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Un punto di riferimento nel mercato NPL

Un punto di riferimento nel mercato degli NPL. È uno degli obiettivi che si pone Ozim sta, società tra professionisti nata nel 2019

BonelliErede e Di Tanno Associati con Pam nell’acquisto di titoli Abs

BonelliErede e Di Tanno Associati hanno assistito Phoenix Asset Management spa nell’acquisto di titoli Abs.

Nel dettaglio, Pam, società indipendente di asset management e operatore specializzato nella gestione dei portafogli non performing loan (NPL) e unlikely to pay (UTP), è stata assistita negli accordi vincolanti che hanno portato all’acquisto di titoli Abs del valore di 59 milioni di euro, rivenienti dall’operazione di cartolarizzazione di crediti non-performing originata dal Credito Valtellinese (Creval) nel luglio del 2017 e denominata “Project Elrond” per un gross book value (GBV) alla data di emissione di complessivi 1,4 miliardi di Euro.

Pam ha acquistato da Waterfall Asset Management il 95% delle Junior Notes (del valore nominale complessivo di 20 milioni di Euro) e il 95% delle Mezzanine Notes (del valore nominale complessivo di 42,5 milioni di Euro), mentre il restante 5% è detenuto da Creval unitamente alla tranche senior della cartolarizzazione di 464 milioni di euro, coperta dalla garanzia pubblica per le sofferenze, la cosiddetta GACS. Il portafoglio annovera 3.682 posizioni collateralizzate da immobili di diversa tipologia e prevalentemente ubicati nel Nord Italia.

In particolare, BonelliErede ha seguito gli aspetti legali dell’operazione con un team guidato da Emanuela Da Rin (Partner) e composto da Giovanni Battaglia, Senior Associate, e Nicoletta Di Bari.

Di Tanno Associati, con il Partner Paolo Serva e l’Associate Edoardo Diotallevi, ha curato i profili fiscali.

Freshfields al fianco di MBCredit Solutions nell’investimento in un portafoglio Npl

Freshfields ha assistito MBCredit Solutions nell’investimento in un portafoglio Npl.

Lo studio ha seguito il cliente in relazione all’acquisizione da un primario istituto finanziario, avvenuta nel contesto di una procedura competitiva, di un portafoglio di crediti non performing di origine bancaria derivanti da prestiti personali, carte di credito e scoperti di conto corrente.

Il portafoglio, composto da circa 16 mila posizioni, ha un valore complessivo nominale di 129 milioni di euro.

Il team Freshfields è stato guidato da Francesco Lombardo, partner responsabile della practice italiana di Financing and Capital markets, supportato dal senior associate Giuliano Marzi e dall’associate Claudia Cavalli.

Npl, oltre dieci miliardi congelati presso i tribunali

Massimiliano Bettoni, managing director dello studio legale Mabe & partners, parla delle criticità che sta affrontando il mercato dei crediti deteriorati, con l’attività dei tribunali attualmente bloccata.

“Oltre dieci miliardi di euro, in procinto di essere distribuiti, sono congelati presso i tribunali. Stiamo cercando di pressare gli organi delle procedure per sbloccare questa liquidità, che darebbe ossigeno ai servicer e alle banche che gestiscono questi portafogli. Nella cosiddetta “fase 1″ il riscontro era negativo, ora nelle ultime due settimane assistiamo al risveglio professionale da parte degli organi, quantomeno per mettersi nell’ottica di distribuire queste somme”.

Greenberg Traurig Santa Maria con J-Invest nella cartolarizzazione di un portafoglio npl di 1,7 miliardi di euro

Greenberg Traurig Santa Maria ha assistito J-Invest, società finanziaria attiva dal 2008 nel settore dei distressed assets, in un’operazione di cartolarizzazione di un portafoglio npl del valore lordo complessivo di 1,701 miliardi di euro.

