restructuring

Zambelli assiste il Gruppo Wittur nella riorganizzazione delle attività italiane

Il Gruppo Wittur, attivo nel settore della produzione di componenti, moduli e sistemi completi per l’industria degli ascensori, è stato assistito con successo da Angelo Zambelli, Barbara Grasselli e Vincenzo Di Gennaro di Grimaldi Studio Legale

Pianificazione e controllo, antidoti alla crisi

Le recenti novità introdotte dal Codice della crisi e dell’insolvenza dimostrano quanto oggi, più che mai, l’adozione di un modello organizzativo adeguato all’azienda stessa sia indispensabile tanto per una buona gestione dell’impresa in bonis, quanto per rilevare in modo tempestivo una crisi

I nuovi Speciali di Le Fonti Legal

Nasce un nuovo format su Le Fonti Legal: Speciali tematici di settore per analizzare e spiegare le principali sfide e criticità normative.

Andersen Tax & Legal rafforza i suoi team restructuring e di transfer pricing

Due nuove professioniste entrano a far parte delle practice legale e fiscale di Andersen Tax & Legal, lo studio di dottori commercialisti, avvocati e advisor finanziari membro italiano di Andersen Global: l’avvocato Alessandra Nodari e la dottoressa commercialista Elisabeth Barini.

Con il ruolo di Senior Advisor, Alessandra Nodari si inserisce nel team restructuring dello Studio. Ha maturato significativa esperienza in procedure di risanamento e di contenzioso fallimentare e societario, si occupa di assistenza legale in operazioni, anche straordinarie, di turnaround sia in favore di soggetti in crisi o insolventi, sia in favore di soggetti finanziatori e fondi specializzati. In questo ambito, ha trattato transazioni fiscali e di deflazione con gli uffici pubblici. Ha prestato inoltre assistenza in operazioni di portage di crediti con operatori specializzati.

Elisabeth Barini, dottore commercialista, entra in Andersen Tax & Legal con il ruolo di Senior Manager, a supporto del dipartimento di transfer pricing, fornisce soluzioni pratiche alle multinazionali e analisi metodologiche in linea con le normative nazionali e internazionali, oltre alla preparazione della documentazione di supporto (Master File and Country File). Fornisce inoltre consulenza fiscale e tributaria alle imprese industriali e commerciali in ambito Tax Compliance. Si occupa di tematiche riguardanti la tassazione internazionale (Convenzioni di doppia imposizione e Linee Guida OCSE), consulenza in materia di IVA nazionale ed in ambito comunitario, istituzione di rappresentante fiscale IVA, calcolo del trattamento fiscale per i redditi prodotti all’estero (IVIE e IVAFE), compilazione del quadro RW per le persone fisiche.

Ilaria Zingali entra nel dipartimento restructuring e insolvency di Pwc Tls

Ilaria Zingali entra nel Dipartimento Restructuring e Insolvency  di PwC TLS Avvocati e Commercialisti. Ilaria Zingali arriva da Giliberti Triscornia.

Esperta di procedure della crisi di impresa e concorsuale, Ilaria Zingali avrà focus principale sulla consulenza a procedure, anche alla luce della progressiva entrata in vigore delle norme portate dal Codice della Crisi d’Impresa.

Ilaria Zingali ha all’attivo 15 anni di esperienza in operazioni straordinarie di distressed M&A e nell’ambito della crisi e delle procedure concorsuali; ha fornito assistenza a Commissari Straordinari di diverse procedure di Amministrazione Straordinaria, nonché a società in crisi economica o finanziaria nell’ambito di ristrutturazioni stragiudiziali e concordati preventivi. In PwC TLS entra con la qualifica di Associate Partner.

Luca Finocchiaro entra in R&P Legal

Luca Finocchiaro con il suo Team, composto dal Socio avv. Marco Scavello, e dagli avvocati Martina Albè e Marina Cotelli, entrerà in R&P Legal a far data dal 1° gennaio 2020.

