Ripartenza: tra giustizia e burocrazia

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Dal rinnovato rapporto tra general counsel e legale esterno, alle criticità e le opportunità legate all’emergenza Covid, fino alla ricetta per superare la crisi e ai “nuovi rischi” per le imprese.

Sono solo alcuni dei temi affrontati da Giuseppe Fornari, avvocato penalista e fondatore dello studio legale Fornari e Associati, e Stefano Speroni, direttore Affari Legali di Eni, che Le Fonti Legal ha messo “faccia a faccia” in un’intervista doppia con focus sulla “ripartenza”. E l’allarme lanciato dai due professionisti è univoco: far ripartire il sistema giustizia per non ingolfare ulteriormente il contenzioso e non ostacolare gli investimenti dall’estero. Perché da questi drammatici mesi bisogna anche saper cogliere gli effetti positivi: il rafforzamento dei legami più virtuosi e la capacità delle imprese di saper cambiare.

Leggiamone un estratto. La versione integrale è pubblicata su Le Fonti Legal in edicola.

Partiamo dall’approccio alla situazione emergenziale: come cambia la figura del general counsel all’interno della realtà aziendale?

Stefano Speroni. Il ruolo del general counsel, specialmente negli ultimi anni, si è caratterizzato per la capacità, crescente, di affiancare i vertici aziendali nel dare supporto alle scelte di business, attraverso l’utilizzo delle competenze giuridiche trasversali insieme con un’approfondita conoscenza della realtà aziendale e del mercato in cui si opera. È il management delle società a richiedere che i general counsel siano più coinvolti nelle decisioni e nella leadership aziendale, assicurando una coerenza tra le attività strategiche, operative e la congruità con la normativa di riferimento: un modo per prevenire rischi futuri attraverso una presenza “anticipata” a fianco delle decisioni.

L’obiettivo è quello di fornire un supporto decisivo alle attività di business, spiegando anche agli stakeholders, interni ed esterni, le ragioni che suggeriscono l’adozione di alcune metodologie e strumenti (negoziali, contrattuali e di comportamento operativo) piuttosto che altri, anche in ragione delle differenze esistenti fra i vari ordinamenti, con i quali le società multinazionali sono chiamate a confrontarsi. L’esercizio di questa funzione consente di aumentare la trasparenza informativa e migliorare le performance aziendali limitando rischi futuri. Dunque, l’obiettivo resta lo stesso, è il quadro economico ad essere mutato e all’interno di questo occorrerà orientarsi, prevedendone, ove possibile, l’evoluzione, con serietà e senso di responsabilità.

L’emergenza sembra ormai alle spalle. In quale modo la crisi ha cambiato il ruolo del professionista esterno, in particolare dell’avvocato penalista?

Giuseppe Fornari L’emergenza ha avuto un impatto dirompente sulle vite di ciascuno di noi, dal punto di vista personale e professionale, ed è destinata a lasciare segni indelebili del suo passaggio.

L’avvocato penalista, come ogni altro professionista, sarà chiamato a fare i conti con un contesto nuovo, del quale abbiamo potuto osservare, sperimentando, solo alcune anticipazioni.

Penso al tema relativo all’utilizzo degli strumenti tecnologici per lo svolgimento dell’attività professionale e al tema, tanto cruciale quanto complesso, del necessario bilanciamento dello sviluppo economico e industriale con le esigenze di tutela dell’ambiente e della salute, nonché con il diritto al lavoro e all’occupazione, che torna a imporsi prepotentemente.

Parimenti, la crisi economica provocherà un incremento dei reati o, comunque, del rischio di commissione degli stessi, al quale occorrerà prepararsi al meglio, sia in ottica preventiva che in prospettiva patologica.

Nelle difficoltà inattese, così come nelle nuove sfide, la competenza e la professionalità assumono un valore decisivo.

Quali valori e parole chiave per superare questa crisi?

