonio culturale e il loro inserimento nel catalogo dei c.d. reati presupposto ex d. lgs. 231/2001 (responsabilità amministrativa delle persone giuridiche)».
Paolo Ludovici di Ludovici Piccone & Partners denota come negli ultimi anni molti studi legali abbiamo investito nel settore dei private clients: «È indubbio che i margini di crescita sono ancora ampi, anche perché il know-how si misura soprattutto rispetto al numero di casi affrontati».

I principali aspetti giuridici
Numerose sono le aree di intervento che richiedono una specifica competenza in ambito multidisciplinare. Tra le principali «la restituzione dei beni culturali illecitamente esportati e gli accordi di cooperazione e di scambio culturale tra Stati; la circolazione internazionale delle opere d’arte, i rapporti con le Soprintendenze e gli uffici esportazione; la vendita internazionale di opere d’arte per trattativa privata o in asta; i profili legati al mecenatismo e alla filantropia culturale» afferma Saravalle. Longoni Palmigiano sottolinea la contrattualistica; la logistica; il passaggio generazionale; la dismissione di collezioni, i diritti morali; il restauro e il diritto internazionale. Ligasacchi parla inoltre di attività di due diligence; assistenza nell’archiviazione di opere d’arte, contratti di assicurazione, di deposito e di noleggio, assistenza nella voluntary disclosure e art lending. Francesco Isolabella ritiene che i principali aspetti sono quelli legati alla tutela e alla conservazione dei patrimoni dei singoli paesi, «mentre il patrimonio dei privati, a dispetto di una tutela oggettiva determinata dalla Legge che non opera distinzioni in maniera espressa, viene spesso sacrificato a favore, appunto, del patrimonio dello Stato che gode i favori di una Legge, il d. lgs n. 42/2004, non particolarmente ossequiosa del principio di tassatività e spesso letta ed interpretata nel prevalente rispetto della prospettiva del patrimonio statale. A seguito di tale, evidente, disparità, lo stesso mercato soffre di una profonda distorsione. A fronte, infatti, di una forte tutela volta ad impedire l’ “ingresso” di beni non autentici o di provenienza illecita, il mercato risente di alcuni oggettivi ostacoli posti dallo stesso Testo Unico ai proprietari di alcune categorie di opere d’arte. Non vi è dubbio, almeno a nostro giudizio, che il concetto che soffre di più le problematiche appena esposte sia proprio quello di “bene culturale”. In realtà, la lettura dell’articolo 2 del Testo Unico, così come effettuata alla luce degli articoli 10, 11 e di tutti quelli richiamati, non riesce ad offrire un’interpretazione uniforme e coerente con il resto delle norme del d. lgs. 42/2004, non ultime quelle penali». A giudizio di Martino esistono aspetti di diritto bancario e finanziario, ma i profili fiscali delle operazioni connesse al trasferimento delle opere d’arte sono in larga parte predominanti, «soprattutto in ragione di un quadro normativo domestico tutt’altro che certo». Anche Ludovici mette in luce numerose complessità di carattere tributario che riguardano il passaggio successorio. «Inoltre, per i collezionisti la maggiore preoccupazione è probabilmente una possibile attrazione ad imponibilità dei capital gain realizzati per effetto della vendita di opere d’arte. Sulla base delle regole attuali e di una interpretazione rigorosa delle norme, tale preoccupazione non è fondata sussistendo varie argomentazioni per considerare non imponibili eventuali plusvalenze realizzate da un collezionista nella misura in cui lo stesso non operi come “mercante d’arte” neppure in maniera occasionale. Non si può tuttavia escludere un cambiamento delle regole in futuro».

