Perché l’Italia è ancora poco green

Nell’ultimo decennio il settore ha vissuto, grazie alle nuove tecnologie, una crescita senza precedenti. Ma il sistema legislativo rischia di rallentare le prospettive
future. Diventa necessaria la collaborazione tra tre poli: istituzioni, operatori economici e cittadini

Il panorama energetico italiano ha vissuto e continua a vivere cambiamenti determinanti a velocità vorticose, grazie alla diffusione di nuove tecnologie e strumenti sempre più innovativi ed efficaci.
[auth href=”https://www.lefonti.legal/registrazione/” text=”Per leggere l’intero articolo devi essere un utente registrato.
Clicca qui per registrarti gratis adesso o esegui il login per continuare.”]Il legislatore italiano rischia, però, di porre un freno a questa crescita: il sistema politico, se accostato a questi ritmi così dinamici, appare sempre più ingessato e legato al passato, vincolato da tempistiche burocratiche troppo lunghe. Il problema emerge ancora più chiaramente nel momento in cui ci si ritrova a doversi confrontare con gli standard fissati dall’Unione europea e con le politiche degli altri Paesi europei, tendenzialmente molto più flessibili. A questa situazione stagnante si aggiunge, tra le altre difficoltà, il contesto italiano poco stabile, che non incentiva gli investitori stranieri ad avvicinarsi.
Le potenzialità del mercato dell’efficienza energetica e delle risorse rinnovabili sono elevatissime, ma è comprensibile il timore degli investitori di trovarsi intrappolati in progetti a così lungo termine. Di successo risulta, in tali circostanze, la figura del prosumer, ovvero il fruitore di servizi che non si limita ad avere il ruolo passivo di consumatore ma partecipa attivamente al processo produttivo, potendolo quindi adeguare alle proprie esigenze, tanto di ordine temporale quanto economico.
Nonostante le varie e inevitabili difficoltà, anche dopo l’iniziale boom, le prospettive delle rinnovabili continuano a essere molto interessanti, così come quelle dell’efficienza energetica, seppur in misura minore. È necessario però che, in entrambi i settori, sia portata avanti la collaborazione tra tre poli: istituzioni, operatori economici e cittadini. Di questo e di molto altro si è discusso nella tavola rotonda organizzata da Legal dal titolo «Efficienza energetica e fonti rinnovabili: scenari attuali e prospettive future», coordinata dal direttore delle testate economiche del gruppo Le Fonti, Angela Maria Scullica, a cui hanno partecipato Massimiliano Colicchia per Todarello & Partners Studio Legale Associato, Maria Deledda per Hogan Lovells, Simone Egidi per Ashurst, Alberto Fantini per Tonucci & Partners, Ottavia Orlandoni per Puri Bracco Lenzi e Associati Studio Legale e Tributario, Filippo Ruffato per Legance, Daniela Sabelli per Curtis, Mallet-Prevost, Colt e Mosle, Emilio Sani per Studio Legale Macchi di Cellere Gangemi, Eugenio Tranchino per Watson Farley & Williams, Maria Daniela Viaggio per Cba Studio Legale e Tributario.

Qual è l’attuale situazione del settore energetico in Italia?
sani Il settore italiano della generazione distribuita si differenzia da quello tedesco, che in questo momento ha una maggiore concorrenza e maggiore influenza a livello politico. I gestori di reti di trasmissione e distribuzione dell’energia in Italia in questo momento sono pochi: in Germania sono circa 900. Questo ha un riflesso indiretto sulla concorrenza nel mercato energetico, perché i distributori hanno una prevalenza nell’attività di vendita dell’energia. Il mercato italiano è quindi più oligopolistico rispetto a quello tedesco. Il winter package, che è la normativa che ora sta proponendo la Commissione europea, a modifica delle direttive comunitarie sull’energia, avvicina però la forma di mercato italiano a quella tedesca. Non ci sarà più solo concorrenza a livello di produzione, ma anche di distribuzione locale. Verrà consentita infatti, a livello nazionale, la costituzione di reti private di distribuzione da parte di comunità energetiche, ed è questo l’aspetto più rivoluzionario della direttiva comunitaria. Oggi il driver comunitario per lo sviluppo delle rinnovabili è l’autoconsumo, in Italia ancora poco sviluppato rispetto alla Germania. Come avvocati, con il winter package, ci troveremo a seguire progetti diversi, finanziati con modelli diversi dalla finanza di progetto e senza garanzie dello Stato, ma tutti basati sulla solidità del cliente e sulla struttura delle tariffe elettriche.