Speroni. La crisi ha “aperto” ancora di più la possibilità delle funzioni di supporto (come quella legale) di far comprendere all’interno ed all’esterno dell’azienda il valore del rispetto intelligente delle “regole” (sia in un senso tecnico sia in senso più ampio) e la possibilità di dare anche un contributo diretto alle scelte aziendali. Contributo di “tutela” attraverso la trasparenza, l’impegno continuo e il lavoro (anche a distanza). Vorrei però anche dare uno spunto che riguarda l’attività della mia azienda: questa crisi ha reso evidente l’importanza di saper “cambiare”, di adattarsi a nuove sfide e di “anticiparle” come il nostro settore di attività ha reso evidente. Il ruolo dell’avvocato in società è anche quello di anticipare le esigenze che i cambiamenti e le innovazioni strategiche richiedono. Penso che Eni abbia dimostrato la capacità di anticipare le trasformazioni e le decisioni di business che questa crisi ha reso indispensabili ed evidenti, una capacità strategica e di visione che arriva da lontano ed a cui la funzione legale ha contribuito e contribuisce quotidianamente per la propria parte.

Fornari. Serietà, senso di responsabilità e coraggio.

Si tratta di requisiti e regole di condotta ordinari, che dovrebbero informare il comportamento dei professionisti in ogni tempo ma che assumono una rilevanza straordinaria nei momenti di crisi, che rappresentano una sorta di epifania, un momento di rivelazione, autentica, di ciò che si è.

Del resto, comportamenti che non tengano conto della straordinarietà del momento, sono destinati a rivelarsi controproducenti nel medio-lungo periodo.

Mi auguro che si possa uscire da questa fase con queste, ritrovate, consapevolezze.

Come inquadra il rapporto tra general counsel e legali esterni e in che modo potrebbe cambiare per via della crisi?

Speroni. Un rapporto di stima, fiducia e di rapporti fondato sulla consapevolezza che vi sono alcuni settori che non rappresentano la quotidianità dell’attività dell’azienda e, rispetto ai quali, è opportuno e necessario rivolgersi a professionisti esterni, specializzati in quei settori. In questo rapporto è fondamentale il confronto con l’ufficio legale interno, in grado di fornire una conoscenza dei processi decisionali e operativi della società, rilevanti nel caso di specie. L’integrazione fra conoscenze interne ed esterne consente di raggiungere livelli qualitativi più alti di quelli che si potrebbero conseguire, evidentemente, senza la condivisione di informazioni e competenze diverse.

Ai legali esterni chiediamo di aiutarci a spiegare come la nostra società agisce ed a costruire la “correttezza” complessiva della nostra attività e a rappresentarla in modo “pro attivo” e non “difensivo”.

Fornari. Da una parte, sono convinto che la crisi contribuirà a saldare i legami più virtuosi, ossia quelli in cui il valore aggiunto del professionista esterno si rivela particolarmente utile non solo nella soluzione del problema (già manifestatosi) ma anche nella capacità di incidere positivamente nella gestione delle dinamiche fisiologiche della vita aziendale. L’esperienza che la gestione della crisi porterà con sé potrà essere capitalizzata dal professionista esterno che avrà la possibilità di mettere al servizio delle società il know-how acquisito, grazie all’esperienza vissuta in altre realtà, non solo per i grandi temi ma anche per il day-by-day.

Dall’altra, l’impatto economico potrà determinare un ripensamento dei rapporti economici che legano società e professionisti. Una sfida che non deve tradursi in una mera richiesta di more for less (pagare di meno e ricevere più servizi), ma che impone – da parte dei professionisti – la capacità di organizzarsi e organizzare il lavoro in modo efficiente: da ciò non potrà che derivare un servizio di maggiore qualità.

La grande sfida sarà quella di riuscire a generare innovazioni durature, attraverso una migliore e più aggiornata preparazione e organizzazione, che consentano di innalzare la qualità dei servizi in maniera permanente, anche in vista di altre emergenze.

Come pensa che il sistema Italia possa uscire dalla crisi? C’è una ricetta?

