La partita delle banche nell’era post Covid

Dalla variazione della durata di mutui e prestiti, a finanziamenti per attività professionali in crisi, fino all’erogazione massiccia di fondi di sostegno a ospedali e strutture sanitarie.

Dall’inizio della pandemia sono molte le iniziative “emergenziali” messe in campo dalle banche per fronteggiare la crisi e sostenere imprenditori e privati. Intesa Sanpaolo, fra le varie iniziative, ha predisposto un Protocollo di collaborazione con il Dipartimento della Protezione Civile e il Commissario Straordinario per una donazione di 100 milioni di euro. L’attività interna del gruppo bancario è stata stravolta da nuovi protocolli, ma le priorità per i prossimi mesi restano chiare: integrazione del Gruppo Ubi e internazionalizzazione. Lo spiega a Le Fonti Legal Elisabetta Pagnini, group general counsel di Intesa Sanpaolo.


In che modo ha reagito il sistema bancario italiano allo scoppio dell’emergenza sanitaria?
L’emergenza sanitaria che stiamo attraversando ha indubbiamente segnato il quadro economico, obbligando le autorità nazionali ed europee ad adottare misure senza precedenti per attenuarne le conseguenze. Si tratta di misure fondamentali per la stabilità economica e finanziaria dell’eurozona. Le banche hanno svolto un ruolo cruciale come canale di trasmissione delle misure di policy, soprattutto nel fornire sostegno alla liquidità e al nuovo credito alle imprese e alle famiglie. Superata qualche inevitabile difficoltà iniziale e aggiornato il processo di erogazione del credito alla luce delle semplificazioni introdotte dal legislatore, le banche hanno infatti erogato finanziamenti garantiti dal fondo per le Sme per oltre 74,3 bln di euro. Anche i finanziamenti alle imprese di maggiori dimensioni, garantiti da Sace, sono stati rilevanti, così come quelli tradizionali. Non sono poi mancate iniziative volte ad agevolare il rimborso dei finanziamenti in essere.

Come è cambiata l’attività dell’ufficio legale con il Covid?
Fortunatamente lo smartworking era già abbastanza utilizzato, quindi l’estensione di tale opportunità non ha avuto particolari ripercussioni sulla capacità di assistere i nostri clienti. Certo, le settimane iniziali sono state un po’ frenetiche, per assicurare a tutti la possibilità di lavorare da casa. Ma ho toccato con mano un grande commitment, che ha consentito di far fronte efficacemente ad un evento così eccezionale. Come senior managers siamo stati vicini ai responsabili, chiamati ad uno stile manageriale ancora più focalizzato sugli obiettivi. Insomma, a sviluppare una leadership da remoto.
Oggi siamo ancora più forti, perché l’esperienza di questi mesi, insieme all’inevitabile fatica, ci ha mostrato opportunità che avevamo solo intuito.

Quali complessità e rischi legali si è trovato ad affrontare?
L’emergenza Covid ha inciso su molti temi legali. Sul fronte giudiziale, basti pensare all’impatto della sospensione dei termini processuali. Ma è sul fronte della consulenza che l’agenda è stata completamente ridisegnata. Ci siamo trovati alle prese con una molteplicità di questioni, complesse ed urgenti. Alcune apparentemente tradizionali, mi riferisco ad esempio alla valutazione delle conseguenze del ritardo o della mancata esecuzione di un contratto in base alle note categorie della forza maggiore, dell’impossibilità temporanea o definitiva, o dell’eccessiva onerosità, che hanno però dovuto essere declinate alla luce di una situazione emergenziale del tutto nuova. Abbiamo studiato i complessi provvedimenti che si sono via via succeduti e fornito assistenza per assicurare l’apertura delle nostre filiali, tutelando la salute dei nostri colleghi e dei nostri clienti, per i quali abbiamo sviluppato soluzioni che facilitassero l’accesso ai nostri servizi, ad esempio consentendo la conclusione di alcuni contratti mediante scambio di email, come previsto dalla normativa emergenziale, o semplificando la documentazione da presentare in banca per le pratiche di successione. Forse, il file più complesso, ma che ci ha dato maggiore soddisfazione, è stata la predisposizione di un Protocollo di collaborazione con il Dipartimento della Protezione Civile e il Commissario Straordinario per l’emergenza Coronavirus per regolare una donazione di ben 100 milioni di euro che il nostro Gruppo ha messo a disposizione per sostenere attività finalizzate a contenere e superare la diffusione del virus Covid-19, in particolare l’incremento di 2.500 posti letto di terapia intensiva.

Quali le priorità per i mesi a venire?
Oltre a continuare ad assistere business e clienti in questa fase purtroppo ancora difficile, l’integrazione del Gruppo UBI, recentemente entrato a far parte di Intesa Sanpaolo, è certamente una delle principali priorità. La tempistica è serrata, ma abbiamo notevole esperienza in questo tipo di operazioni. Abbiamo poi in cantiere diverse iniziative, sia sul fronte della gestione del contenzioso, dove vogliamo meglio sfruttare le opportunità fornite dalla digitalizzazione, che dell’attività di advisory. Insieme a tutta la prima linea ho lavorato alla creazione di team multidisciplinari che stanno aiutando la nostra Direzione a realizzare alcuni progetti innovativi, che valorizzeranno le competenze professionali dei legali interni e renderanno il nostro modo di lavorare ancora più efficiente e utile. Stiamo mettendo a punto un progetto di job rotation, che consentirà di aumentare le competenze trasversali dei legali interni e di migliorare la conoscenza del business che dobbiamo assistere. Un altro driver importante sarà l’internazionalizzazione. Stiamo rafforzando un team dedicato alle tematiche internazionali ed al coordinamento dei legali interni delle controllate estere del Gruppo. Ma ormai quello è il contesto con cui ogni in-house lawyer deve fare i conti. Pensare secondo canoni prettamente domestici non basta più; il nostro paese, le nostre imprese sono fortemente collegati alla realtà europea e al mondo intero. Stiamo perciò approfondendo le skills che un legale moderno deve possedere per poter supportare efficacemente il business in un mondo in rapida trasformazione, così da costruire percorsi di crescita non convenzionali, all’altezza delle sfide che sono già qui.

A suo avviso, quali scenari si apriranno nei prossimi mesi per i legali di azienda?
Le aziende hanno compreso che lo smart-working può essere una grande opportunità. Saremo chiamati a concentrarci sulle aree in cui possiamo aggiungere valore e a trovare soluzioni cost-effective. Sento parlare molto di intelligenza artificiale e big-data, che potrebbero aumentare l’efficacia del nostro lavoro, ma al momento non ho ancora visto esperienze davvero significative. La vera sfida, credo, rimarrà il talento, la capacità di individuarlo, farlo crescere, valorizzarlo. Siamo chiamati a fare di più con meno, più velocemente, in contesti a crescente incertezza. È questa la vera sfida per un General Counsel 4.0.

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