Il portafoglio è costituito da 1930 posizioni di tipo non garantito corporate che per la maggior parte (93%) arrivano da precedenti cartolarizzazioni di istituti bancari e finanziari. L’operazione prevede l’emissione di titoli senior e junior e le notes senior sono state sottoscritte da un fondo londinese specializzato nel private debt funding.
Il team di Greenberg Traurig Santa Maria che ha assistito J-Invest era composto dal partner Corrado Angelelli, dal senior associate Davide Bonsi e dalla collaboratrice Giulia Romanò.

AnaCap acquista portafogli di crediti non-performing per un valore di 64 milioni di euro

Italian Legal Services ha assistito AnaCap Financial Partners (AnaCap), operatore specializzato nel settore europeo dei servizi finanziari private equity, in qualità di adviserdi fondi di investimento AnaCap quali investitori nell’ambito di una operazione di cartolarizzazione riguardante, tra gli altri, due portafogli di crediti ceduti da Cassa di Risparmio di Volterra e da un’altra banca regionale italiana, prevalentemente ipotecari e classificati in sofferenza.

La cessione dei due predetti portafogli di crediti è statarealizzata tramite una piattaforma relativa a ”single name”, ideata da Banca Akros.

Italian Legal Services ha agito con un team guidato dalla partner Lorenza Talpo e composto dall’associate Deborah Giurgola e da Alessandro Sasso. LED Taxand Milano –con Patrizio Braccioni, partner, e Irene Corda, associate – ha assistito AnaCap sui profili fiscali inerenti all’operazione di cartolarizzazione.

DLA Piper con Phinance Partners nell’acquisto di tre portafogli di crediti non-performing

Lo studio legale internazionale Dla Piper ha assistito Phinance Partners, in qualità di arranger e advisor delle due società di cartolarizzazione PES srl e POS srl, nell’acquisto di tre portafogli di crediti non-performing unsecured per un valore complessivo aggregato di circa 100 milioni di euro.

I tre acquisti sono stati perfezionati a dicembre 2019, rispettivamente da ACEA (relativamente al portafoglio di non performing utility receivables) e da Banca Sella e BCC Credito al Consumo (relativamente ai portafogli di non performing receivables finanziari).
DLA Piper ha agito con il team di Debt Capital Markets & Structured Finance, coordinato dal partner Luciano Morello (in foto) coadiuvato dall’avvocato Gilemma Nugnes, occupandosi di tutti gli aspetti legali connessi all’emissione di titoli asset backed da parte delle due società di cartolarizzazione al fine di finanziare i rispettivi prezzi di acquisto dei tre portafogli di crediti.

Npl, arriva l’ordine dalla Ue: smaltimento a tappe forzate

L’Ue spinge per ridurre gli Npl a tappe forzate, fissando obiettivi molto ambiziosi, in particolare per le banche italiane. Questo vuol dire che molte procedono a cartolarizzare e rivendere ad attori specializzati i loro crediti in difficoltà. E se l’ammontare complessivo degli Npl europei viaggia intorno a 750 miliardi di euro, solo in Italia ce ne sono 266 da gestire. Lordi. Di questo enorme stock di sofferenze, pari al 13% del Pil italiano, 118 miliardi sono ancora iscritti nei bilanci delle banche, mentre dal 2015 a fine 2018 sono 155 i miliardi già stati ceduti a fondi, servicer, banche specializzate grazie soprattutto a operazioni di cessioni massive o a partnership strategiche.

