Delia & Bonetti nella rimessione alla Corte Costituzionale del Consiglio di Stato sul concorso docenti

Il Consiglio di Stato ha rimesso alla Corte Costituzionale le norme istitutive del concorso docenti straordinario sulle quali gli Avvocati Santi Delia e Michele Bonetti avevano sollevato questione di legittimità.

Con una lunga ordinanza di 20 pagine, la Sesta Sezione del Consiglio di Stato ha ripercorso la travagliata storia della scuola italiana dell’ultimo trentennio (dalla Legge n. 31/90 che ha introdotto il concetto di abilitazione sino al D. Lgs. n. 59/17 che l’ha eliminato) nel quale, in estrema sintesi, è accaduto che “il possesso, ovvero il mancato possesso, di un’abilitazione all’insegnamento è dipesa da circostanze non legate al merito, ma soltanto casuali, ovvero in sintesi estrema dall’essersi o no trovati, per ragioni anagrafiche, o di residenza, nella posizione di poter partecipare ad uno dei percorsi abilitanti ordinari di cui si è detto, ovvero dall’avere o no potuto frequentare una SSIS ovvero un TFA, ovvero ancora dall’avere potuto usufruire di un PAS, legato quest’ultimo, come pure si è detto, ad una circostanza ulteriore a sua volta casuale, ovvero all’avere o no prestato servizio come docente precario“.

Tali profili, commentano gli Avvocati Santi Delia e Michele Bonetti, erano stati dedotti in ricorso anche a seguito dell’ulteriore accoglimento ottenuto innanzi al Comitato sociale Europeo che, dopo ampia istruttoria, aveva stigmatizzato il sistema italiano di conferimento dell’abilitazione eccessivamente penalizzante per larga parte dei docenti.

Oltre a questa questione principale, il Consiglio di Stato ha accolto l’ulteriore tesi che consente ai dottori di ricerca di partecipare al concorso, precisando che in ipotesi di rigetto del rilevo principale, la Corte dovrà vagliare in punto di ragionevolezza la scelta del Legislatore di escludere i docenti con possesso del più alto titolo di studio del nostro ordinamento.

 

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