L’avv. Luca Finocchiaro ha maturato una grande esperienza nell’ambito dell’insolvenza e delle procedure concorsuali, ed andrà a coordinare infatti il Dipartimento Restructuring & Insolvency di R&P Legal.

<<Sono molto entusiasta di questa nuova avventura>> ha commentato l’avv. Finocchiaro, il quale ha anche sottolineato che <<l’ingresso del nostro Team in R&P Legal ci consentirà di offrire ai nostri Clienti servizi sempre più ampi e di gestire al meglio anche le operazioni di risanamento più complesse ed articolate, grazie alla possibilità di mettere in campo specialisti di diverse aree del diritto>>.
<<Questa operazione>> ha commentato l’avv. Riccardo Rossotto, senior partner di R&P Legal <<ci consente di consolidare e rafforzare ancora di più le competenze dello Studio in un settore strategico, quale è quello della crisi d’impresa, potendo contare su professionisti di grande reputazione professionale e su persone di ancor migliori qualità umane>>.
L’operazione si inquadra indubbiamente nel solco delle aggregazioni che stanno caratterizzando il mercato legale negli ultimi anni. L’avv. Luca Finocchiaro rinforza la sua presenza e la sua offerta nel settore di riferimento.
Lo Studio R&P Legal – che ha appena festeggiato i suoi primi 70 anni, con sedi a Torino, Milano, Roma, Bergamo, Aosta e Busto Arsizio, e conta oltre 140 professionisti – si conferma una realtà di sicura eccellenza, molto dinamica ed attenta alle esigenze della Clientela.

La partita (da giocare) della nuova crisi di impresa

C’è una grande sfida che attende i professionisti nei prossimi mesi. Che sono precisamente quelli che ci separano dall’entrata in vigore definitiva, il 15 agosto 2020, del nuovo codice della crisi di impresa e dell’insolvenza.

Una riforma epocale, quella contenuta nel decreto legislativo n. 14/2019, che di fatto rivede la vecchia legge fallimentare del 1942 e punta a far emergere in modo tempestivo la situazione di difficoltà dell’azienda, in modo da accelerare un possibile intervento risolutivo prima dell’effettivo stato di crisi. Una partita, quella della nuova crisi di impresa, che vede i professionisti in primo piano: il Consiglio nazionale dei commercialisti ha appena messo a punto la bozza con i sette indici di allerta per l’emersione della crisi, da aggiornare ogni tre anni.

Gli avvocati, invece, stanno facendo quadrato per proporre una serie di modifiche al nuovo codice da inserire in corsa. Come avevamo evidenziato nel numero di aprile di Le Fonti Legal, che ha dedicato la storia di copertina alla nuova normativa, questa riforma non convince gli avvocati. Tanto che, per la prima volta, ben 22 studi legali d’affari internazionali e italiani con una elevata expertise nel restructuring, hanno costituito ad agosto scorso un tavolo di lavoro congiunto evidenziando diverse aree di intervento. In particolare, secondo gli avvocati, le nuove norme alimenterebbero gli elementi di incertezza per gli investitori italiani ed esteri che decidono di mettere risorse nell’azienda sull’orlo del fallimento.

Il primo disincentivo è legato all’incertezza del diritto: i tribunali specializzati sono previsti solo per le imprese “di rilevante dimensione”, per le piccole e medie resta competente il tribunale più vicino alla sede principale dell’azienda. Con il rischio, però, che il giudice non abbia le competenze adeguate per affrontare un procedimento di regolazione della crisi. In ogni caso, mancherebbe la garanzia di uniformità di giudizio necessaria per pianificare qualsiasi tipo di investimento. Altro punto decisivo, per gli avvocati, è la possibilità di revocare la prededuzione del finanziamento, nel momento in cui un soggetto interessato dimostra che, in caso di omissione di informazioni rilevante da parte del debitore, anche il finanziatore ne era a conoscenza. Questa previsione, però, lascerebbe troppo spazio alla libera interpretazione del giudice di merito, che può decidere di bloccare l’agevolazione in modo insindacabile.