Sette, infine, i miliardi che si stimano in parte recuperati e in parte “cancellati” in quanto non più esigibili (write-off on recovery) sui portafogli transati. Ed è il caso di ricordare che le esposizioni bancarie non performing, il cui totale è definito Npe, si articolano in: Npl (o bad loans) che costituiscono lo stato più grave del credito in sofferenza; Utp (unlikely to pay), situazioni di sofferenza con creditore ancora in bonis; e Past Due (ossia scaduto). Sta di fatto che si è venuta a creare una vera e propria industria della trasformazione del credito deteriorato. Secondo Roberto Russo, ad di Assiteca Sim, tutto questo «ha favorito l’evoluzione di un mercato secondario più trasparente e con un numero crescente di player interessati a questo tipo di business». Per Francesco Lombardo, partner dello studio legale Freshfields, «a oggi sicuramente è già stato fatto molto. E di certo è interessante capire in quale direzione la questione stia andando: se gli operatori preferiranno spostare questo grande ammontare di debiti dalle banche verso un mercato privato (veicoli di cartolarizzazione, ndr) o se invece saranno preferibili strutture di joint venture dove chi cede reinveste insieme a fondi stranieri specializzati nel mercato degli Npl. Non dimentichiamo che le operazioni di joint venture nel mondo del credito deteriorato hanno interessato i progetti più importanti, con un valore tra i 2 e i 10 miliardi di euro». Intanto si stimano transazioni per 50 miliardi lordi entro fine 2019, in flessione rispetto ai 66 miliardi lordi transati nel 2018. Sul totale, circa il 39% potrebbe essere scambiato sul mercato secondario con un balzo a due cifre rispetto l’anno appena trascorso, quando la percentuale delle transazioni sul mercato secondario si era fermata al 2%. Circa il 18% dei crediti deteriorati potrebbe essere coperto dalle garanzie statali su Npl (Gacs).

Incentivo Gacs
La Gacs ha rappresentato uno dei principali fattori di incentivazione alla riduzione degli stock di crediti non-performing a partire dal 2016, quando le banche italiane hanno dovuto intraprendere massicce cessioni di crediti Npl. Operazioni spesso del valore di diversi miliardi di euro, aventi l’obiettivo di ridurre gli stock che gravavano sui bilanci. Sono state strutturate operazioni e procedure di cessione caratterizzate da un numero enorme di esposizioni deteriorate e portafogli altamente eterogenei, in grado di poter incontrare la domanda di un circoscritto numero di soggetti, tipicamente investitori internazionali con elevatissime potenzialità economiche e obiettivi prevalentemente speculativi». «Le Gacs hanno di fatto trasformato il mercato italiano dei crediti deteriorati, dando supporto alle banche italiane nell’implementazione dei loro piani di pulizia dei bilanci per circa 50 miliardi di sofferenze lorde, un buon 44% sul mercato primario», ha aggiunto Lombardo. E dal 2016 a oggi ci sono state 18 transazioni dovute alla Gacs. Il valore delle senior tranche del mercato totale è stato di circa 12 miliardi di euro. Ma come stanno procedendo i rendimenti delle Gacs emesse dalle diverse banche? Non tutte le Gacs stanno sovraperformando, anzi alcune sono sotto la media. In ogni caso 8 su 16 emissioni sono sopra gli obiettivi previsti. «Il rinnovo fino al maggio 2021 del periodo di concessione della garanzia statale conferma l’importanza di questo strumento per le banche italiane che lo ritengono più vantaggioso rispetto ad altre modalità di dismissione delle sofferenze anche a dispetto delle recenti modifiche che hanno reso più oneroso il ricorso a questo tipo di protezione. Certo, non mancano le criticità», spiegano Catia Tomasetti e Antonio La Porta, partner di BonelliErede. E aggiungono: «le tempistiche medie per la strutturazione e realizzazione di cartolarizzazioni con Gacs sono significativamente più lunghe rispetto, ad esempio, alla cessione in blocco ad investitori specializzati e tale circostanza ha determinato una selezione tra le realtà bancarie più grandi e strutturate e quelle più piccole che non sono ancora nelle condizioni di poterlo utilizzare. I volumi significativi delle sofferenze cartolarizzate in una singola operazione garantita da Gacs richiede uno sforzo maggiore ai servicer con conseguente pressione sulle strutture coinvolte che, al contempo, sono già chiamate a rendere più efficienti i processi di recupero in un contesto normativo a volte non sempre adeguato alle esigenze degli operatori del settore».