I reati più frequenti
Il mercato dell’arte è particolarmente soggetto a illeciti che riguardano prevalentemente la contraffazione e i traffici. «La prima», spiega Saravalle «non rileva solo nell’ambito del diritto d’autore, ma ha una sua rilevanza anche in ambito penale con riguardo ai falsi di opere d’arte. Sono inoltre frequenti i casi relativi alla violazione delle norme del Codice dei beni culturali per l’importazione e l’esportazione illecita di beni culturali». Martino aggiunge «la possibilità di una strumentalizzazione di operazioni a fini di riciclaggio». «Sul tema della autenticità», spiega Pietrantoni «il d. lgs. 42/2004 punisce con la reclusione da tre mesi fino a quattro anni non solo la contraffazione, l’alterazione e la riproduzione di opere di pittura, scultura o grafica o di oggetti di antichità o di interesse storico od archeologico, ma anche la condotta del soggetto che detiene e pone in commercio, come autentici, esemplari di oggetti contraffatti, alterati o riprodotti da altri, nonché la condotta di colui che autentica le opere o gli oggetti sopra richiamati pur conoscendone la falsità. Nel caso di circolazione del bene in ambito internazionale, il legislatore è intervenuto, nell’agosto 2017, con la conseguenza che oggi è consentita l’uscita definitiva dal territorio italiano, senza la specifica autorizzazione ministeriale ma con lo strumento dell’ autocertificazione».
Questo strumento, secondo Pietrantoni, se da un lato potrebbe rendere più fluida la circolazione di determinati beni culturali, dall’altro rischia di accentuare le criticità relative alla precisa individuazione del proprietario dell’opera che viene esportata e poi eventualmente immessa in circuiti di vendita internazionali. «Per avere un’idea della gravità e della diffusione del fenomeno di falsificazione», dice Ligasacchi «basti pensare che l’operazione Pandora III, condotta da Interpol, Europol e WCO, tra il 22 e il 30 ottobre 2018, ha portato all’arresto di 59 persone e al sequestro di oltre 18.000 beni culturali, tra cui reperti archeologici, mobili, monete, dipinti, strumenti musicali e sculture. L’Italia, e in particolare il Comando dei Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale, ha sequestrato 367 beni culturali per un valore complessivo di 5,5 mln di euro. Altro caso può riguardare l’esportazione illecita dell’opera d’arte dall’Italia. Sin dal 1939 (“Legge Bottai”), infatti, il nostro ordinamento sanziona con severità questo tipo di pratiche. Oggi la normativa di riferimento è il Codice dei Beni Culturali e prevede che “chiunque trasferisce all’estero cose di interesse artistico, storico, archeologico, etnoantropologico, bibliografico, documentale o archivistico, nonché quelle indicate all’art. 11, comma 1, lett. f), g) e h), senza attestato di libera circolazione o licenza di esportazione, è punito con la reclusione da uno a quattro anni o con la multa da 258 a 5.165 euro».
Appropriazione indebita, illecita esportazione di beni culturali e violazione delle norme fiscali, sono gli illeciti più frequenti secondo Longoni Palmigiano. Per quanto riguarda la sfera fiscale, a detta di Ludovici, il contenzioso riguarda soprattutto tematiche extrafiscali, in particolare legate a litigi in sede successoria: «Le opere d’arte si caratterizzano per un valore di mercato fortemente aleatorio e in taluni casi per l’assenza di titoli di proprietà ben definiti. Se confrontati ad altri asset, è inoltre frequente la presenza di valori affettivi notevoli. In presenza di collezioni di valore un’attenta pianificazione successoria è indispensabile per evitare contenziosi tra eredi».