Non basta. Gli avvocati vorrebbero dare più importanza all’istituto del concordato preventivo, che la riforma confina in un ruolo marginale, favorendo le procedure di liquidazione giudiziale. In campo, per le modifiche al dettato normativo, anche i commercialisti e le imprese, che hanno trasmesso al ministero della giustizia, tramite il Consiglio nazionale e Confindustria, una serie di proposte. Tra queste, la proroga delle segnalazioni di allerta agli organismi di composizione della crisi per le imprese di dimensioni più piccole, al di sotto della soglia media europea. La richiesta di rinvio è al 2021.

La partita del nuovo codice, insomma, è ancora tutta da giocare.

Lo studio “modello-impresa”

Giuseppe La Scala racconta la sua carriera: da operatore part time di data entry a fondatore di una degli studi più innovativi del panorama legale

L’avvocato non deve accontentarsi della “bassa risoluzione”, ma ispirarsi alla varietà espressiva propria dell’arte. Imparare a parlare più linguaggi, per potersi confrontare con figure eterogenee, che vanno dal top manager, all’amministratore di condominio, alla donna in fase di divorzio. Sempre in “alta risoluzione”, però. Perché il futuro è in mano ai “problem solver”, agli avvocati che riescono a dare valore aggiunto al mercato. È la filosofia di Giuseppe La Scala, socio fondatore dello studio legale La Scala, che ha fatto dell’innovazione la sua “strada maestra”: lo studio è diventato società per azioni un anno fa, uno degli unici a sfruttare l’opportunità aperta dal ddl Concorrenza, mentre a settembre 2018 è diventata operativa La Scala Cerved società tra avvocati. Si tratta di una partnership strategica tra Cerved group spa, operatore attivo nell’analisi del rischio di credito e nel credit management, e lo studio La Scala, specializzato invece nei servizi di recupero crediti giudiziale. È la prima alleanza tra un partner industriale e una società tra avvocati. D’altra parte, il percorso professionale di Giuseppe La Scala è partito proprio da lì, dall’innovazione, un po’ per caso: «durante il periodo universitario ho incontrato un amico che faceva l’avvocato e cercava un giovane che lo aiutasse con l’informatizzazione dello studio. Era il 1981. Sono stato ingaggiato a 21 anni come operatore “part time” (ero ancora studente) di data entry. Era la prima volta che avevo a che fare con una tastiera e con un video». Da lì nasce la sensibilità rispetto a innovazione e processo. «Ho sempre mantenuto una forte attenzione all’information technology e ai risultati derivanti dal rispetto del rigore aziendale. Diciamo che se l’inizio è stato casuale, gli esiti non lo sono stati per nulla». Dopo la laurea in giurisprudenza, La Scala inizia a svolgere la professione come avvocato giudizialista. «Oggi ormai la mia attività è perlopiù stragiudiziale, ma mi è rimasta quella passione per “l’odore del sangue” dell’udienza. Provo la stessa adrenalina di quando in barca bisogna prendere in mano le redini della situazione nel momento in cui il tempo peggiora». Passato l’esame da procuratore, l’attività di La Scala si concentra sul contenzioso commerciale. «Il caso ha voluto che i clienti bancari ci spingessero a gestire i primi temi strutturali di gestione dei portafogli e i processi complessi anche organizzativi per l’attività di contenzioso seriale e di restructuring. Così, ho iniziato a fare restructuring dal lato delle banche. Poi, durante la crisi, ho cominciato ad assistere anche le imprese».