Un po’ di numeri
E vediamo i dati complessivi. Tra il 2015 e il 2018 si è passati da 340 miliardi di Npe (non-performing exposures) a 180 e da 199 a 97 miliardi di Npl. «Accogliamo con favore la direttiva relativa ai gestori di crediti, agli acquirenti di crediti e al recupero delle garanzie reali che consentirebbe alle banche di affrontare in modo più efficiente il problema dei Npl migliorando le condizioni per vendere il credito a terzi e dando impulso allo sviluppo del secondary market che potrebbe contribuire in modo sostanziale all’ulteriore riduzione degli attuali stock di crediti deteriorati», dichiara Luigi Loggia, responsabile business development di Link Asset Services. Dunque, in sostanza, sono in molti interessati ad acquistare pacchetti di crediti deteriorati a prezzi interessanti, cercando di guadagnare sulla propria capacità di recupero sulle rispettive posizioni. «Allo stato attuale le banche europee, in ottemperanza a quanto previsto dalle Autorità di Vigilanza, sono costrette a svalutare totalmente un credito senza garanzie entro tre anni e un credito garantito da asset entro sette, rendendo quindi indispensabile il processo di riduzione degli stessi in quanto risulterebbero altrimenti insostenibili per i bilanci bancari. Questa tendenza dovrebbe proseguire nei prossimi anni, dato che il processo di aggiustamento delle coperture di alcune categorie di crediti deteriorati è tuttora molto lento», spiega Russo.

I nodi da sciogliere
Spiegano Catia Tomasetti e Antonio La Porta, partner di BonelliErede, «anche se molto è stato fatto in termini di accantonamenti grazie all’ottimo lavoro di Banca di Italia, spesso c’è ancora un gap tra il valore al quale le sofferenze sono registrate nei bilanci delle banche e il prezzo che gli acquirenti attivi in questo mercato sono disposti a offrire. È altrettanto indubbio che la cessione di questo tipo di attivi dalle banche ai soggetti che hanno investito in questo mercato ha spesso determinato un trasferimento di valore ai cessionari con oneri significativi che sono rimasti a carico dei cedenti. Ma il miglioramento della quantità e della qualità delle informazioni a disposizione degli operatori e l’evoluzione delle modalità di gestione e di recupero del credito stiano consentendo un progressivo avvicinamento tra domanda e offerta. Certo, c’è ancora molto da fare». Continuano: «oggi, ad esempio, l’attività di servicing non è ancora assoggettata a una regolamentazione specifica e armonizzata a livello europeo. A causa di tale circostanza, gli operatori specializzati che intendono consolidare la propria presenza in questo mercato, da un lato, non possono ancora fare affidamento su un quadro normativo chiaro e preciso e, dall’altro, non hanno la possibilità di svolgere la propria attività su base cross-border, con ricadute negative sulla concorrenza e sull’efficienza del mercato di riferimento. Pertanto è auspicabile che la normativa si armonizzi al più presto nella zona euro».

Il problema bancario in Italia
A seguito della crisi finanziaria globale e della successiva recessione abbiamo assistito all’emersione di livelli di Npl sempre più alti nei bilanci delle banche europee. «Tale circostanza ha avuto conseguenze estremamente negative per le banche italiane sotto forma di indebolimento patrimoniale, compressione degli utili e minore capacità di raccogliere nuove risorse sul mercato. L’ampia diffusione del fenomeno, inoltre, ha pregiudicato la capacità del sistema bancario italiano di erogare il credito alle famiglie e alle realtà produttive del nostro Paese. Abbiamo anche notato nelle piccole/medie banche una forte ritrosia alla dismissione degli Npl ma, per usare un esempio calzante per una banca, non dismettere gli Npl è come per un corridore cercare di correre con uno zaino pieno di pietre. Alla fine si ferma e non fa più il mestiere della banca, con gli ovvi impatti sull’economia. Tuttavia, nonostante questa ritrosia e questa necessaria evoluzione culturale, negli ultimi tre anni il volume lordo di Npl nel mercato italiano si è costantemente ridotto. Le novità regolamentari hanno però accelerato l’emersione di ulteriori posizioni problematiche nei bilanci degli enti creditizi, prime tra tutti i c.d. unlikely to pay. Tale circostanza sta imponendo alle banche, da un lato, di ripensare radicalmente i propri processi interni per rendere più efficiente la gestione di questo tipo di attivi e, dall’altro, di valutare e avviare ulteriori operazioni di de-risking mediante la dismissione di portafogli di importo anche significativo», spiegano Tomasetti e La Porta.