Speroni. Lavorando. Lavorando su ogni fronte, non solo produttivo ma anche di stimolo a identificare i problemi e le migliori soluzioni per riportare al centro dei propri obiettivi un complessivo contemperamento degli interessi di tutti gli stakeholders. E l’avvocato interno deve anche “proporre” e “proporsi” nell’aiutare la propria società in questa prospettiva.

Fornari. Molto dipenderà dall’impatto concreto che avranno le misure messe in campo dal Governo e dalla tempestività con cui le somme messe a disposizione dall’Unione Europea produrranno effetti concreti nel nostro Paese. Quel lasso temporale sarà, a mio giudizio, decisivo.

Siamo già in ritardo, e ogni giorno in più rischia di compromettere uno scenario già preoccupante.

Come già detto, questo è il tempo del coraggio: è necessario cogliere l’occasione offerta, nostro malgrado, dalla crisi per realizzare riforme strutturali, che ci consentano di affrontare al meglio il presente ma, soprattutto, di costruire un nuovo futuro.

In questo scenario, il mondo della giustizia riveste un ruolo centrale: possiamo immaginare anche qui riforme profonde, grazie alle risorse straordinarie di cui disporrà il Paese nei prossimi mesi.

Quali le criticità rispetto alla “ripartenza” per il settore energy? Quali invece le opportunità?

Speroni. Criticità moltissime ma altrettante opportunità. Le criticità legate all’impatto sulle attività operative globali che la crisi ha generato: rapporti con gli Stati ospitanti, contrattisti e partner operativi in tutto il mondo e con situazioni non omogenee. La richiesta di energia riprenderà a crescere (come ovvio) ma l’istanza a servire tale ripresa in modo diverso è fortissima e costituisce un’opportunità. Che Eni ha colto e che la funzione legale supporta quotidianamente anche nell’individuazione di normative ed esigenze di regolamentazione per le nuove attività di un’economia “circolare” e più “green” che richiede contesti definiti e normati in modo chiaro e semplice per consentire la creazione di modelli di attività redditizia e rispettosi dell’ambiente. Una equazione non semplice da risolvere ma assolutamente ancor più alla portata di mano se fosse possibile una “semplificazione” dei contesti normativi applicabili. Chiaramente alle certezze normative, alla semplificazione si deve unire uno sforzo primario alla velocizzazione ed efficienza del sistema giudiziario, pesantissimamente impattato dalla crisi in atto. La fase di emergenza è anche “giudiziaria”: un sistema che rimane semplicemente “bloccato” finisce per avere ripercussioni che bloccano le aziende e levano certezze nell’intraprendere investimenti o decisioni. Il tema, purtroppo, pare essere stato dimenticato.

Quali le criticità rispetto alla cosiddetta “ripartenza” per il sistema penale?

Fornari. Sinceramente, si fa fatica a comprendere come mai il settore della giustizia sia stato fra i più penalizzati nella gestione dell’emergenza, come se non fosse essenziale per il Paese.

Dalla tutela dei diritti si riconosce la qualità di un sistema democratico, una sospensione così prolungata dell’attività processuale rischia di provocare danni e sfiducia nel sistema. Ed ancora, la crescente disaffezione, per non dire sfiducia, nella giustizia penale rischia di incrinare la coesione sociale.

Una giustizia particolarmente lenta è ingiusta per definizione.

Ultima nelle riaperture, con la giustizia, forse c’è solo la scuola. Il messaggio che si trasferisce ai cittadini non è edificante, laddove si consideri che questi due sono settori in cui lo Stato non può certamente delegare l’amministrazione e la gestione al settore privato. La crisi deve essere anche un’occasione per migliorare, altrimenti è solo tragedia.

Quali problematiche può comportare lo stop dell’attività giudiziaria? Come vede i processi da remoto?