Lo studio legale La Scala nasce 27 anni fa, quando il fondatore ha 30 anni e i colleghi sono tutti più giovani. Con un obiettivo comune: la condivisione dei successi. «Abbiamo iniziato a condividere scelte di investimento importanti. Tutto ciò che guadagnavamo lo investivamo nello studio, nella crescita, nell’innovazione tecnologica, nella formazione. La nostra più grande soddisfazione era infatti vedere crescere un progetto e questo è stato possibile anche per il fatto che nessuno di noi aveva una tradizione forense in famiglia. Ricordo che quando eravamo già una sessantina, dopo 15-20 anni, c’era uno solo tra noi che aveva il padre che aveva fatto la professione per qualche anno: eravamo “homines novi” e questo forse ha contributo a non lasciarci cadere in retaggi e pregiudizi. Ci inventavamo la professione perché nessuno ce l’aveva insegnata». Ora, dopo “l’operazione Cerved”, La Scala è in fase di consolidamento e di studio delle nuove prospettive che può portare l’alleanza e la trasformazione in società di capitali. «Un domani si potranno cercare capitali in borsa, oggi la società tra avvocati è di proprietà degli avvocati e in qualsiasi impresa, a mio avviso, il coinvolgimento dei lavoratori è fondamentale. La forma giuridica “società per azioni” ti permette di accedere più facilmente ai finanziamenti bancari e di lavorare con una pianificazione finanziaria, di cui è responsabile il direttore generale. Uno studio all’avanguardia non si fa colonizzare da nessuno, in questo senso la partnership con Cerved è alla pari: due leadership che propongono un’offerta imbattibile sul mercato». Il modello adottato dallo studio La Scala è pensato per valorizzare “l’intuitus personae”: «le quote sociali vengono modificate ogni anno sulla base di analisi affidate ai senior partner, che non prendono premi speciali e hanno il potere di proporne l’assegnazione. Sono loro che valutano le performance degli altri soci e propongono premi variabili, oltre all’ingresso di nuovi soci sulla base dei consuntivi sull’attività svolta e dei programmi portati a termine».

La filosofia di base, insomma, è la stessa delle origini, nonostante le ripetute innovazioni: lavorare non per la massimizzazione dei ricavi del singolo, ma utilizzare gli utili per investire «ed essere pronti a cogliere le occasioni di investimento. Anche nelle grandi strutture con una pluralità di soci, è fondamentale fare spogliatoio e noi cerchiamo persone con interessi organici». Il singolo professionista deve semmai concentrarsi sul risultato, perché il mercato richiede oggi dei “problem solver”. «Siamo stati tutti formati con la vecchia parola d’ ordine  dell’obbligazione di mezzi, ed è vero che una buona difesa, anche  se non può garantire sempre la vittoria, è  giusto che venga pagata. Ma è altrettanto vero che quando il cliente chiede di essere accompagnato in un’operazione straordinaria, se la trattativa si interrompe durante il negoziato, non si può richiedere di essere pagati per il 90 per cento della parcella». Insomma, oggi l’avvocato deve condividere con i clienti il rischio imprenditoriale, senza soffermarsi su battaglie di retroguardia: «la “success fee” non deve essere demonizzata. Anni fa dissi che il meccanismo del “time sheet” era un’ipocrisia, oggi, tra i cap e le convenzioni, il cliente vive di preventivi. Non possiamo più pensare di essere pagati attraverso rendite di posizione, ma serve aggiungere valore al mercato. Il futuro è dei problem solver e i compensi saranno sempre più parametrati alla capacità di aggiungere valore».

Nel futuro di La Scala, a 60 anni, si prefigura anche il giorno del ritiro, con l’obiettivo che la filosofia di fondo venga portata avanti dai più giovani: «sarei orgoglioso di sapere che i soci più giovani vorranno continuare a chiamarsi La Scala, perché significherebbe aver creato una cultura di impresa legale, una cultura professionale. Oggi metto a disposizione dei colleghi esperienza, saggezza, magari capacità di fare il salto decisivo durante un’operazione. Ma non offro più soluzioni di dettaglio, per cui a 60 anni è ragionevole immaginare il giorno del ritiro, e mi piacerebbe lasciare a persone che facciano tesoro della nostra storia di cultura di impresa». Il che significa puntare su formazione, cultura, arte: «agli avvocati fa bene vedere dei bei quadri e confrontarsi con modelli alti e con le diverse capacità espressive, perché in fin dei conti la nostra professione si ispira alla varietà espressiva dell’arte».