Uno sguardo all’economia reale
Potrebbe tutto questo avere un impatto virtuoso sull’economia reale e, di fatto, sulle pmi? Secondo gli avvocati di BonelliErede «ci si aspettava che l’azione intrapresa dalle banche volta a ridurre gli Npl all’interno dei propri bilanci in modo sistematico e sostenibile potesse apportare benefici all’economia reale. La dismissione di stock significativi di posizioni deteriorate, infatti, avrebbe dovuto alleggerire la pressione sulle banche e, di conseguenza, liberare risorse da utilizzare per fornire i mezzi finanziari necessari a sostenere il nostro sistema produttivo in maniera più incisiva. Purtroppo le cose stanno andando diversamente. La ripresa economica è stata fino a ora modesta. Lo smaltimento di Npl, inoltre, continua a essere ostacolato dalla mancanza di strumenti giuridici adeguati e dalla lentezza delle procedure di recupero. Le banche, infine, sono diventate sempre più selettive nella valutazione del merito creditizio dei potenziali debitori, anche alla luce delle recenti pressioni regolamentari. Ci sono però elementi che ci fanno sperare in un miglioramento della capacità delle banche di erogare credito a imprese e famiglie. Prima di tutto, la salute generale del sistema bancario italiano appare nettamente migliore rispetto a qualche anno fa. La nuova serie di aste T-Ltro annunciate dalla Bce e che saranno condotte a partire da settembre 2019 fino al marzo 2021 dovrebbero, inoltre, consentire alle banche di continuare ad avvalersi di condizioni di funding favorevoli anche in un contesto macroeconomico europeo estremamente sfidante».

L’auspicio
Andrea Baranes, presidente della Fondazione Finanza Etica dice: «questo della (s)vendita degli Npl è un tipico esempio di come le stesse normative spingano la finanza a essere sempre più staccata dalla realtà, arrivando a danneggiare l’economia di cui dovrebbe essere al servizio, e di un sistema di regole cucito su misura per i grandi gruppi bancari europei e lontanissimo dal modello italiano di Bcc e popolari presenti capillarmente sul territorio. Noi lavoriamo con tassi di sofferenza sui crediti nettamente inferiori alla media del sistema bancario. Anche per questo chiediamo che non si continui con un impianto normativo che spinge verso la “taglia unica” delle banche. Auspichiamo che anche su scala europea si considerino le specificità e la stessa esistenza di diversi modelli e sistemi bancari. Una sorta di “biodiversità bancaria” che andrebbe tutelata e incentivata, anche perché banche diverse rispondono a diverse esigenze della società e del mondo produttivo. Oggi questo non avviene».

 

di Francesca Vercesi

Come funzionano gli strumenti di cessione degli Npl

In tre anni le banche dovranno liberarsi di 60 miliardi
di crediti deteriorati. E le modalità migliori sono…

Nei prossimi tre anni i dieci principali istituti di credito smobilizzeranno 60 miliardi di euro di crediti deteriorati. Gli strumenti più utilizzati e che al momento stanno dando i migliori risultati sono la cessione di singole posizioni a investitori terzi tramite asta competitiva e la realizzazione di un’operazione di cartolarizzazione assistita da garanzia dello Stato per i titoli senior (Gacs).
[auth href=”https://www.lefonti.legal/registrazione/” text=”Per leggere l’intero articolo devi essere un utente registrato.
Clicca qui per registrarti gratis adesso o esegui il login per continuare.”]Ma come si struttura un’operazione di cessione del credito e qual è il ruolo dell’advisor legale? Lo hanno spiegato a Le Fonti Legal gli studi legali al momento più coinvolti dalle banche nelle operazioni di riduzione dei crediti deteriorati. Affermando che allo studio legale, nel corso dell’operazione, spetta la selezione dei dati da rendere disponibili nel processo di due diligence del portafoglio, il delineamento del processo di asta competitiva insieme al financial advisor, la predisposizione del contratto di cessione “base” proposto ai partecipanti all’asta e la successiva negoziazione del contratto di compravendita con l’aggiudicatario.

