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Luca Ponti ottiene l’assoluzione del presidente della Sampdoria

Luca Ponti, founding partner dello studio Ponti & Partners di Udine, ha assistito il presidente della Sampdoria Massimo Ferrero nell’ambito dell’indagine della Procura di Roma che un anno fa aveva chiesto il rinvio a giudizio per il presidente, accusato, assieme ad altri, di appropriazione indebita, autoriciclaggio, utilizzo di fatture false e impiego di denaro, beni o utilità di provenienza illecita.

Secondo l’accusa Ferrero e la figlia si sarebbero appropriati “in particolare indebitamente delle somme accreditate con bonifico estero” per la vendita nel 2015 del calciatore Pedro Obiang, per un totale di 1.159.000 euro, “con le aggravanti di aver cagionato alla Uc Sampdoria spa un danno patrimoniale di rilevante entità e di aver commesso il fatto abusando di relazioni d’ufficio e di tutta una serie di altri reati collegati e connessi”.

L’indagine della Guardia di finanza aveva portato ad un sequestro di beni per circa 2,6 milioni di euro, poi parzialmente annullati dal Tribunale del Riesame.

Il tribunale di Roma, con il GUP Alessandro Arturi, ha invece accolto la tesi della difesa fatta valere in udienza dall’avv. Ponti e ha prosciolto in sede di udienza preliminare Ferrero da tutte le accuse e per tutti i reati “perché i fatti non sussistono”, revocando anche i residui sequestri.

Un importante risultato ottenuto dall’avv. Ponti in favore del cliente che, in caso di esito diverso, avrebbe potuto seriamente compromettere la sua positiva esperienza alla Sampdoria, e che ha finalmente visto invece esclusa ogni ipotesi di reato nei suoi confronti.

WFW vince al TAR Basilicata per grandi impianti fotovoltaici

Watson Farley & Williams (“WFW”), con il Partner Tiziana Manenti e l’Associate Gianluca Di Stefano, ha assistito con successo un operatore del settore energy nel giudizio di fronte al TAR Basilicata per l’annullamento del provvedimento con cui la Regione Basilicata aveva dichiarato improcedibile l’istanza di rilascio dell’autorizzazione unica ex art. 12 D.Lgs. 387/2003 per la costruzione e l’esercizio di un impianto fotovoltaico della potenza di circa 20 MW da ubicarsi nel Comune di Ferrandina.

Il provvedimento della Regione Basilicata era basato, in particolare, sull’assunto che la proposta progettuale presentata dovesse essere considerata unitariamente ad altre istanze, con il raggiungimento di una potenza totale “cumulata” eccedente il limite di 20 MW previsto dalla normativa lucana (rif. par. 2.2.3.3 dell’Appendice A del PIEAR, L.R. n. 1/2010).

Il TAR Basilicata, con sentenza n. 721 del 16 novembre 2020, ha accolto le tesi sostenute dal ricorrente e riconosciuto l’illegittimità dell’operato della Regione Basilicata. Dopo una puntuale ricostruzione del quadro normativo di riferimento e dei più recenti principi enunciati dalla Corte Costituzionale in tema di limiti regionali al principio di massima diffusione delle fonti di energia rinnovabile, il TAR, in particolare:

  • ha ritenuto non applicabile la fattispecie dell’artato frazionamento nell’analisi di plurime istanze, in assenza di “un preciso referente normativo”;
  • ha qualificato non manifestamente infondata per “contrasto con la Costituzione e con il diritto euro unitario” la questione di legittimità costituzionale del limite di 20 MW previsto dalla normativa regionale.

I principi espressi dalla Corte forniscono una precisa chiave interpretativa – costituzionalmente orientata – della normativa applicabile, rendendo questa pronuncia particolarmente rilevante sia sotto il profilo dei principi enunciati, sia per i risvolti pratici nell’ambito dell’attività di sviluppo e progettazione di impianti fotovoltaici di grande generazione nel territorio della Regione Basilicata.

Di Tanno Associati vince in Cassazione sull’abuso del diritto

Di Tanno Associati, con un team composto dal Partner Ottavia Alfano e dai Senior Associate Rosamaria Nicastro e Stefano Cacace, ha ottenuto un importante successo in un contenzioso dinanzi la Corte di Cassazione che ha riconosciuto con un’ordinanza esemplare il principio del legittimo risparmio di imposta nell’ambito di contestazioni in materia di abuso del diritto.

