corte di giustizia

Cleary Gottlieb con Vivendi nella sentenza della Corte Ue che ribalta le regole italiane del mondo media tlc

Con la sentenza emessa ieri, la Corte di giustizia dell’Unione europea ha stabilito che è contraria al diritto Ue la norma italiana che limita di fatto al 9,9% la partecipazione di Vivendi nel capitale di Mediaset, impedendole di acquisire il 28%.

Nel dettaglio, i giudici Ue hanno integralmente accolto le argomentazioni di Vivendi sulla contrarietà dell’art. 43, comma 11, del Tusmar con il principio di libertà di stabilimento sancito dall’art. 49 Tfue.
La Corte di giustizia si è pronunciata a seguito di un rinvio pregiudiziale formulato dal Tar Lazio, nel giudizio promosso da Vivendi per l’annullamento della delibera con cui l’Agcom aveva ritenuto contrario all’art. 43, comma 11, del Tusmar che Vivendi potesse esercitare un’influenza notevole sia su Tim che su Mediaset, detenendo oltre il 10% dei diritti di voto in ciascuna delle due società.
Accogliendo le argomentazioni di Vivendi, la Corte di giustizia ha statuito che il principio di libertà di stabilimento “osta ad una normativa di uno Stato membro che ha l’effetto di impedire ad una società registrata in un altro Stato membro, i cui ricavi realizzati nel settore delle comunicazioni elettroniche, come definito ai fini di tale normativa, siano superiori al 40% dei ricavi complessivi di tale settore, di conseguire nel SIC ricavi superiori al 10% di quelli del sistema medesimo”.
I giudici e le autorità nazionali sono tenuti, sin d’ora, a disapplicare le norme di diritto nazionale ritenute in contrasto con i principi del diritto dell’Unione europea dalla Corte di giustizia.
Proprio sulla base della norma ritenuta invalida dalla Corte di giustizia, Mediaset aveva escluso una quota delle azioni di Vivendi (eccedenti il 9,99%) dal voto alle assemblee del 4 settembre 2019 e del 10 gennaio 2020, che avevano così approvato il progetto di fusione transfrontaliera di Mediaset.
Contro le delibere di fusione Vivendi si è rivolta ai tribunali italiani, spagnoli e olandesi. Nell’ambito di tali giudizi, Vivendi ha ottenuto recentemente due importanti vittorie presso il Tribunale delle Imprese di Madrid (il 28 luglio 2020) e la Corte d’Appello di Amsterdam (il 1° settembre 2020), che hanno riconosciuto la natura abusiva dell’operazione. A seguito di queste sentenze, Mediaset ha deciso di abbandonare il progetto di fusione transfrontaliera.
Il team di Cleary Gottlieb che ha assistito Vivendi nel procedimento avanti la Corte di giustizia dell’Unione europea Vivendi è composto dagli avvocati Giuseppe Scassellati, Marco D’Ostuni, Gianluca Faella, Giulio Cesare Rizza e Michael Tagliavini, a cui si aggiungono gli avvocati Ferdinando Emanuele, Francesca Gesualdi, Paolo Rainelli, Roberto Argeri, Federico Cenzi Venezze, Giovanna Ciccioli, Davide Gianni, Alessio D’Alessandro e Claudia Cardelli, che sono stati convolti negli altri contenziosi e negli aspetti di diritto societario. Il team di Cleary Gottlieb ha coordinato la strategia legale in tutte le giurisdizioni, lavorando con gli studi Araoz y Rueda in Spagna e De Brauw in Olanda.

De Berti Jacchia per Stanleybet ottiene dal Consiglio di Stato un nuovo rinvio alla Corte di Giustizia dell’Ue

De Berti Jacchia, con un team composto dai partner Roberto A. Jacchia, Antonella Terranova e Fabio Ferraro ha ottenuto dal Consiglio di Stato per conto del bookmaker europeo Stanleybet un nuovo rinvio pregiudiziale alla Corte di Giustizia in una causa relativa alla concessione delle lotterie istantanee, il c.d. “Gratta e Vinci”, rinnovata senza gara a favore di Lottomatica.