Giuseppe Sacchi Lodispoto
, partner di BonelliErede, sottolinea come, tra gli strumenti utilizzati per la cessione dei crediti, diverse banche abbiano, negli ultimi anni, «concluso accordo di partnership con operatori terzi e professionali, in base ai quali la banca: cede al proprio partner la propria piattaforma per la gestione dei crediti deteriorati, e si impegna ad affidare al proprio partner la gestione di una determinata percentuale delle proprie sofferenze attuali o future. Questi accordi, pur non riducendo le masse di crediti deteriorati, dovrebbero portare a una loro miglior gestione». Riguardo i vantaggi e le criticità degli strumenti di cessione degli Npl, secondo Sacchi Lodispoto «la cessione di singole posizioni o portafogli di posizioni permette, tra l’altro, alla banca di: uscire completamente dall’investimento, e cedere non solo i crediti in sofferenza, ma anche altre categorie di crediti deteriorati. La cartolarizzazione assistita da garanzia Gacs è una operazione più ambiziosa, limitata ai crediti in sofferenza, ma che permette di smobilizzare in una sola volta grandi masse di crediti deteriorati». «Il ruolo dello studio legale», continua il partner di BonelliErede, «è quello di assistere la banca, o l’acquirente, in tutte le fasi dell’operazione, sotto un profilo negoziale, regolamentare e fiscale; lo studio deve quindi avere tutte e tre queste competenze, nonché esperienza dei “precedenti” costituiti dalle pregresse operazioni di questo genere. Lo studio è coinvolto nella fase di strutturazione, di organizzazione dell’eventuale asta e di negoziazione con i diversi soggetti coinvolti nell’operazione».Secondo Stefano Sennhauser, senior partner di Allen & Overy, gli strumenti più utilizzati dalle banche per lo smobilizzo dei crediti deteriorati sono al momento due: «il primo, e maggiormente utilizzato, consiste nella vendita di portafogli a investitori professionali tramite aste competitive organizzate dalla banche e dagli advisor specializzati. Il secondo è quello della cartolarizzazione pubblica con il supporto della Gacs». Riguardo vantaggi e criticità degli strumenti, Sennhauser sottolinea che «la struttura normalmente scelta nella quasi totalità dei casi è l’acquisto del portafoglio di Npl tramite un veicolo di cartolarizzazione. Questa struttura presenta numerosi vantaggi, come previsto dalla Legge 130. I miglioramenti recentemente apportati alla legge si sono dimostrati utili. Nonostante alcune criticità ancora irrisolte, le ulteriori modifiche attualmente al vaglio del legislatore, dovrebbero incentivare ulteriormente l’uso di questo strumento». «Una banca ha diverse opzioni per lo smobilizzo dei portafogli di crediti deteriorati, quali ad esempio, la vendita one-to-one, il procedimento di asta competitiva e la cartolarizzazione con il supporto della Gacs», continua Sennhauser, «il fattore che accomuna queste diverse possibilità è sicuramente l’analisi preventiva ed approfondita del portafoglio da dismettere. Il ruolo dello studio legale è diverso a seconda della parte assistita: se assiste la banca cedente, lo studio dovrà prestare assistenza nel selezionare i dati da rendere disponibili nel processo di due diligence del portafoglio, nel delineare il processo di asta competitiva insieme al financial advisor, nella predisposizione del contratto di cessione “base” proposto ai partecipanti all’asta e nella successiva negoziazione del contratto di compravendita con l’aggiudicatario. Lo studio legale che assiste l’arranger invece dovrà strutturare l’operazione da un punto di vista legale ed assistere nell’eventuale finanziamento ponte». «Gli avvocati dell’acquirente», prosegue Sennhauser, «anche in caso di asta competitiva, dovranno invece assistere il proprio cliente nel processo di due diligence del portafoglio, nella formulazione dei termini dell’offerta, nella negoziazione dei contratti e infine nella definizione della struttura scelta per finanziare il prezzo d’acquisto, struttura da implementare in tempi rapidi se il cliente risulta aggiudicatario della gara. Ovviamente ci sono moltissime variabili a quanto esposto sopra. Ad esempio in caso di smobilizzo di un portafoglio di crediti immobiliari deteriorati, potrebbe essere opportuno implementare strutture di Reoco e ottimizzarne l’interazione con la cartolarizzazione».