La contestazione riguardava un’operazione di cessione di partecipazioni, precedentemente rivalutate, da parte di persone fisiche residenti ad una società italiana che ha corrisposto il relativo prezzo con i mezzi ottenuti a seguito del pagamento di dividendi già deliberati ed eseguito pochi giorni dopo la cessione delle partecipazioni e per un importo equivalente al corrispettivo.

La Corte Suprema, accogliendo la tesi del contribuente, ha valorizzato gli elementi costitutivi dell’abuso del diritto affermando la insussistenza dello stesso in presenza del legittimo risparmio di imposta.

Con l’ordinanza n. 24839 del 6 novembre 2020 la Suprema Corte ha censurato la sentenza dei giudici di merito i quali avevano ritenuto sussistente l’abuso del diritto esclusivamente a motivo del conseguimento del risparmio di imposta da parte del contribuente senza minimamente valorizzare le finalità economiche che avevano determinato l’implementazione dell’operazione.

I Giudici di Legittimità, nel ribadire la libertà di scelta riservata al contribuente tra le diverse operazioni alternative per perseguire una determinata finalità, affermano che la sussistenza dell’abuso del diritto va ricercata in quelle fattispecie ove il risparmio di imposta rappresenta l’unico obiettivo dell’operazione posta in essere.

Con la menzionata pronuncia, la Corte di Cassazione fornisce un’interpretazione chiara e motivata del perimetro dell’abuso del diritto e dei principi sottostanti destinata a rappresentare un orientamento importante.

Clifford Chance nella vittoria in appello per Biosensors Europe

Biosensors Europe S.A., imputata ai sensi del D. Lgs. 231/2001 per i reati presupposto di corruzione e truffa aggravata ai danni dello Stato, è stata assolta con formula piena all’esito del giudizio innanzi alla Corte d’Appello di Bologna.

Il processo penale nasceva dall’inchiesta c.d. “camici sporchi”, avviata dalla Procura di Modena, che ha portato al rinvio a giudizio 15 enti ai sensi del D.Lgs. 231/2001 e 34 persone fisiche, medici e rappresentanti di società biomediche. Nell’ambito della suddetta inchiesta, Biosensors Europe S.A. era accusata dei reati presupposto 231 di corruzione e truffa aggravata ai danni dello Stato.

Con sentenza emessa in data 9 novembre 2020, la Corte di Appello di Bologna sezione III penale ha assolto la società con formula piena per insussistenza del fatto, così riformando integralmente la sentenza emessa in primo grado dal Tribunale di Modena.

Biosensors Europe S.A. è stata difesa dallo Studio legale Clifford Chance, con un team composto dal counsel Giuseppe Principato e dall’associate Ludovica D’Alberti, coadiuvati da Francesca Zambrini.

Legance vince al Tar per il Comune di Grosseto

Legance, con un team composto dal Partner Alessandro Botto, dalla Counsel Raffaella Zagaria e dall’Associate Francesco Mataluni ha vinto al Tar Lazio per il Comune di Grosseto.

Il giudizio è stato promosso avverso il parere di precontenzioso ex art. 211 del D.Lgs. 50/2016 con il quale ANAC ha ritenuto illegittima l’aggiudicazione disposta dal Comune di Grosseto per l’affidamento della concessione di servizi relativi alla gestione della piscina comunale, non possedendo l’aggiudicatario i requisiti richiesti per la realizzazione di alcuni lavori strumentali. L’Autorità ha ritenuto che a tale concessione non potesse applicarsi la norma dettata per le concessioni di lavori (art. 95 del D.P.R. 207/2010) che riconosce al concessionario che non sia in possesso dei requisiti di qualificazione di poter appaltare a terzi la realizzazione dei lavori tramite gara ad evidenza pubblica.

Il TAR, con sentenza del 28 ottobre 2020, n. 10997, accogliendo le tesi interpretative del Comune di Grosseto, ha annullato il parere stabilendo che, anche con riferimento alle concessioni miste di servizi e di lavori, il concorrente che non sia in possesso dei requisiti per eseguire i lavori possa partecipare alla gara impegnandosi, in caso di aggiudicazione, ad affidare a terzi gli appalti dei lavori nel rispetto delle procedure previste dal D.Lgs. 50/2016.