Team specializzati e iniziative culturali
Per conoscere le dinamiche di questo mercato e accaparrarsi i mandati più redditizi, gli studi legali si sono attrezzati con squadre ad hoc e iniziative volte alla promozione dell’arte. In molte insegne i workshop e i convegni sono all’ordine del giorno. In Lca il team è composto da sei professionisti; lo studio ha organizzato due mostre, una a Palazzo Borromeo in occasione del Miart dove l’artista era Mattia Bosco e una in Studio, con opere di Rä di Martino; «Siamo stati sponsor del Miart (premio “LCA per Emergent”) e abbiamo sponsorizzato alla Fiera di Verona il premio al miglior artista under 35 che usa la fotografia (premio LCA). Abbiamo organizzato in studio due workshop su invito: uno per i collezionisti e uno per i galleristi, in occasione dei quali abbiamo trattato i temi legali e fiscali che tali soggetti incontrano più di frequente. Abbiamo inoltre organizzato un seminario, sempre in studio, in tema di Intelligenza artificiale e block chain», dice Longoni Palmigiano. In Ludovici Piccone & partners le persone che si occupano attivamente della materia includono tre partner e tre senior associate di cui uno principalmente dedicato all’analisi degli aspetti iva e fiscalità indiretta. Lo Studio si dedica al settore dei private clients e alla pianificazione dei patrimoni familiari, alla pianificazione successoria di collezioni di opere d’arte e alla fiscalità connessa alla loro importazione e esportazione. «Siamo altresì stati coinvolti nello sviluppo di alcuni progetti innovativi sullo sviluppo di strumenti di investimento nel mondo dell’arte» afferma Ludovici. Il team di Isolabella che si occupa delle fattispecie penali in materia di tutela dei beni culturali è composto dagli avvocati Francesco Isolabella, Alberto Sanjust di Teulada e Nicola Pietrantoni. Fornisce consulenza sia in sede giudiziale che stragiudiziale sulle tematiche di rilievo penale. «In tali situazioni, il contributo tecnico che abbiamo cercato di offrire è sempre stato finalizzato a sensibilizzare, naturalmente in ottica di prevenzione del rischio penale, il cliente sull’importanza di adottare od implementare un modello organizzativo orientato, il più possibile, alla tracciabilità documentale della storia dell’opera d’arte che, a volte, può essere complessa da ricostruire prima della sua vendita o del suo acquisto». «Il team di DLA Piper dedicato è multidisciplinare e a forte vocazione internazionale e si avvale anche del supporto di art advisor», afferma Martino, che aggiunge: «nell’ambito del private clients, abbiamo selezionato una serie di professionisti che assistono non solo clienti privati collezionisti e commercianti ma anche fondazioni culturali, gallerie e case d’asta internazionali». BonelliErede ha creato un Focus Team dedicato. «Inoltre», racconta Saravalle «abbiamo avviato una partnership con Promemoria Group per supportare le aziende nella tutela del loro patrimonio storico; il 20 novembre scorso, a Milano, abbiamo organizzato con Aifo-servizi per l’arte, con il patrocinio del Consiglio Notarile di Milano e con la partecipazione del Fai e Adsi, un convegno dedicato al tema della gestione dei patrimoni artistici di famiglia; il 27-29 novembre scorso, a Roma, siamo stati partner di RO.ME Museum Exhibition; abbiamo condotto il ciclo di incontri Art&Wine, eventi organizzati per discutere le principali tematiche legate al mondo dell’arte. Lo scorso luglio abbiamo organizzato un incontro sul tema dell’arte contemporanea africana e afroamericana». Il team «eterogeneo» arte di Negri-Clementi è autore delle rivista scientifica trimestrale Art&Law e di Tip Tap, il gruppo linkedin dedicato alle ultime novità nel campo della proprietà intellettuale. Alcune delle iniziative dello studio riguardano il tour di presentazione di Art&Law, partito da Firenze per poi finire a Roma presso lo storico Palazzo Odescalchi; «Siamo impegnati nello studio e nella scoperta della street art. In merito alle fiere d’arte quest’anno abbiamo accompagnato e guidato i nostri clienti presso Arte Fiera Bologna, TEFAF Maastricht, Miart e Art Verona. Altro tema a noi particolarmente caro è la fotografia e i diritti ad essa connessi», conclude Ligasacchi.

Un anno di mercato legale

È Allen&Overy lo studio legale che ha fatto più affari nel 2019.

La firm anglosassone, specializzata nel mercato dei capitali, ha infatti concluso le maggiori operazioni dell’anno, posizionandosi al primo posto del ranking elaborato dal Centro Studi Le Fonti Legal occupando oltre il 14 per cento del mercato legale. La classifica dei primi 10 studi legali in Italia, realizzata sulla base di una selezione di oltre 100 operazioni chiuse nel corso dell’anno e ponderate per valore, innovatività e complessità delle tecniche legali utilizzate, vede sul podio anche BonelliErede e Gianni Origoni Grippo Cappelli & Partners.