Quali sono gli ostacoli posti dal governo?
colicchia Il futuro sembra privilegiare i piccoli sistemi produttivi e l’autoconsumo (si pensi al cosiddetto «prosumer» cioè un produttore che è contemporaneamente consumatore). Il nuovo mantra pare sia «stay local, stay small». Si sta spingendo molto verso un generale efficientamento che porta a una combinazione ed integrazione di tecnologie per garantire il massimo risparmio e una maggiore fruibilità delle stesse garantendo la tutela dell’ambiente (si pensi alle cosiddette smart city). Questa evoluzione toccherà verosimilmente anche la legislazione considerato che, come spesso avviene, la realtà è più avanti rispetto a quanto previsto dalle leggi. In generale, comunque, direi che dopo la grande abbuffata degli incentivi si assiste a una nuova fase di maturità del settore che sta portando a investimenti più ponderati e di qualità maggiore. Che vi siano ostacoli da parte delle istituzioni non mi sentirei di affermarlo. Quello che è certo è che alcune volte il settore, come d’altronde avviene in altri contesti, soffre delle ingessature del nostro sistema politico-istituzionale. Sugli incentivi, in effetti, v’è stato, da un certo momento in poi, un atteggiamento chiaramente ostile da parte degli organi di controllo che hanno spesso preteso di revocarli in maniera che è sembrata alquanto spregiudicata e pregiudizievole.
sani È stata semplificata la modalità di fare autoconsumo. Prima bisognava ottenere una qualifica da parte del Gse, adesso non è più richiesto. Si dovevano inoltre pagare gli oneri di sistema se non si rispondeva ad alcuni requisiti (l’assetto cogenerativo per la cogenerazione e la contiguità per le fonti rinnovabili); oggi questi requisiti non sono più richiesti. Questo è un aspetto di semplificazione importante. In Italia ci sono inoltre delle vecchie reti private che erano tenute a pagare gli oneri di sistema sull’energia auto-consumata. Con la nuova riforma anche tali sistemi hanno l’esenzione dal pagamento degli oneri di sistema. È una riforma molto positiva. Tuttavia si vietano ancora, in attesa della nuova normativa comunitaria, le nuove reti private e questo blocca lo sviluppo del settore.

Quali sono invece le difficoltà nel campo dell’efficienza energetica?
ruffato Uno dei settori su cui c’è molta attenzione da parte di tutti gli operatori ma che, per certi aspetti, fatica a decollare è proprio quello dell’efficienza energetica. In generale, infatti, si è portati a ritenere che un progetto di efficientamento energetico possa essere finanziato sostanzialmente nello stesso modo e con la stessa ottica del project financing sviluppatosi negli anni nel settore delle energie rinnovabili. In realtà, questo settore presenta alcuni fattori di criticità ulteriori, tra i quali la taglia troppo spesso limitata dei progetti, la necessità di una doppia valutazione di bancabilità (la prima sulla “bontà” del progetto e la seconda sull’effettiva capacità del cliente finale/beneficiario di continuare nella sua attività di impresa, su cui si innesta il progetto di efficientamento, per il tempo necessario al rimborso del finanziamento), la scarsa standardizzazione della documentazione contrattuale, la frequente sottocapitalizzazione delle Esco. Le potenzialità del mercato dell’efficienza energetica sono a mio avviso molto importanti, ma al momento è evidente anche la difficoltà nel finanziare questi progetti
viaggio Nell’efficienza energetica va valutato anche il merito di credito del cliente finale. Uno dei rischi tipici è la delocalizzazione o il suo fallimento che non consente di ripagare l’investimento per l’intervento. Nella valutazione di un eventuale finanziamento su base project di un intervento di efficientamento, le banche devono quindi valutare non soltanto la bontà del progetto ma anche il merito di credito del cliente finale.