Non accontentandosi della “bassa risoluzione”, ma ricercando sempre e comunque il meglio. Perché «la qualità è un karma».

Morri Rossetti potenzia il Dipartimento Restructuring e Crisi d’impresa

Lo Studio Morri Rossetti ha deciso di potenziare la propria offerta di servizi nel settore Restructuring e Crisi d’impresa affidando il coordinamento del relativo Dipartimento al Dott. Fabrizio Garofoli, che fa il suo ingresso in Morri Rossetti in qualità di Of Counsel.

Fabrizio ha maturato una lunga e significativa esperienza nel campo della crisi di impresa sia in fase pre concorsuale che concorsuale assistendo un gran numero di aziende in svariati settori, operando come consulente del debitore nell’analisi preventiva di fattibilità delle diverse procedure di soluzione della crisi, nella redazione dei piani di risanamento e ristrutturazione, nella gestione dei rapporti con il ceto creditorio e con gli organi delle procedure o in qualità di attestatore.

Iscritto all’Albo dei Dottori Commercialisti di Milano, dei Consulenti Tecnici del Tribunale di Milano e dei Revisori Legali è anche Vice Presidente della Commissione Diritto Societario dell’ODCEC di Milano. Ha ricoperto anche il ruolo di componente della commissione Esami di Stato Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili presso l’Università Luigi Bocconi.

L’Avv. Stefano Morri, founding partner dello Studio, commenta: “Sono molto lieto dell’ingresso di Fabrizio nel nostro team; porterà competenze di grande valore nell’ambito dei servizi offerti dallo Studio alla propria clientela corporate nazionale e internazionale. Fabrizio sarà prezioso nello sviluppo delle attività del dipartimento sulla crisi di impresa, arricchendo la competenza legale già molto avanzata con quella di un commercialista realmente in grado di valutare e redigere piani di risanamento e concorsuali e gestire la complessità delle relazioni con gli stakeholder delle procedure fallimentari. Tale ingresso è particolarmente significativo ora, alla vigilia dell’entrata in vigore del codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza, la cui maggiore novità consiste nell’introduzione di procedure di allerta che richiederanno una offerta di competenze integrate, legali e aziendali, che sono il proprium della nostra realtà professionale.”

Gli studi al top nel restructuring

Il settore delle ristrutturazioni sta attraversando un periodo di trasformazione: diminuiscono le soluzioni consensuali alla crisi e aumentano gli investitori finanziari che acquistano crediti. Ne parlano gli avvocati coinvolti nei maggiori deal.

Il restructuring cambia pelle. Nella prima metà dell’anno, infatti, il settore è stato influenzato dal mutamento delle politiche di gestione degli “unlikely to pay” da parte delle banche, con una diminuzione delle soluzioni consensuali alla crisi e l’aumento di soluzioni che vedono invece protagonisti gli investitori finanziari, che diventano creditori attraverso l’acquisto crediti o l’investimento in asset di soggetti in crisi. In generale, l’attività si sta focalizzando su settori come infrastrutture, armatoriale, retail. È quanto emerge dal report di LeFonti Legal, che ha fotografato l’andamento del settore restructuring nei primi otto mesi del 2018, stilando anche la classifica degli studi legali più attivi.

Al primo posto c’è Chiomenti, che ha gestito, tra l’altro, il piano di risanamento di Siac. In totale, lo studio ha chiuso otto operazioni nel 2018, che secondo le elaborazioni del Centro studi Le Fonti rappresentano il 14 per cento del mercato totale del settore delle ristrutturazioni. Lo studio ha seguito anche Waste Italia nel concordato preventivo approvato dai creditori, in fase di omologazione, e Pasta Zara nel ricorso di concordato preventivo in bianco. Chiomenti ha assistito poi Morgan Stanley nella ristrutturazione di Gestioni Armatoriali, con l’omologazione dell’accordo di ristrutturazione ex art. 182-bis.