 

Studi legali 

Allen&Overy si è classificato al primo posto del ranking Le Fonti Legal avendo seguito le più importanti emissioni obbligazionarie di banche o multinazionali. Per citarne alcune, il bond Tim da 1,25 miliardi di euro (prestito obbligazionario senior unseured), i covered bond da 1 miliardo di Intesa San Paolo, il primo bond documentato ai sensi del programma Emtn Unicredit (1 miliardo di euro), il nuovo green bond di Enel (1 miliardo). BonelliErede, invece, ha seguito le maggiori operazioni nell’ambito m&a, tra cui l’ingresso di Salini Impregilo nel capitale di Astaldi, l’acquisizione del ramo energy di Hitachi da parte di Seingim, l’acquisizione di Delverde da parte del gruppo Newlat.

Da segnalare, inoltre, la consulenza a Banca Ifis nell’ambito dell’emissione del programma Emtn da 5 miliardi di euro. Gianni Origoni Grippo Cappelli & Partner, tra le principali operazioni dell’anno, ha assistito Hitachi nell’ambito del lancio dell’Opa sulle azioni di Ansaldo Sts, la cordata formata da Credito Fondiario ed Elliott che con Banco Bpm ha ceduto la cifra record di 7,8 miliardi di euro di Npl’s per la creazione di una piattaforma di servicing ad hoc. Tra gli studi in crescita, rispetto allo scorso anno, troviamo Legance (dalla settima alla quarta posizione), Gattai Minoli Agostinelli & Partners (dalla 12esima alla quinta), Chiomenti (dall’ottava alla sesta) e Orrick (dalla 13esima alla settima). In calo Latham&Watkins e Clifford Chance, mentre entra in top ten Linklaters.

 I settori legali e le operazioni

Per quanto riguarda i settori legali, secondo l’analisi effettuata del Centro Studi Le Fonti Legal, i deal più importanti sono stati siglati nel corporate m&a, che occupa circa il 25% del mercato, seguito dal banking&finance (20% circa, la metà rispetto al 43% del 2018) e dal capital markets (16%).

Da segnalare, rispetto allo scorso anno, l’ascesa del settore energy, passato da circa il 6% sul totale del business legale dell’anno, al 9% di quest’anno. In crescita anche real estate (dal 2,6 al 7%) e contenzioso (dal 3,9 al 7,3%). Tra le operazioni più importanti, oltre a quelle già citate, troviamo una serie di ristrutturazioni importanti, come la rinegoziazione del debito di Metro 5, da 500 milioni di euro, la riorganizzazione di Calvin Klein in Italia, la ristrutturazione di Roberto Cavalli e di Atac. Nell’ambito energy, oltre ai bond come quello di Enel Finance International da 1,5 miliardi di euro o il programma Emtn da 11 miliardi di Snam, troviamo il portafoglio fotovoltaico di Tages Helios da quasi 540 milioni di euro. Nel labour, infine, da segnalare il contenzioso instaurato da 639 lavoratori nei confronti di Sirti, assistita da Grimaldi studio legale, i profili giuslavoristici e sindacali legati alla cessione delle stazioni Esso (Toffoletto De Luca Tamajo), la vendita della maggioranza di Trussardi, con il relativo avvicendamento del top management della società (seguito da BonelliErede), il progetto Roland Berger per attrarre 20 consulenti strategici (Uniolex).

 

 

Nel 2019 mercato immobiliare da record

Mercato immobiliare da record. A fine 2019, infatti, verrà raggiunto il picco degli 11 miliardi di euro di giro d’affari, con un volume di quattro miliardi solo nell’ultimo trimestre dell’anno, contro una media registrata negli ultimi cinque anni pari a 7,9 miliardi di euro. Nord America, Francia, Uk, Germania e Asia Pacifico sono i paesi da dove proviene la maggior parte degli investitori internazionali, che rappresentano il 77 per cento dei flussi di capitali contro il 23% prodotto dagli investitori domestici. In tale contesto, il mercato milanese, con un 3,40% di yelds, garantisce rendimenti almeno pari a Londra e Madrid (3,50%), mentre sono superiori a quelli di altre città europee come Francoforte (3,00%) e Parigi (2,75%).