deledda Un fattore che ha sicuramente bloccato l’efficienza energetica negli ultimi due anni è stato il grave ritardo nell’emanazione del provvedimento di riforma dei certificati bianchi, che rappresentano il più importante incentivo del settore. Le nuove linee guida sono entrate in vigore lo scorso aprile, circa un anno e mezzo dopo la pubblicazione del relativo documento di consultazione (settembre 2015) che già aveva subito parecchi ritardi. È chiaro che la lunga attesa e l’incertezza circa il contenuto del documento finale hanno rappresentato un fattore di rallentamento degli investimenti. Le nuove linee guida hanno introdotto regole più chiare in relazione a diversi aspetti (progetti ammissibili al meccanismo di incentivazione; responsabilità tra i vari soggetti coinvolti etc.). Al tempo stesso, sono state previste una serie di misure che nel breve periodo consentiranno probabilmente un più lento ritorno sugli investimenti (si veda, per esempio, l’abolizione del cosiddetto fattore Tau), nonché regole più stringenti in relazione a diversi aspetti (meccanismo di calcolo della baseline; controlli da parte del Gse; riparto di responsabilità etc). L’implementazione delle nuove regole richiederà in ogni caso l’adozione di una serie di misure attuative per entrare a regime.
tranchino C’è una distinzione tra operatori nazionali e stranieri: quelli nazionali sono sicuramente avvantaggiati e vengono a conoscenza prima degli altri delle opportunità di investimento; gli stranieri, che storicamente sono stati più flessibili nel muoversi sul nostro mercato, si chiudono alla ricerca di progetti con una certa dimensione e accompagnati da una leva finanziaria. Il debito messo a disposizione dalle banche italiane oggi nel settore delle rinnovabili (dato dell’Abi) è di circa 26 miliardi di euro e le banche straniere sono restate più disorientate rispetto alle evoluzioni e ai ritardi normativi; alcune problematiche normative cionondimeno investono necessariamente anche il tessuto imprenditoriale italiano. Bisogna però fare una grande distinzione tra ciò che è privato e ciò che è pubblico: nell’ambito delle gare lanciate dalle pubbliche amministrazioni gli operatori internazionali fanno molta fatica in quanto l’operatore si troverebbe a interfacciarsi con la pubblica amministrazione di cui ha poca fiducia. È proprio per questo motivo che l’efficienza energetica diventa il settore di cui tutti parlano ma in cui pochi agiscono.
sabelli Senz’altro la schizofrenia politico-normativa che caratterizza il nostro Paese non aiuta: gli investitori stranieri già presenti in Italia potrebbero essere interessati a rimanere, data anche quella certa stabilità del mercato verso queste forme di incentivazione che è stata raggiunta a valle dei provvedimenti relativi al cosiddetto spalma incentivi. Però la stabilità in Italia si scontra con la politica e con delle infrastrutture poco adeguate, per cui la liberalizzazione sicuramente aiuterebbe, soprattutto in un contesto globale in cui l’Europa sta diventando di nuovo attraente. Molti operatori europei, infatti, hanno investito negli Stati Uniti negli ultimi anni, ma adesso con l’amministrazione Trump ci sarà quasi sicuramente un’inversione di tendenza e un ritorno all’Europa: mentre l’Europa, infatti, entro il 2050 vuole eliminare il carbone, negli Usa dopo un forte impulso verso le energie rinnovabili durante il periodo Obama, adesso stiamo assistendo a una certa chiusura in questo senso. Anche gli americani forse torneranno a investire nel vecchio continente, anche perché l’Unione europea si concentra sempre più su questi argomenti, nonostante la politica degli Stati europei sia ultimamente instabile. Il problema dell’efficienza energetica è che a oggi riguarda essenzialmente piccoli interventi e investimenti limitati che sono poco attrattivi per i grandi operatori; bisognerà quindi osservare eventuali cambiamenti del mercato nei prossimi anni.
egidi Il tema fondamentale è che la normativa non è stata ancora consolidata e non dà quel grado di certezza di cui il mercato ha bisogna. Un settore che non ha una storia fa fatica ad attirare investitori stranieri e, per quanto riguarda gli investitori italiani, il discorso non è diverso. Driver fondamentale dovrebbe essere quello del finanziamento: se il sistema italiano rende il finanziamento rischioso, gli investitori hanno dei dubbi legittimi. Guardando le cose in positivo, la situazione potrebbe assestarsi con le nuove normative che stiamo aspettando e potrebbero inoltre nascere delle sinergie tra gli operatori volte a risolvere le difficoltà dei piccoli fruitori di questi interventi nel settore energetico.