La questione riguardava la concessione affidata in esclusiva nel 2010 dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli (ADM) alla società Lotterie Nazionali del gruppo Lottomatica, con scadenza nel 2019. Grazie a una norma di legge del 2017 (DL n° 148/2017) l’ADM veniva però autorizzata a disporre anticipatamente la “prosecuzione” senza gara della stessa concessione sino al 2028, a condizioni economiche diverse, cosa in effetti avvenuta. 

Stanleybet aveva contestato il rinnovo della concessione per violazione delle norme europee in materia di concessioni, diritto di stabilimento e libera prestazione dei servizi, e dei principi di proporzionalità, trasparenza e imparzialità della Pubblica Amministrazione, oltre che per diversi profili costituzionali. Nel 2018, il TAR del Lazio aveva rigettato il ricorso di Stanleybet, che aveva appellato la sentenza dinanzi al Consiglio di Stato. ADM e Lotterie Nazionali avevano resistito all’impugnazione, anche con appello incidentale in relazione all’ammissibilità dell’appello.

L’appello di Stanleybet è stato parzialmente accolto dalla Quarta Sezione del Consiglio di Stato con sentenza del 3 settembre 2019, che ha rigettato gli appelli incidentali di ADM e Lotterie Nazionali. Con separata ordinanza del 5 settembre 2019 la stessa Sezione del CdS ha sospeso il giudizio di merito, con rinvio alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea di una serie di quesiti pregiudiziali, esprimendo “seri dubbi in ordine alla compatibilità” delle norme rilevanti del DL no. 148/2017 e delle misure attuative del rinnovo senza gara della concessione con il diritto dell’Unione.

Dopo la decisione della Corte di Giustizia, il Consiglio di Stato sarà chiamato a pronunciarsi nuovamente nel merito. Il Consiglio di Stato si è riservato, all’esito del giudizio pregiudiziale, di sollevare anche le questioni di costituzionalità proposte da Stanleybet, fornendo indicazioni sul tema della c.d. doppia pregiudizialità.

Contratti a termine nel pubblico impiego: due sentenze di accoglimento

I Tribunali del Lavoro di Vicenza e di Como hanno accolto i ricorsi patrocinati dallo Studio Legale dell’Avv. Solidoro relativi alla parità di trattamento dei docenti italiani precari con i docenti italiani assunti attraverso contratto di lavoro a tempo indeterminato.

Lo Studio Legale dell’Avv. Sirio Solidoro comunica che il Tribunale del Lavoro di Vicenza e il Tribunale del Lavoro di Como, rispettivamente con sentenza NRG 272/2018 e sentenza n. 168_­2018, hanno entrambi accolto i ricorsi patrocinati dal suddetto Studio legale e finalizzati ad ottenere – alla luce della direttiva comunitaria sui contratti a termine 70/99CE – la parità di trattamento dei docenti italiani precari con i docenti italiani assunti mediante contratto di lavoro a tempo indeterminato.

Il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca è stato dunque condannato a riconoscere ai docenti ricorrenti le differenze retributive e gli scatti stipendiali, sottolineando come alla luce della predetta direttiva comunitaria, non sia possibile delineare alcun tipo di differenze retributive e stipendiali sulla base della tipologia del contatto di lavoro. Si evidenzia, peraltro, che la questione dei contratti a termine nell’impiego pubblico è ancora molto discussa e in continua evoluzione giurisprudenziale. Per queste ragioni si ritiene che tali pronunciamenti intervenuti a favore dei docenti precari siano importanti precedenti da fare valere per l’intera categoria dei pubblici impiegati.

Il principio di diritto che è emerso dalle predette decisione dei Tribunali del Lavoro è in sostanza il seguente: “nell’interpretazione datane dalla Corte di Giustizia, non consenta di avvallare una disparità di trattamento tra lavoratori assunti a tempo determinato e lavoratori assunti a tempo indeterminato che sia giustificata dalla mera circostanza che detta disparità sia stata contemplata da una disposizione legislativa o regolamentare di uno Stato membro ovvero, come nel caso che ci occupa, da un contratto collettivo  ”.

Iscriviti alla newsletter