È il quadro che emerge dagli ultimi dati Coima diffusi nel corso dell’ottava edizione del Coima real estate forum. Gli stessi operatori legali specializzati nell’immobiliare confermano i dati “confortanti” del 2019 che potrebbero fare da volano per gli investimenti del 2020, con il trend positivo che ha riguardato in particolare le operazioni relative alle asset classes, come le student accomodation e le Rsa (Residenze sanitarie assistenziali), e quelle relative al campo della logistica. I deal di real estate, inoltre, sono sempre più strutturati con utilizzo di veicoli regolamentati come Fondi, Sicaf, SIIQ e cartolarizzazioni immobiliari, novità introdotta nel 2019.
A fotografare il trend del mercato immobiliare nel 2019 sono gli studi legali protagonisti del settore, interpellati da Le Fonti Legal in occasione del consueto ranking annuale sul real estate. Ai primi tre posti troviamo Legance, Chiomenti e Pavia e Ansaldo, mentre l’operazione dell’anno è stata sicuramente la vendita miliardaria dell’intero capitale sociale di Auchan Group a Conad e al gruppo Wrm.

Secondo Gabriele Capecchi di Legance «i dati relativi al 2019 sono molto confortanti. Nel secondo trimestre dell’anno abbiamo avuto investimenti per circa 3,4 miliardi di euro, con valori significativamente superiori alle medie degli scorsi anni. Se guardiamo al primo semestre dell’anno, sembra si sia raggiunto il record di oltre 5 miliardi di euro. Aspettiamo ovviamente di vedere i numeri di fine anno ma ci sono tutte le premesse per una chiusura di grande rilievo che potrebbe far da volano anche per gli investimenti del 2020. Il settore alberghiero ha svolto un ruolo dominante, con quasi 2 miliardi di euro investiti nel 2019. Continua poi a performare molto bene il settore uffici, con una importante prevalenza di Milano. Questi volumi di investimento sono sostenuti in buona parte da capitali stranieri. È ovviamente sempre molto difficile identificare con esattezza la provenienza ultima degli investimenti ma abbiamo notato una continua attenzione da parte di operatori francesi e statunitensi che quest’anno appaiono tra gli acquirenti più attivi».

A parere di Giuseppe Andrea Giannantonio di Chiomenti studio legale, «a partire da settembre 2019 si registra un trend positivo di ripresa e incremento, che presumibilmente proseguirà per tutto il 2019, fatto salvo fattori contingenti di attualità come eventuali elezioni o l’esito della finanziaria. Si registra un trend positivo per le operazioni relative alle asset classes, come le student accomodation e le RSA, e nel campo della logistica. Assistiamo anche a operazioni sempre più strutturate con utilizzo di veicoli regolamentati come Fondi, Sicaf, SIIQ e cartolarizzazioni immobiliari. Per quanto riguarda gli investitori esteri vediamo un ruolo centrale principalmente da paesi anglosassoni ma che spesso veicolano anche capitali provenienti da altri paesi».

Fiorenza Resta di Pavia e Ansaldo sottolinea che «il mercato di Milano ha sorpreso tutti con una ulteriore contrazione dei cap rate. Ciò che due anni fa si vendeva al 5,5% oggi arriva persino sotto il 3%. Il resto dell’Italia arranca con qualche buon mercato regionale. Roma continua a deludere nonostante siano sempre più numerosi gli operatori che pensano che non possa rimanere un mercato depresso in eterno. Sempre molto attivo il mercato della logistica». Resta rileva «molte operazioni di acquisto di immobili da ristrutturare per ufficio a Milano a prezzi sempre più alti. Ma cominciano a vedersi sempre di più investimenti di sviluppo nel settore residenziale. In crisi il retail tranne che in casi particolari, come piccoli supermercati di vicinato. L’alberghiero è sempre molto richiesto. Le criticità di natura giuridica sono sempre quelle riconducibili a problematiche di natura urbanistico-edilizia ed ambientale su immobili e/o terreni edificabili, alle quali si aggiunge spesso incertezza sul regime fiscale applicabile alla cessione».