ruffato Questo è un punto significativo. L’efficienza energetica nel pubblico, se non c’è un cambio di tendenza per cui il comune o l’ente di piccola-media dimensione comprende che non può affrontare un progetto in questo ambito da solo, per le specifiche competenze richieste, per il taglio troppo piccolo dei progetti, il mercato resterà frammentato, poco sofisticato e, in generale, poco attrattivo per gli investitori. Il mercato dell’efficienza energetica nel pubblico, crescerà soltanto se istituzioni sovra-comunali si adopereranno per supportare gli enti locali e promuovere, strutturare e soprattutto aggregare progetti. Progetti che singolarmente non potrebbero essere attrattivi, ma che se diventano parte di portafogli significativi e se sono strutturati ponendo sin da subito attenzione alla bancabilità degli stessi, possono invece diventare assolutamente attrattivi.
fantini Il modello italiano non presenta grandi novità: sia sull’efficienza energetica sia sulle fonti rinnovabili ci sono delle prospettive, ma l’impianto normativo che ci interessa ricalca un modello che va avanti ormai da tempo. Da un lato ci sono delle detrazioni fiscali per quanto riguarda l’efficienza energetica, con il discorso dei certificati bianchi, ma dall’altro va recuperato il tempo perduto. Il sistema normativo italiano sta facendo un grande sforzo per offrire un panorama che dia certezze agli operatori ma quello che diventa problematico è il discorso attuativo. Imprese, istituzioni e soggetti finanziatori dovrebbero rinnovare la propria cultura: nel momento in cui si potevano avere incentivi, infatti, gli interventi di carattere speculativo non sono mancati, portando tutto il sistema a fare dei passi indietro. Il quadro è ancora quello tradizionale, rinnovato di anno in anno e di volta in volta con nuove forme di incentivo. Dal punto di vista pubblicistico, bisognerebbe prepararsi un po’ meglio: la dotazione economica maggiore che c’è per quanto riguarda la sostenibilità energetica è proprio sulla riqualificazione degli immobili pubblici. C’è una sovrapposizione di incentivi a livello statale e regionale, in quanto ogni regione ha dei piani autonomi: la dotazione economica a disposizione è grande e ci sono delle grandi opportunità per quanto riguarda la riqualificazione del patrimonio pubblico. Il tema della green economy, legato alla tutela dell’ambiente, registra un grande sforzo da parte dell’Italia nell’incentivare i miglioramenti dei trasporti. A livello operativo le problematiche continuano a essere tante, ma gli sforzi ci sono e sono evidenti. Certo bisogna considerare che se il sistema della pubblica amministrazione italiana fa paura agli investitori italiani, ancor di più spaventa quelli stranieri.

In prospettiva c’è un’evoluzione del pubblico?

sabelli Raccogliendo l’opinione di tutti, si può affermare che la chiave di volta potrebbe essere il partenariato pubblico e privato, perché forse anche l’investitore straniero, laddove si vedesse affiancato nell’operazione dall’ente, potrebbe essere più tranquillo. Il nostro studio assiste molti grossi operatori nei loro investimenti in Africa, e lì la sfida di investire in Paesi con forti problematiche di instabilità c’è, ma tali rischi vengono in parte gestiti attraverso la creazione di società in cui partecipa anche di fatto l’autority locale di riferimento. Questo potrebbe essere un modello che aiuta a rendere più interessanti gli investimenti relativi a piccoli impianti e progetti, normalmente poco appeal.
