La Corte Costituzionale italiana ha emesso una sentenza storica, la n. 63/2026, che riformula profondamente il concetto di cittadinanza. In passato, la cittadinanza italiana era principalmente basata sul principio dello ius sanguinis, ossia il diritto di cittadinanza trasmesso dai genitori. Con questa decisione, la Consulta sposta l’enfasi su un concetto più ampio e sostanziale di appartenenza a una comunità politica organizzata, in linea con il principio democratico sancito dalla Costituzione.
Questa evoluzione risponde alla necessità di allineare il diritto di cittadinanza ai valori costituzionali, riducendo il divario tra cittadinanza formale e reale partecipazione alla vita della comunità. Il Decreto-legge n. 36/2025, oggetto della sentenza, riflette una tensione simbolica tra la tradizione e l’esigenza di un rinnovamento normativo.
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Una cittadinanza meno automatica
La sentenza della Corte Costituzionale chiarisce che lo status di cittadino non può essere considerato acquisito automaticamente alla nascita. È necessario un accertamento formale per esercitare diritti politici e adempiere ai doveri di solidarietà. La Corte respinge l’idea che questo costituisca una “denazionalizzazione di massa”, sostenendo invece che si tratta di correggere un’aspettativa normativa piuttosto che uno status effettivo.
Retroattività e principio di sovranità
Uno dei punti più innovativi della sentenza è la legittimazione della retroattività della nuova normativa. La Corte giustifica questa scelta come “costituzionalmente necessaria” per evitare una distorsione del corpo elettorale e una frattura tra cittadinanza formale e comunità reale. Inoltre, la decisione introduce una nozione di popolo non più basata su criteri etnici o genealogici, ma funzionali e costituzionali.
Limiti del diritto sovranazionale
La Corte ha chiarito i limiti dell’applicazione del diritto europeo e internazionale in materia di cittadinanza. Secondo la Consulta, il diritto dell’Unione Europea tutela solo la cittadinanza già riconosciuta, mentre la Convenzione europea dei diritti dell’uomo non garantisce un diritto alla cittadinanza. Questo ridimensionamento implica che molte controversie pendenti non potranno essere automaticamente europeizzate.
Perché è importante
La decisione della Corte avrà un impatto significativo su avvocati, giuristi e funzionari amministrativi. Per gli avvocati impegnati nei procedimenti di accertamento dello ius sanguinis, la sentenza impone di andare oltre la genealogia, focalizzandosi invece su un legame effettivo con l’Italia. Per le amministrazioni, questo potrebbe significare un approccio più selettivo e giuridicamente sicuro nei procedimenti di riconoscimento della cittadinanza.
I prossimi sviluppi
Nei prossimi mesi, ci si aspetta un aumento del contenzioso legato alla cittadinanza, poiché la nuova interpretazione della Corte potrebbe essere messa alla prova in vari tribunali. Le istituzioni e gli operatori del diritto dovranno monitorare attentamente gli sviluppi, mentre si adattano alla nuova normativa. È possibile che emergano ulteriori chiarimenti giurisprudenziali per definire meglio i confini di questa riforma.