Alessandro de Botton di Molinari e associati rileva un elevato interesse «per il settore hospitality, a Milano e nelle principali mete turistiche italiane, e per il settore della logistica nel centro/nord Italia. A Milano il settore uffici continua ad andare molto bene; in tutto il paese c’è interesse per asset class “alternative” quali studentati, ostelli, Rsa. Questi trend dovrebbero confermarsi nel 2020. A Milano, oltre ai grandi progetti di sviluppo, in corso ci sono diverse operazioni di riqualificazione di uffici per adeguarli agli standard internazionali richiesti dalle multinazionali. Siamo attivi anche nell’ambito di Npl/Utp, in operazioni “single name” con sottostante immobiliare. In questo ambito è indispensabile un’ottima conoscenza anche delle procedure concorsuali». «Il ruolo degli investitori», conclude de Botton, «è un ruolo molto importante perché ha permesso l’evoluzione del mercato e l’adozione di standard già in uso in paesi più evoluti e sviluppati, anche in termini di rigore valutativo e, in generale, di trasparenza. Noi lavoriamo prevalentemente con fondi statunitensi e anglosassoni; di recente sono arrivati capitali anche dal Far East».

Secondo Rocco Ferrari di Gatti Pavesi Bianchi «stiamo assistendo ad un progressivo aumento delle transazioni nel settore residenziale, con un coinvolgimento sempre maggiore di investitori istituzionali, con un focus su student housing e senior housing, ma anche sulla residenza tradizionale. Per il prossimo anno l’impressione è che ci possa essere una ripartenza degli investimenti nel settore retail, trainato da alcune operazioni di grandi dimensioni che si stanno prospettando. Nel 2019 l’attività si è sviluppata su quasi tutti i settori, dal residenziale al commerciale all’alberghiero, senza particolari criticità. Dalla nostra prospettiva gli investimenti sono quasi esclusivamente esteri: UK, Germania, USA in primis».

Emanuela Molinaro di Orrick afferma che «sicuramente l’andamento del mercato per il 2019 può ritenersi decisamente positivo, basti pensare che secondo recenti stime l’anno in corso si concluderà con un volume d’affari di circa 11 miliardi di euro, a conferma che il mercato immobiliare nostrano sta attraversando un periodo di forte attrattività, anche considerato che, negli ultimi 5 anni, il volume d’affari medio si è attestato a circa 7,9 miliardi, seppur con un picco di 9 miliardi nel 2017. Per quanto riguarda i singoli segmenti di mercato, oltre a quello uffici, che rimane una delle asset class predilette dagli investitori, nel 2019 abbiamo assistito ad un vero e proprio boom del comparto hotellerie che probabilmente continuerà a protrarsi nei prossimi anni per via dell’effetto volano generato dalla nomina della città di Milano ad ospitare le Olimpiadi 2026. In netto sviluppo anche il comparto delle Rsa, la cui domanda è spinta al rialzo da una popolazione in invecchiamento e dalla carenza di strutture specializzate. In ripresa anche il segmento retail, che nel terzo trimestre 2019 ha generato i migliori risultati degli 3 anni, nonostante l’inarrestabile avanzata dell’e-commerce e della sharing economy». «Come nota generale», continua Molinaro, «in tutte le operazioni immobiliari, soprattutto quelle di sviluppo o riqualificazione, ci si scontra spesso con la necessità di assicurare una protezione legale al cliente che vada a trovare il giusto contemperamento con le sue specifiche esigenze, anche alla luce di una normativa in costante cambiamento, come ad esempio il nuovo Pgt (Piano di governo del territorio) di Milano, il cui lungo iter approvativo, di recente giunto al termine, ha generato grandi opportunità ma anche non poche incertezze negli investitori. C’è da aggiungere che un significativo impatto sul comparto immobiliare è dato dai crediti in sofferenza, molti dei quali sono spesso infatti garantiti da ipoteca su un sottostante immobiliare che, quando finisce in asta, subisce un forte deprezzamento. Bisogna sottolineare che spesso la loro riscossione è ostacolata dalla lunga durata e dalla scarsa adeguatezza delle procedure di vendita, a cui si è parzialmente rimediato con l’introduzione delle Reoco (Real Estate Owned Company) che, in materia di cartolarizzazioni di crediti, hanno lo scopo di coadiuvare le società di cartolarizzazione, acquistando i beni immobili e gestendoli nell’ottica di una loro valorizzazione, con lo scopo di soddisfare i diritti incorporati nei titoli emessi, evitandone così la svalutazione derivante dai procedimenti esecutivi. Fino a pochi mesi fa, le Reoco risentivano della mancanza di agevolazioni fiscali, nello specifico il non riconoscimento alle Reoco del regime di esclusione da tassazione del reddito derivante dalla propria attività, in considerazione della mancanza di un regime di separazione patrimoniale, previsto invece in materia di cartolarizzazione dei crediti pecuniari. Finalmente, il Decreto Crescita 2019, superando peraltro alcune posizioni assunte dall’Agenzia delle Entrate, ha riconosciuto, anche alle Reoco, la piena applicazione del regime separazione patrimoniale e dunque quello di neutralità fiscale, producendosi così l’effetto di trasferire il risultato economico della gestione immobiliare direttamente ai sottoscrittori delle note emesse dalla società di cartolarizzazione dei crediti, cui il patrimonio immobiliare è peraltro asservito, senza alcuna tassazione intermedia». «Gli investitori internazionali», conclude Molinaro, «giocano sicuramente un ruolo di prim’ordine, basti pensare che sono responsabili per circa il 77% del flusso di capitali nel mercato immobiliare. Tra i più attivi troviamo investitori nordamericani, francesi, tedeschi, ed una sempre crescente quota di investitori asiatici, principalmente sudcoreani. A far da traino a tale flusso estero vi è sicuramente l’attrattività della piazza di Milano che è in grado di assicurare rendimenti pari a quelli offerti da altre piazze come Londra e Madrid, e decisamente superiori a quelli offerti da Francoforte e Parigi, giusto per citarne alcune. Tuttavia, nonostante i segnali più che positivi provenienti oggi dal mercato, bisogna riconoscere che il clima di incertezza politica, insieme ai possibili rialzi dei tassi d’interesse, possano far da freno all’afflusso di capitali esteri, non potendosi quindi escludere un’inversione di tendenza nel prossimo futuro».