sani Sull’efficienza energetica sono molto ottimista perché l’andamento del mercato e gli obiettivi da raggiungere a livello comunitario bastano a far sviluppare il mercato stesso e a creare dei presupposti per una crescita. Il ritorno dell’investimento non potrà più essere comparabile a quello garantito dagli incentivi sulle rinnovabili qualche anno fa. Questa è una delle ragioni per cui gli investitori stranieri non vengono, perché le condizioni sono ora le stesse che hanno nei loro Paesi. A livello comunitario le condizioni di investimento sono sempre più omogenee. Quindi, ciascun investitore preferisce investire nel proprio Stato. Bisogna creare le condizioni affinché anche gli operatori italiani sviluppino adeguatamente un mercato. Oggi, come avvocati, dobbiamo essere bravi nello strutturare contratti che riescano a prescindere da garanzie pubbliche dando adeguate garanzie agli investitori.
tranchino Trattare con la pubblica amministrazione che non comprende le necessità dell’investitore, sicuramente, se è avvilente per gli italiani, lo è ancora di più per gli stranieri, che preferiscono a parità di condizioni investire nei propri Paesi.
colicchia Io credo che il problema dello spalma incentivi riguardi le modalità con cui si è agito da parte dello stato italiano. La generosità degli incentivi ha attratto molti operatori, anche ingenerando fenomeni speculativi. Poi si è fatto retro marcia, modificando le regole in corso d’opera e cercando di revocare gli incentivi già concessi, spesso arbitrariamente. Forse si sarebbe dovuto incentivare di meno sin da prima. In effetti, quello che molti esperti, anche tra gli operatori, oggi sostengono è che il settore ha raggiunto un livello di sviluppo da poter fare a meno degli incentivi. Anche nel settore dell’efficienza energetica si assiste a simili problematiche. I distributori, in particolare quelli piccoli, per esempio, soffrono il sistema dei certificati bianchi, in quanto essendo obbligati ad acquistarli, in alternativa alla realizzazione di progetti di efficientamento, lamentano distorsioni economiche. Io ho la sensazione che il progresso tecnologico e la sempre più marcata sensibilità ecologica,  uniti al bisogno di emanciparsi dalle fonti energetiche tradizionali, porterebbero comunque a uno sviluppo di questi settori, senza necessità di sistemi incentivanti.
Orlandoni Può essere interessante anche riflettere sui chiarimenti dell’Agenzia delle entrate circa super ammortamento e iper ammortamento. Con la circolare 4/E del 2017 si illustra la possibilità di ammortizzare nell’arco del tempo il 40% in più del costo d’acquisto di impianti fotovoltaici ed eolici, o il 150% in più del costo d’acquisto su determinati investimenti che potrebbero rientrare in progetti di efficientamento: questo riesce ad anticipare i piani di recupero dell’investimento. Per l’incentivo, l’investimento deve essere fatto entro il 2018, per cui si tratta di una misura ancora una volta temporanea, ma mi piace pensare che si tratta di un primo passo del legislatore verso politiche a più ampio respiro. Presto avremo anche un testo programmatico, la Strategia energetica nazionale (Sen) di cui si parla da molto, in cui l’Italia si pone degli obiettivi per un piano energetico nazionale. Da questo punto di vista ci sarà quindi sicuramente uno sviluppo.
deledda Nel settore pubblico, lo sviluppo dell’efficienza energetica è legato al conseguimento degli obblighi comunitari (3% di efficientamento annuo) che però si applicano solo agli immobili delle pubbliche amministrazioni centrali. Le altre pubbliche amministrazioni (enti locali in primis) sono intervenute con modalità disomogenee (alcune Regioni e Comuni sono stati molto proattivi, altri meno). L’intervento pubblico è in ogni caso molto condizionato dal nodo dei finanziamenti. Per quanto riguarda lo sviluppo dell’efficienza energetica in generale, nonostante le difficoltà degli ultimi anni, ritengo che il settore presenti notevoli opportunità di sviluppo. L’Italia, che da anni occupa stabilmente il secondo posto a livello mondiale nella classifica dei Paesi più all’avanguardia in materia di efficienza energetica, presenta infatti una combinazione di fattori molto interessante: ha un patrimonio edilizio vecchio (che presenta dunque notevoli margini di miglioramento sotto il profilo dell’efficienza energetica, soprattutto nel settore civile); una tecnologia all’avanguardia (tante le aziende leader nel settore); e anche una legislazione particolarmente efficace, malgrado i ritardi nell’emanazione dei provvedimenti. Non bisogna infatti dimenticare che i certificati bianchi rappresentano un meccanismo che nel passato ha funzionato particolarmente bene (consentendo di conseguire ottimi risultati soprattutto nel settore industriale) e che ha costituito il modello di riferimento, non solo per la legislazione di diversi Paesi dell’Unione europea, ma anche per le misure di incentivazione dell’efficienza energetica all’interno della nuova direttiva europea attualmente in fase di revisione. Inoltre, le nuove norme sui certificati bianchi, benché più penalizzanti in termini di regole applicabili per ottenere gli incentivi, contengono però modifiche molto positive che porteranno a una ulteriore selezione verso l’alto degli interlocutori sul mercato (soprattutto a livello Esco) e a una stabilizzazione del mercato stesso. Il settore è dunque in fase di assestamento, ma le possibilità di sviluppo sono molte.