A seguire, Lombardi Segni e associati, che ha assistito, tra gli altri, Valtur nell’acquisizione del marchio “Valtur” da parte del Gruppo Nicolaus, società attiva nell’erogazione di servizi turistici, nell’ambito di una gara indetta dal commissario giudiziale della Valtur, in concordato preventivo; i commissari straordinari di Alitalia su diverse problematiche in materia di diritto fallimentare, incluse petizioni per l’autorizzazione al pagamento di debiti insorti prima dell’apertura della procedura di amministrazione straordinaria, il commissario straordinario di Ilva, Piero Gnudi, sia nella richiesta al ministero dello sviluppo economico di ammissione alla procedura di amministrazione straordinaria per la società, regolata dalla legge Marzano, sia nella richiesta alla Corte d’appello di Milano di dichiarazione di insolvenza della stessa Ilva.

Chiude il podio Dentons, che in questi mesi del 2018 ha seguito sei operazioni, tra cui l’assistenza a Impreme nella riorganizzazione e ristrutturazione dell’esposi- zione debitoria del Gruppo Mezzaroma e delle sue controllate con negoziazione 100 milioni di euro di nuova finanza per supportare i piani di sviluppo delle società del Gruppo. L’attività del- lo studio, oltre alla negoziazione del debito banche per oltre 450 milioni di euro e del debito fornitori per oltre 150 milioni, ha visto l’assistenza anche nella definizione della struttura societaria con Varde, in qualità di investitore.

Nei primi otto mesi dell’anno, secondo l’analisi effettuata da LeFonti Legal, sono state comunicate dagli studi legali 30 operazioni di restructuring. Tra le principali, la ristrutturazione del debito e il rafforzamento patrimoniale di Stefanel, che si è conclusa a gennaio scorso. L’operazione si è sviluppata in diversi step: consolidamento del debito di Stefanel nei confronti delle proprie banche creditrici; sottoscrizione da parte di River Tre, società indirettamente controllata da Attestor Capital, mediante conversione di crediti ceduti dalle banche creditrici, di un aumento di capitale di 10 milioni di euro a fronte dell’emissione di azioni ordinarie di Stefanel; emissione, da parte di Stefanel di strumenti finanziari partecipativi per un ammontare pari a 15 milioni di euro e relativa sottoscrizione degli stessi da parte di River Tre e di alcune banche creditrici; emissione, da parte di River Tre, di strumenti finanziari partecipativi sottoscritti, rispettivamente, da alcune delle banche creditrici di Stefanel e da Giuseppe Stefanel; e infine erogazione a Stefanel di nuova finanza da parte di River Tre, dello stesso Stefanel e di alcune banche creditrici per un importo in linea capitale pari a circa 24 milioni di euro. Ad esito dell’operazione, River Tre detiene il 71% del capitale sociale di Stefanel.

La società è stata assistita dallo studio Bird & Bird con un team coordinato da Alberto Salvadè e da Federico Valle. River Tre è stata assistita da Lombardi Segni e associati con un team composto dai partner Federico Vermicelli, Pierdanilo Beltrami, Antonio Amoroso, Lidia Caldarola e dagli associate Marco Bitetto e Pierangelo Totaro. Le banche creditrici sono state assistite da BonelliErede, con un team coordinato dai partner Paolo Oliviero e Vittoria Giustiniani, membri dei focus team ristrutturazioni/fallimentare, e composto dal managing associate Lucio Guttilla e dagli associate Vittorio Cavajoni e Fabrizio Bonato.