Bonetti & Delia vincono al Tar Lazio sulla non ostensibilità di dati che rivelano segreti industriali

Bonetti & Delia, con un team guidato dal name founder Santi Delia, hanno assistito la vincitrice dell’appalto per l’aggiudicazione dei servizi in materia di sorveglianza sanitaria per tutti i dipendenti di Poste italiane.

Vittoria al TAR per Fastweb con lo studio Ristuccia Tufarelli & Partners

Lo studio legale Ristuccia Tufarelli & Partners ha vinto per il suo cliente Fastweb il contenzioso originato dal ricorso di una seconda impresa per una gara bandita dalla RAI.

Il team dello studio che ha lavorato sul caso era composto da un team composto dai soci Renzo RistucciaLuca Tufarelli e Mario Di Carlo e dal senior associate Giuseppe Lo Monaco mentre per RAI ha agito un team guidato dai soci Fabio Cintioli e Giuseppe Lo Pinto e dall’avv. David Astorre dello studio legale Cintioli e Associati.

Il giudizio trae origine dal ricorso dell’impresa seconda classificata avverso l’aggiudicazione a Fastweb della gara bandita da RAI per l’affidamento di un accordo quadro relativo ai servizi per la diffusione dei contenuti multimediali sulle piattaforme IP – CDN. Il servizio messo a gara è di natura informatica, finalizzato alla diffusione presso il pubblico dei telespettatori di determinati contenuti multimediali dell’offerta RAI, affinché essi possano essere fruiti tramite PC, tablet, smartphone, smart tv ed altri dispositivi connessi alla rete internet.

Tra le plurime censure sviluppate dal ricorrente, tutte respinte dal TAR, vi è quella relativa alle corrette modalità di verifica tecnica della piattaforma offerta da Fastweb, finalizzata a dimostrare che le performance non degradano ed il tempo di download dei contenuti rimane costante, simulando più tipi di connessione e dispositivi di fruizione.

Il TAR, dopo avere analizzato le memorie delle parti e le relazioni prodotte dai consulenti tecnici, ha concluso affermando che tutte le sessioni la verifica hanno avuto esito positivo, evidenziando un’erogazione dello streaming superiore al requisito minimo richiesto nel Capitolato e che il procedimento di verifica applicato e le valutazioni tecniche effettuate dalla stazione appaltante non manifestano profili di erroneità macroscopica e/o di illogicità.

L’impresa ricorrente ha anche chiesto l’annullamento della gara, rilevando che RAI avrebbe dovuto bandire una gara con il criterio di aggiudicazione dell’offerta economicamente più vantaggiosa anziché quello del minor prezzo.

Il TAR, respingendo il motivo di ricorso, ha osservato che la Stazione appaltante, nell’esercizio della propria discrezionalità, ha dichiaratamente prescelto il criterio di aggiudicazione del minor prezzo in quanto trattasi di servizio recante caratteristiche standardizzate ed ha fortemente dettagliato e puntualizzato le caratteristiche del servizio nel Capitolato tecnico, dove sono analiticamente fissati i requisiti prestazionali richiesti.

In base a quanto previsto dall’art. 95 co. 4 lett. b) d.lgs. 50 del 2016, è lo stesso Codice dei contratti pubblici a consentire l’utilizzo del “criterio del minor prezzo: […] per i servizi e le forniture con caratteristiche standardizzate o le cui condizioni sono definite dal mercato […]”.

Il TAR ha concluso che la scelta discrezionale del criterio del minor prezzo da parte della RAI non appare illogica e risulta in linea con le caratteristiche standardizzate del servizio oggetto della gara.

Tonucci & Partners vince al Tar Lazio con SportPesa

Tonucci & Partners, con il team coordinato dal partner Quirino Mancini e con l’intervento dei partner di diritto amministrativo, Alberto Fantini e Luca Spaziani, ha assistito vittoriosamente SportPesa, operatore nel campo delle scommesse sportive, avanti al Tar Lazio.

Con il Decreto Presidenziale n. 6162/2020, il Tar Lazio ha sospeso il provvedimento dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli (ADM) con il quale, il 30 settembre 2020, era stata comunicata alla società l’interruzione della raccolta del gioco online dal 4 ottobre, ritenendo decaduta la concessione.

SportPesa ha contestato integralmente l’impostazione assunta da ADM sulla durata della concessione, tuttora valida ed efficace ed ha lamentato il ristrettissimo tempo (72 ore) fornito all’operatore per la totale interruzione della propria attività.