Secondo Guido Alberto Inzaghi di Belvedere Inzaghi «il settore immobiliare in Italia e in particolare a Milano sta vivendo una crescita senza precedenti che il nostro studio vive direttamente prendendo parte alle più importanti operazioni di ristrutturazione, riqualificazione e rigenerazione del paesaggio urbano. Tra le novità più interessanti del settore che, di nuovo, stiamo seguendo direttamente e riteniamo particolarmente interessante sottolineare vi è l’aumento degli alloggi per studenti, degli alloggi per anziani e della microvita. Questo segmento del mercato è in rapida crescita e rimane estremamente interessante per gli investitori internazionali: le previsioni indicano un’espansione dei vari “providers” in Europa e in particolare in Italia (e in Spagna) al punto che con ogni probabilità molti investitori, sviluppatori e operatori creeranno marchi propri per commercializzare i loro alloggi per studenti. I “provider” stanno rapidamente adattando le loro proposte abitative alle diverse condizioni di vita dell’utenza: oltre agli appartamenti per studenti, negli ultimi anni sono comparse sul mercato anche offerte su misura per professionisti, genitori soli e anziani. Infine, ma non da ultimo, lo studio è coinvolto nel settore sportivo e in particolare nelle attività di costruzione e ristrutturazione di impianti sportivi. Il ruolo degli investitori stranieri è sicuramente importante e l’interesse crescente. In merito ai paesi di provenienza dei capitali oltre a quelli del mondo anglosassone e quelli arabi (in particolare il Qatar) riscontriamo un crescente interesse investitori tedeschi e dell’area asiatica, in particolare la Corea del Sud».

Nicola Franceschina di Freshfields afferma che «il settore della logistica ha registrato investimenti per 1,112 miliardi di euro mentre il settore office ha subito una lieve contrazione. Milano rimane comunque il mercato preferito per gli investitori. Il settore alberghiero è stato uno dei più attivi del 2019, con investimenti in importanti catene alberghiere. Per il 2020 ci si attende una particolare attenzione sul residenziale in tutte le sue forme (millenials, senior living, built to rent, student housing)». “Gli investitori internazionali», afferma ancora Franceschina, «continuano a guidare le transazioni, dimostrando un costante interesse ad operare nel nostro Paese».

