Più equilibrio tra creditori e imprese

Alessandro Da Re, fondatore di Da Re & Anzovino Studio Legale espone i vantaggi del nuovo impianto normativo: oltre a promuovere un equilibrio tra gli interessi dei creditori e la continuità aziendale, favorita da misure protettive, il Codice fa chiarezza sulla liceità di molte operazioni, grazie all’introduzione di un sistema obbligatorio di assetti, regole e tempistiche di intervento.

Quali sono le novità più significative introdotte dal nuovo Codice?
Con l’entrata in vigore del Codice si chiude un lungo percorso che ha visto il legislatore impegnato a risolvere quello che apparentemente sembrava un conflitto tra la duplice necessità di tutela da un lato dei creditori e, dall’altro, della continuità aziendale.
L’equilibrio viene raggiunto creando un sistema che anticipi il più possibile le rilevazioni delle crisi ed i conseguenti interventi per la loro gestione, nella consapevolezza che, in tal modo, da un lato il danno che sarà prodotto ai creditori sarà senz’altro inferiore e, dall’altro, che le possibilità di risanamento dell’impresa saranno per converso senz’altro superiori.
Si sono quindi resi centrali i sistemi che consentono di rilevare tempestivamente e quasi in modo automatico la presenza di uno stato di crisi e di intervenire ricorrendo al nuovo istituto della composizione negoziata: l’impresa deve infatti dotarsi di adeguati assetti organizzativi, amministrativi e contabili, ai sensi del novellato art. 2086 c.c. e nuovo art. 3 del Codice, in grado di consentire una diagnosi precoce dello stato di difficoltà, evitando che il ritardo nel considerare i segnali conduca ad una crisi irreversibile.
Altra novità importante, sempre nella logica di preservare la continuità, è il sistema delle misure protettive dell’impresa, con l’impossibilità – per i creditori nei cui confronti esse dovessero essere richieste – di rifiutare unilateralmente l’adempimento dei contratti pendenti o provocarne la risoluzione.

Qual è il ruolo del consulente nel nuovo scenario aperto dal Codice della crisi e dell’insolvenza?
I consulenti hanno un ruolo fondamentale, per non dire necessario.
Essi hanno infatti il compito di accompagnare l’impresa nell’accesso alla composizione negoziata e nella costruzione e scelta dei vari possibili suoi sviluppi previsti dal Codice, strumenti tutti che restano di una certa complessità , anche sotto il profilo legale, da gestire.
Inoltre, anche la gestione dei rapporti con l’esperto, i creditori, i potenziali interessati ed eventualmente il tribunale richiede particolare sensibilità e competenze specifiche.
È impensabile che l’impresa possa avventurarsi da sola nei territori del Codice.
Ovviamente, l’advisor legale si dovrà coordinare con un advisor finanziario, che è figura altrettanto necessaria nell’elaborazione delle strategie.

Qual è il suo giudizio complessivo in merito al nuovo impianto normativo?
Positivo.
Si è trovato un ottimo equilibrio tra la tutela dei creditori e la necessità di salvare ciò che di buono vi è nelle imprese. Inoltre, si è costruito un cambio epocale di approccio anche per i nostri imprenditori, che, responsabilizzati, al pari degli organi di controllo, dovranno comprendere che non ha più senso arrivare alle procedure concorsuali stremati, com’era nel passato nella maggioranza dei casi. Non vanno poi sottovalutati, anche al di là delle future riforme, gli effetti che il Codice avrà sui reati fallimentari: ora, infatti, e lo dico anche per l’esperienza di tanti processi per bancarotta vinti, l’aver delineato un sistema obbligatorio di assetti e una tempistica di intervento, con una schema di regole su come operare a tutela della continuità, renderà molto più semplice, e soprattutto meno discrezionale, delineare il confine di liceità di molte operazioni che prima si potevano considerare spesso borderline, per non dire poi degli effetti sulle tematiche della ricostruzione del momento di emersione dello stato di insolvenza e dei contegni adottati dall’imprenditore/amministratore, collegati alla configurazione della bancarotta semplice.

Che tipo di consulenza è offerta dalla sua realtà a un’impresa in stato di sofferenza o crisi?
Come studio, e in particolare il sottoscritto personalmente, ci occupiamo da decenni di crisi di impresa ed abbiamo avuto l’opportunità di gestire procedure piuttosto rilevanti e complesse nonché di costruire operazioni divenute dei veri e propri case history per i nostri territori, riuscendo in molti casi, preservando al massimo la continuità aziendale, a giungere ad ottimi risultati in termini di soddisfazione dei creditori.
Già assistiamo per la parte legale alcune imprese nell’accesso alla composizione negoziata, nella costruzione e nella scelta dei vari possibili sbocchi previsti dal Codice, piani di ristrutturazione, transazioni fiscali e concordati semplificati inclusi, nell’eventuale richiesta delle misure di protezione nonché nelle eventuali operazioni di cessione e nei negozi cd. ponte (affitto d’azienda, ecc.) atti a preservare la continuità.
Tale attività include la redazione di tutti gli atti e negozi necessari per l’assistenza dell’imprenditore nei rapporti con l’esperto, creditori ed in genere controparti, e l’eventuale rappresentanza in tribunale. Tale consulenza si può giovare di una particolare sensibilità costruita sul campo e con successo in molti processi penali fallimentari (che, nella malaugurata ipotesi, forniamo assieme al mio socio e collega penalista d’impresa Avvocato Anzovino), che si traduce quindi in un’assistenza continua sulla liceità delle operazioni, magari anche prodromiche, che si vanno a compiere, che può giovarsi quindi di una maggiore visione strategica e prospettica della crisi e della sua evoluzione.

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