sabelli Questa situazione è frutto del mercato molto remunerativo che c’è stato fino adesso. Le grandi aziende energetiche non hanno mai pensato di investire seriamente nel settore dell’efficienza energetica, da sempre appannaggio più dei costruttori che degli operatori dell’energia, e soltanto oggi forse il mercato comincia a dimostrarsi un po’ più maturo.

Qual è la situazione attuale delle rinnovabili?
egidi Tirando le somme, il sistema deve essere implementato. Perché si verifichi quello che si è verificato nel settore delle rinnovabili, e dunque affinché si verifichi un boom enorme, bisognerebbe quantomeno mettere insieme un sistema di bancabilità dei progetti. In questo modo l’obbligo dell’efficienza energetica può diventare una risorsa sia per le banche sia per gli operatori stranieri. L’ottimismo è quindi ampio ma limitato dal fatto che bisogna attendere la maturazione dello sviluppo del settore. Non bisogna tralasciare il fatto che le prospettive delle rinnovabili sono ancora molto interessanti: le normative in questo settore sono ormai ben digerite e, per il fotovoltaico, sono ormai quasi anche superate. Il settore del fotovoltaico è ancora molto interessante, quello dell’eolico non sappiamo come si evolverà, quello dell’idroelettrico rappresenta ancora un elemento di incertezza. Se si vuole parlare di rinnovabili oggi non si può tralasciare la situazione del mercato attuale, che fa comprendere anche dove si dirigerà il mercato futuro valutando in maniera attenta non soltanto il primario, ma anche il secondario.
tranchino La vera scommessa è vedere il mercato secondario in quale direzione andrà. Molto del fotovoltaico e anche dell’eolico fa parte di un mercato più maturo ma che può continuare ad aprirsi.
fantini Anche chi deve promulgare le regole sta valutando le potenzialità delle rinnovabili, magari attraverso piccole modifiche; lo Stato deve e può spingere su questa leva. Basterebbero, per farlo, piccole modifiche e non grandissimi cambiamenti. Le fonti rinnovabili devono vedere un nuovo sviluppo, compreso il fotovoltaico. Bisognerebbe eliminare l’incentivazione dell’amianto per dare spazio a nuove modifiche che possano invece dare spazio agli impianti fotovoltaici, appunto.

Quali sono quindi le possibili evoluzioni dell’efficienza energetica e delle rinnovabili?
sani Se l’Italia seguirà il disegno del winter package riuscirà ad allinearsi ai Paesi del Nord Europa, nel creare condizioni per lo sviluppo di impianti a prezzi sempre più competitivi, attivi su tutti i mercati dell’energia. Gli incentivi a regime dovrebbero essere solo un supporto alla stabilità dei ricavi, ma non dovrebbero garantire importi superiori alla media dei prezzi dell’energia. Anche per l’efficienza energetica vale lo stesso discorso: bisogna puntare a sempre di più a creare le condizioni perché il ritorno dell’investimento sia a condizioni di mercato e non incentivate.
orlandoni Le previsioni sono sostanzialmente positive perché ci sono spazi in crescita sia per le rinnovabili sia per l’efficienza energetica. Uno spunto per le evoluzioni future arriverà dalle nuove tecnologie: dipenderà tutto da quanto esse saranno in grado di supportare e sostenere l’evoluzione. Bisognerà inoltre valutare in che modo il prosumer riuscirà ad integrarsi in un mercato più ampio. Sicuramente una normativa fiscale chiara e al passo con l’evoluzione del settore potrebbe certamente aiutare.