Secondo Gianluca Gariboldi di Gattai Minoli Agostinelli & partners, «nella città di Milano il trend è in continuo sviluppo con particolare riferimento al settore alberghiero, a quello residenziale, ivi compresi recuperi per studentati e con una ripresa anche del settore terziario (uffici). La logistica è in espansione nell’hinterland milanese. Gli investitori sono alla ricerca di immobili da trasformare ad uso alberghiero. Le particolari criticità in questo settore sono rappresentate dalle disposizioni normative che prevedono “standard” non sempre compatibili con quelli richiesti dal mercato internazionale con particolare riferimento al dimensionamento degli alloggi e alle forme di gestione consentite dall’attuale legislazione per le tipologie alternative agli hotels quali le residenze turistico-alberghiere».

A parere di Francesco Mantegazza di Pirola Pennuto Zei e associati «il 2019 è stato sin qui un anno caratterizzato da molta vivacità, che si riflette nei valori complessivi del transato evidenziati dai report di mercato. Hanno concorso ai risultati positivi il contesto geopolitico generale e il basso livello dei tassi d’interesse. Se lo scenario politico di riferimento rimarrà stabile, ci possiamo attendere un 2019 con volumi molto interessanti e prossimi a quelli record registrati nel 2017. Per confermare e supportare il trend positivo saranno fondamentali gli interventi normativi in materia di politica fiscale per il settore immobiliare, iniziando dalla Legge di Bilancio e norme ad essa collegate». «Gli investimenti nel settore degli hotel», continua Mantegazza, «hanno registrato sicuramente un incremento significativo rispetto agli anni passati. Gli uffici continuano a registrare un elevato interesse, con una concentrazione ancora significativa nell’area di Milano e anche se in misura ridotta su Roma. Seguono le operazioni su retail e logistica. In considerazione dell’interesse che si registra per i progetti di rigenerazione urbana, sarebbero sicuramente utili interventi di politica fiscale tesi a incentivare i progetti di rigenerazione urbana e, in generale, di ristrutturazione ed efficientamento degli edifici esistenti. Il Decreto Crescita di inizio 2019 è intervenuto introducendo norme di favore in termini di fiscalità indiretta che hanno tuttavia un ambito di applicazione limitato che auspico sia ampliato ed accompagnato da un sistema di agevolazioni anche in materia di imposte dirette».

Paolo Rulli di Grimaldi studio legale ritiene che non sia possibile «definire un trend unico di andamento del mercato immobiliare in Italia; vi sono infatti realtà molto diverse tra loro. Possiamo senz’altro affermare che in alcune classi il mercato immobiliare sta andando molto bene da un paio di anni, e indichiamo al riguardo il comparto uffici, residenziale e alberghiero a Milano e in alcune grandi città del centro-nord; anche la logistica ha ripreso a correre».

Maurizio Fraschini di Jenny.Avvocati sottolinea che «l’outlook del mercato è positivo e lo resterà per il prossimo anno, pur se caratterizzato da una concentrazione della domanda in alcune aree geografiche e dalla carenza di prodotto in particolare per alcune asset class. Le operazioni con una prospettiva di maggiore sviluppo riguardano immobili ad uso ufficio, alberghiero e di logistica».

Secondo Daniele Zanni di DWF «al momento gli investitori sembrano focalizzarsi prevalentemente sulle grandi città, con Milano che fa da capofila indiscussa. Difficile determinare i flussi di capitali, essendo i fondi di investimento collocati nei paesi con una tassazione più favorevole».

Gabriele Prenna dello studio Edoardo Ricci & Associati ritiene che «un settore in fase di forte sviluppo anche in Italia è rappresentato dalle operazioni strutturate secondo il modello del CrowdFunding. Il settore “real estate crowdfunding” sta crescendo anche in Italia dove si è passati nel 2019 da solo 2 piattaforme attive a 6, con altre in fase di lancio e con un incremento dei valori di raccolta di circa 30 milioni di euro».

Enrico Del Sasso di Talea Tax Legal Advisory afferma che «nella nostra recente esperienza una delle criticità più importanti e con implicazioni legali rilevanti è quella connessa al diritto di prelazione spettante al conduttore dell’immobile adibito ad uso commerciale in caso di cessione dell’immobile; abbiamo riscontrato un forte interesse ad esercitare questo diritto con rilevanti impatti sulla trattativa con il potenziale acquirente».

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