Il Presidente del Tar Lazio, Roma ha ritenuto sussistere una situazione di eccezionale gravità ed urgenza, tale da consentire la concessione della sospensione del provvedimento dell’ADM. La decisione interinale segna uno dei primi provvedimenti di accoglimento ottenuti da un operatore del gioco avverso le scadenze delle concessioni di gioco a distanza da ultimo disposte da ADM per asserito decorso della durata novennale e si inserisce in un quadro complesso della vicenda in quanto sono diverse le concessioni che nelle settimane in corso giungono, ad avviso di ADM, a scadenza.

GR Legal vince a Milano per l’azienda produttrice dei Profumi di D’Annunzio della famiglia veneziana Vidal

Mavive e The Merchant of Venice società controllate dalla famiglia veneziana Vidal che opera con successo nel settore dei prodotti per la cura alla persona da oltre cent’anni, hanno ottenuto un’importante vittoria di fronte alla Sezione Imprese del Tribunale di Milano in relazione al profumo Aqua Nuntia.

La fragranza appartiene alla linea di profumi “I Profumi di D’Annunzio” ispirata al Vate e lanciata nel 2017 in concerto con la Fondazione Il Vittoriale degli Italiani ed è al centro di una battaglia giudiziaria tutt’ora in corso intrapresa da una erede di un collaboratore di D’Annunzio.

Il nome Aqua Nuntia, la formula della fragranza e la stessa bottiglia erano stati ideati dal Poeta.  Mavive e The Merchant of Venice hanno rivisitato gli stessi in chiave contemporanea nell’ambito della loro collaborazione con Il Vittoriale. Le due società sono però state convenute in giudizio per contraffazione e concorrenza sleale dalla erede del collaboratore del Vate.  Quest’ultima aveva registrato il marchio denominativo “Aqua Nuntia” dapprima in Italia, nel 2010, e successivamente a livello UE, nel 2012, senza tuttavia mai immettere in commercio il prodotto e limitandosi ad attività di natura preparatoria alla sua commercializzazione. Il Tribunale di Milano ha rigettato tutte le pretese dell’attrice e accertato in via riconvenzionale la decadenza per non uso del marchio italiano, dopo che anche l’EUIPO (l’ufficio dell’unione europea per la Proprietà intellettuale incaricato di gestire i marchi dell’unione europea) aveva dato ragione alle due società veneziane e disposto la cancellazione della registrazione del marchio a livello Ue.

GR Legal ha assistito Mavive e The Merchant of Venice sia di fronte all’autorità europea sia di fronte al Tribunale di Milano con un team composto dal socio Luca Giove e dal senior associate Andrea Comelli.

Sul piano giuridico la sentenza si segnala per essere una delle non frequenti pronunce giurisprudenziali relative alla (ir)rilevanza degli atti preparatori al lancio di un prodotto al fine di evitare l’insorgere dei presupposti per la decadenza per non uso di un marchio. Ciò in quanto, come stabilito dal giudice meneghino, non sono atti rivolti al pubblico. La sentenza ha anche stabilito l’irrilevanza di impedimenti personali soggettivi dell’imprenditore a interrompere la maturazione del periodo di non uso del segno. L’erede del collaboratore di D’Annunzio infatti aveva eccepito problemi di salute quale legittimo impedimento all’uso del marchio.

AG Studio Legale vince al Consiglio di Stato per Coopculture

Andrea Grazzini, fondatore di AG Studio Legale, ha assistito Coopculture, risultata aggiudicataria della procedura di gara indetta da Consip per l’affidamento, in concessione, dei servizi museali della Regione Marche.

Un concorrente (Gebart) ha impugnato l’aggiudicazione, contestando l’illegittimità delle regole di gara, ed in particolare il fatto che Consip avesse richiesto ai concorrenti di elaborare un piano economico finanziario della concessione, senza poter modificare il numero dei visitatori annuali, stimato dal Ministero dei beni culturali.

Con sentenza 26 agosto 2020, n. 5214, la V Sezione del Consiglio di Stato ha confermato la sentenza di primo grado, e rigettato l’appello di Gebart. La sentenza recepisce integralmente le difese di Grazzini, soprattutto sui motivi sulla strutturazione della gara e del PEF, precisando che la previsione che vincolava i concorrenti a un numero predeterminato di visitatori era razionale, e anzi necessaria per garantire una comparazione realistica tra offerte omogenee.

 

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