colicchia In realtà a me sembra che la figura del prosumer e lo sviluppo dei sistemi di autoproduzione e quella di un mercato che integri le varie tecnologie (come nelle smart city) possono benissimo coniugarsi e integrarsi e non hanno elementi conflittuali. A tal fine ovviamente deve esserci una collaborazione e un coinvolgimento delle istituzioni, degli operatori economici e dei cittadini.
viaggio Per le rinnovabili si attendono margini di crescita e di sviluppo soprattutto in relazione alle fonti più mature a livello tecnologico ed economico, che si stanno gradualmente avvicinando alla market parity. Per quanto riguarda l’efficienza energetica il quadro normativo si sta delineando in senso più favorevole (per esempio le ultime modifiche in materia di certificati bianchi), e pertanto, soprattutto per gli interventi di taglio maggiore o in caso di aggregazione degli stessi, ci si attende uno sviluppo quasi certo anche in questo settore. La strategia energetica nazionale, attualmente in fase di consultazione, conferma la volontà dello Stato di realizzare entrambe queste previsioni.
fantini Il tema dell’energia è fondamentale e a esso si legano altri temi, come quelli dello sviluppo del patrimonio e del territorio. Deve esserci maggiore collaborazione tra istituzioni e operatori: gli operatori non devono essere bloccati dalle norme ma il legislatore deve comprendere che, se si vogliono raggiungere degli obiettivi, ognuno deve fare la propria parte. L’innovazione tecnologica dall’altro lato può aiutare, quindi gli imprenditori possono diventare più propositivi. L’energia è fondamentale ed è fondamentale averla a un prezzo competitivo. A livello mondiale purtroppo il petrolio continua a essere il più ricercato, ma comunque un miglioramento del sistema e del dialogo tra pubblica amministrazione e privati potrebbe portare, in futuro, a un cambiamento della situazione attuale e a un utilizzo più fruttifero delle risorse messe a disposizione.
egidi Le opportunità ci sono e sono tante. Per quanto riguarda l’efficientamento energetico non potranno non esserci sviluppi positivi visto il forte interesse degli operatori di mercato e della necessità di sviluppo, ma sicuramente c’è ancora molto lavoro da fare per creare opportunità di maggiore crescita. Le rinnovabili continueranno a essere sviluppate, ma è da vedere se sarà necessaria la continuazione degli incentivi avuti fino a ora.
ruffato Sono molto fiducioso sul fatto che gli investimenti nel settore dell’efficienza energetica decolleranno, perché il mercato potenziale è immenso e la necessità degli stessi è impellente; occorre tuttavia un grande sforzo da parte di tutti gli operatori, finalizzato da una parte all’aggregazione dei progetti (e alla creazione quindi di portafogli che abbiano una massa tale da poter attrarre gli investitori) e dall’altra alla standardizzazione della documentazione contrattuale. Soltanto in questo modo, gli investimenti in questo settore potranno davvero partire. Sulle rinnovabili in generale sono ottimista, perché, non lo dico io ma tutti i principali studi nazionali e internazionali, nonostante la crisi, il mondo marcia sempre più a energia rinnovabile. Come dicono spesso gli operatori quando parlano delle energie rinnovabili, il futuro è già qui.
deledda L’efficienza energetica si presta in diversi campi a un’integrazione con le rinnovabili. Anche qui, l’assetto normativo si muove un po’ lentamente e dovrebbe essere invece al passo con le esigenze degli investitori. La prossima frontiera sarà quella delle smart city.
tranchino Potrei essere una voce fuori coro, ma sono meno ottimista riguardo l’evoluzione dell’efficienza energetica, perché alcune tecnologie di riferimento, quali lo storage, arriveranno prima di quando, invece, si concluderà il processo di aggregazione delle varie parti in causa.
sabelli Il settore delle energie rinnovabili potrebbe essere, nei prossimi anni, più stimolante rispetto a quello dell’efficienza energetica. Le rinnovabili hanno avuto un boom in Italia così esponenziale che è stato difficile anche per il legislatore stare al passo, ma l’attenzione all’argomento è sicuramente altissima.

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