Per Maria Elena Cannazza, partner di Lombardi Segni e associati, «gli strumenti utilizzati nella prassi di mercato per la riduzione dei crediti deteriorati sono tipicamente differenziati in funzione del diverso grado di “esternalizzazione” adottato dalla banca originator e, in particolare, possono essere ricondotti a due macro categorie a seconda che le relative posizioni restino di titolarità della banca originator o, in alternativa, siano “de-consolidate” tramite operazioni di “true sale”. Rientra nella prima categoria la gestione delle posizioni deteriorate realizzata dalla banca originator tramite funzioni di workout interne, tipicamente utilizzate con riguardo ai clienti di particolari dimensioni o settori e alle posizioni unlikely-to-pay per le quali l’obiettivo primario della banca originator è il ritorno in bonis. Laddove si tratti invece di posizioni “in sofferenza”, non è infrequente il ricorso da parte della banca originator a servicer esterni, specializzati nelle tradizionali attività di incasso e recupero del credito, di prassi realizzate con riguardo a portafogli di dimensioni e granularità tali da poter beneficiare di economie di scala». «I sistemi di gestione riconducibili a tale prima categoria», prosegue Cannazza, «possono essere vantaggiosi per la banca originator in quanto consentono riprese di valore e riduzione delle rettifiche degli asset, oltre a un potenziale miglioramento del set documentale e informativo delle posizioni gestite, in termini di disponibilità, grado di accuratezza e aggiornamento dei dati relativi alle posizioni gestite, nonché la sistematizzazione e informatizzazione dei dati.
Ne deriva, inoltre, un maggior grado di efficienza nella gestione delle posizioni e, in caso di successiva cessione, una possibile riduzione dei tempi di definizione delle trattative con i potenziali clienti e un pricing potenzialmente più alto in favore della banca cedente». «Presentano tuttavia taluni profili di criticità, connessi in primo luogo all’assorbimento di capitale regolamentare a fronte dei rischi sottesi alle posizioni deteriorate presenti nei bilanci della banca», spiega Cannazza, «la gestione “interna”, inoltre, coinvolge molte aree di operatività, richiedendo idonee competenze specialistiche, e comportano l’utilizzo di ingenti risorse umane e tecnologiche da parte della banca. Tali criticità, unitamente ai vantaggi connessi alle operazioni di “de-consolidamento”, inducono ad adottare strumenti di riduzione dei crediti deteriorati tramite operazioni di cessione».
Per quanto riguarda i vantaggi per la banca, «gli strumenti di cessione degli npl sono tipicamente riconducibili agli schemi di dismissione tramite true-sale nelle quali gli npl vengono trasferiti direttamente agli investitori finali o, in alternativa, a spv di cartolarizzazione o “bad bank”», afferma la partner di Lombardi Segni e associati, «i vantaggi per la banca tipicamente connessi a operazioni di cessione degli Npl  sono riconducibili, inter alia, all’alleggerimento dei requisiti di vigilanza prudenziale conseguenti al deconsolidamento degli npl a seguito dell’operazione di “true-sale”, nonché alla possibilità per la banca cedente di beneficiare di un miglioramento del coefficiente di liquidità e dei margini di redditività, con conseguenti vantaggi anche sul piano patrimoniale. Al contempo, le operazioni di disinvestimento comportano tuttavia un’immediata contabilizzazione di una perdita per la banca cedente corrispondente alla differenza negativa tra il valore di libro delle posizioni cedute e il prezzo pagato dal cessionario».

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