Sempre a gennaio c’è stato il closing del nuovo fondo di ristrutturazione “Idea Ccr II”, che ha coinvolto gli studi BonelliErede, Cba e Gianni Origoni Grippo Cappelli & partners, che hanno seguito l’operazione che ha portato DeA Capital Alternative Funds al nuovo fondo da circa 300 milioni di euro. Al fondo, che si compone di due comparti, il comparto crediti e il comparto nuova finanza, hanno contribuito alcuni gruppi bancari, che hanno ceduto al comparto crediti del fondo crediti vantati verso 24 società, appartenenti a nove gruppi industriali italiani, insieme a DeA Capital e ad altri investitori istituzionali che hanno contribuito a fornire al comparto nuova finanza il commitment di risorse finanziarie a supporto dei piani di rilancio delle imprese. Cba ha contribuito alla progettazione e strutturazione del modello del nuovo fondo e ha seguito gli aspetti legali, regolamentari e fiscali dell’implementazione del progetto con un team multidisciplinare coordinato dal partner Luca Fabbrini e che ha visto coinvolti il senior associate Ph.D. Elena Grigò per le complessive attività di due diligence e relative ai contratti di cessione dei crediti e trasferimento delle connesse garanzie, con la supervisione del partner Matteo Bascelli, leader del team di Insolvency&Restructuring, il senior associate Emanuela Sabbatino, per i profili corporate, nonché il counsel Paolo Carrière per gli aspetti regolamentari. Gli aspetti tributari sono stati seguiti per Cba dal socio Michele Citarella.

Gianni, Origoni, Grippo, Cappelli & partners ha curato la struttura del fondo e tutti gli aspetti regolamentari incluso il regolamento di gestione. Per Gop ha lavorato un team composto dai partner Roberto Cappelli e Andrea Marani. BonelliErede ha invece affiancato le banche UniCredit, Intesa Sanpaolo, Banco Bpm, Bnl, Ubi Banca, Mps, Banca Ifis e Credito Valtellinese in tutte le attività connesse alla cessione dei crediti al fondo e alla sottoscrizione delle relative quote.

Per BonelliErede ha agito un team composto dal socio Paolo Oliviero e dal senior associate Gianpaolo Ciervo. Da segnalare, infine, la ristrutturazione di Boglioli. Coinvolti, in questo caso, gli studi Grimaldi e Cms. In particolare, il partner Angelo Zambelli, con la socia Barbara Grasselli, coadiuvati da Raffaello Castagna di Apindustria – Brescia, hanno assistito Boglioli nella procedura sindacale di licenziamento collettivo resasi necessaria per il rilancio del brand, ceduto da Wise al fondo di private equity spagnolo Phi Industrial. Mauro Battistella di Cms ha seguito Phi e Boglioli nell’acquisizione e nella successiva ristrutturazione mediante un concordato in continuità aziendale. Il concordato è stato omologato dal Tribunale di Brescia in nove mesi.

Secondo Antonio Tavella, socio di Chiomenti, «il settore del restructuring è stato recentemente influenzato dal mutamento delle politiche di gestione degli Utp da parte delle banche italiane rispetto agli anni successivi.

L’assorbimento di capitale delle posizioni creditizie incagliate rende più improbabile, rispetto al passato, negoziazioni prolungate per la risistemazione del debito delle società in crisi. Le soluzioni consensuali alla crisi risultano in diminuzione e si registra un aumento di soluzioni di composizione della crisi d’impresa contraddistinte dalla presenza di investitori finanziari, anche internazionali, divenuti creditori a seguito dell’acquisizione di posizioni creditorie. Conseguentemente, nella prima metà dell’anno si è visto un incremento significativo dell’intervento di soggetti specializzati nell’acquisto di crediti o nell’investimento in asset ovvero attività aziendali facenti capo a soggetti in crisi». «A fronte della diminuzione del numero di ristruttura- zioni del debito consensuali puramente finanziarie», prosegue Tavella, «sono più frequenti i concordati preventivi e gli investimenti esteri nel settore distressed, sia di equity che di debito. In crescita anche il mercato dell’alternative lending in situazioni di distressed». Rispetto agli strumenti normativi più efficaci per risolvere una crisi di impresa, secondo Tavella «non esiste uno strumento in assoluto più efficace nel cui contesto inquadrare il risanamento di un’impresa. Ogni situazione è diversa ed è importante scegliere dopo aver attentamente valutato tutte le opzioni con l’ausilio ed il supporto di advisor finanziari e legali specializzati».