Speroni. Ovviamente i riflessi sulle società sono molteplici, dalle ripercussioni sulle opportunità di investimento rallentate dai contenziosi, al prolungarsi del turbamento della serenità personale e familiare di chi è coinvolto in un contenzioso di qualsivoglia natura: sulle aziende le ripercussioni portano a “blocchi” decisionali ed incertezze che si prolungano per anni con effetti negativi che spesso non vengono percepiti. Un Paese che, oltre ad avere una legislazione complessa, non riesce a garantire la definizione dei processi in tempi celeri, rischia di risultare poco attrattivo, soprattutto per i players internazionali, oltre che a rendere difficili e complesse le decisioni operative e di investimento. Questa è certamente una patologia nota, oramai “storica” del nostro Paese, ma che rischia, in questa fase, di acuirsi ancor di più.

Fornari. Da avvocato penalista sento di dover difendere il processo penale di stampo accusatorio, basato sull’oralità e sull’immediatezza, che come tale non può svolgersi da remoto.

Vi sono, infatti, interessi e diritti in gioco che devono essere prioritari nell’individuazione dello strumento con cui celebrare il processo. Questo, ovviamente, non significa essere contrari alla tecnologia o all’innovazione.

Le udienze c.d. di smistamento o le udienze camerali, ad esempio, potrebbero anche svolgersi da remoto (avendo cura, per queste ultime, del caso concreto). Così come sarebbe importante introdurre modalità di deposito telematico degli atti e di consultazione dei fascicoli.

Si dovrebbe digitalizzare l’intera fase procedimentale (quella delle indagini, per intenderci), dove si produce più carta e si registrano i ritardi più significativi. Ecco, questa sarebbe un’innovazione vera e utile. Come dicevo: la crisi dev’essere un’occasione per migliorare, non per arretrare.

Quali i “nuovi rischi” nel settore dell’energia?

Speroni. Nel settore dell’energia vediamo rischi sulla ridefinizione degli impegni esistenti, con un rilevante impatto sulla “tenuta” dei piani basati su previsioni e impegni a lungo termine, che rischiano di essere eccessivamente onerosi rispetto alle condizioni iniziali di valutazione. Anche i rapporti con gli Stati concessionari presenteranno dei momenti di verifica e tensione tra la necessità degli Stati produttori “meno ricchi” di confermare sviluppi ed investimenti e la necessità delle aziende di sostenere l’economicità dei progetti rispetto ai valori di mercato e le previsioni dei consumi. Ciò che l’opinione pubblica non percepisce è che la crisi del settore energetico “tradizionale” colpisce sì la profittabilità delle società multinazionali (che sono impegnate come l’Eni in una transizione energetica decisa e definitiva ma sostenibile anche economicamente) ma sta colpendo in modo ben più grave le economie di quegli Stati che sono dipendenti dall’estrazione delle fonti tradizionali e che necessitano degli investimenti legati alle attività estrattive e non hanno ancora strutture economiche consolidate. Dovendo accelerare la transizione energetica è indispensabile che le normative di riferimento assistano assistano (e non complichino burocraticamente) il rapido cambiamento necessario.

Quali i “nuovi rischi” nell’ambito del diritto penale?

Fornari. Innanzitutto, in questo periodo, ogni datore di lavoro deve predisporre tutte le misure idonee a prevenire il contagio da Covid-19. A fronte delle crescenti preoccupazioni del mondo delle imprese, si è intervenuti per via legislativa, anche a seguito di alcune indicazioni dell’Inail, prevedendo che l’adozione e l’attuazione dei protocolli di sicurezza siglati tra le parti sociali rappresentano un corretto adempimento degli obblighi previsti dall’articolo 2087 del Codice civile e, in quanto tali, sono idonei a escludere la responsabilità civile e penale dell’imprenditore.

Ancora una volta, emerge con chiarezza un’esigenza di certezza. Da questo punto di vista, il diritto penale deve avere la capacità di rendere distinguibili le luci dalle ombre. Dove manca la certezza, le presunzioni sostituiscono le verità.

 

 

 

 

 

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