Pierdanilo Beltrami, partner di Lombardi Segni e associati, afferma che «si sta assistendo ad un calo delle operazioni di restructuring, anche in ragione dei timidi segnali di ripresa dell’economia italiana. La stragrande maggioranza delle ristruttura- zioni passa attraverso un turnaround, ora mediante trasferimento dell’azienda ad un soggetto terzo, ora mediante la cessione del controllo della società quale pre-condizione per la sua ricapitalizzazione». A parere di Beltrami «la nuova frontiera delle ristrutturazioni è sicuramente rappresentata dalle operazioni di debt to-equity swap, con particolare rilevanza all’utilizzo degli strumenti finanziari, anche in ragione del loro carattere ibrido sia di rafforzamento patrimoniale che di ristrutturazione del debito, nonché dall’utilizzo dei veicoli di cartolarizzazione, specialmente nelle ristrutturazioni di crediti ipotecari».

Federico Sutti, managing partner di Dentons, rileva che «si è confermato il trend della diminuzione di nuovi files nel senso che sono diminuite significativamente le nuove posizioni in restructuring (Utp). Mentre il mercato delle sofferenze ha avuto una riduzione complessiva impor- tante con importanti portafogli passati di mano grazie anche a una riduzione del gap domanda offerta in termini di valore delle posizioni». «Per quanto riguarda le sofferenze», continua Sutti, «i portafogli continuano ad essere predominanti mentre per quanto riguarda le posizioni unlikely to pay anche se si inizia a parlare di cluster in realtà si registra ancora un interesse prevalente di single name per ovvie ragioni dettate anche dalla specificità degli asset sottostanti».

Ugo Molinari, partner di Molinari e associati, sottolinea che «i primi mesi del 2018 sono stati caratterizzati da una riduzione dei volumi e da operazioni più complicate, con un allungamento ulteriore della durata media delle operazioni stesse. È sempre più frequente l’intervento di operatori industriali e talvolta di investitori finanziari che nondimeno approcciano il problema a seguito di valutazioni di natura industriale. L’esperienza ha insegnato che interventi di natura meramente finanziaria non sono sufficienti a risolvere definitivamente i problemi».

Secondo Andrea Novarese, partner di Latham & Watkins, «l’attività rimane stabile anche se focalizzata su alcuni settori in particolare, come quello delle infrastrutture, armatoriale e retail. A breve le banche dovranno prendere decisioni strategiche con riferimento ai loro crediti classificati come Utp Aon in ottica di sostegno alle imprese o cessione dei crediti».

Alberto Bianco, partner di Pavia e Ansaldo, afferma invece che «la prima metà del 2018, anche in virtù dei tassi di interesse ancora bassi, vede una preponderanza di operazioni di m&a finalizzate alla crescita. Il settore restructuring appare più marginale rispetto agli anni passati con una concentrazione di operazioni di distressed m&a finalizzate soprattutto da soggetti esteri».

Secondo Mauro Battistella, partner di Cms, «il settore presenta ancora operazioni di particolare rilevanza; le procedure di concordato preventivo appaiono invece in diminuzione».

Oscar Podda, socio fondatore dello studio Nunziante Magrone nota invece «una buona predisposizione del ceto bancario nella trattativa e disamina delle procedure di ristrutturazione del debito e concorsuali in genere, con un supporto all’imprenditore in crisi, affinché preservi il più possibile la continuità aziendale e siano valorizzati gli strumenti di risoluzione concordata dell’insolvenza».

A parere di Carlo Carta, partner di Fdl studio legale e tributario, le operazioni più frequenti sono «le ristrutturazioni del debito attraverso accordi stragiudiziali di cessione e/o stralcio totale o parziale dei crediti».

A cura di Gabriele Ventura