Campagna vaccinale, l’impatto sulle risorse umane

Argomento della nuova puntata di Doppio Binario, programma condotto da Gabriele Ventura e Simona Vantaggiato, si è parlato dell’impatto della campagna vaccinale anti Covid, dell’organizzazione delle risorse umane. Se ne è parlato con il professore avvocato Francesco Amendolito, Founder di Amendolito & Associati e con il dottor Pietro Scrimieri, Direttore Risorse Umane e Organizzazione Acquedotto Pugliese.

Quale impatto avrà la campagna vaccinale anti Covid sull’organizzazione delle risorse umane?
Francesco Amendolito. Diciamo che un’altra tegola un’altra gatta da pelare per le organizzazioni aziendali e per gli uffici del personale e si va a sovrapporre il problema della campagna vaccinale a quelle che erano appunto le regole scritte all’inizio della nota pandemia e cioè mi riferisco ai protocolli di sicurezza anti Covid. In questo momento noi ci stiamo interrogando noi operatori del sia nel diritto del lavoro ma in generale gli uomini della funzione del personale quindi oggi abbiamo un esponente del mondo HR, il dottor Scrimieri e quindi poi io sarò anche curioso di capire in che maniera quelle aziende si stanno organizzando abbiamo questo problema ci stiamo interrogando sul vaccino sì bacino no al 15 il diritto alla salute della collettività e quindi anche dei singoli lavoratori all’interno di organizzazioni aziendali e il diritto alla libertà personale quindi delle singole persone quindi dei singoli lavoratori ha eventualmente non vaccinarsi perché sappiamo che in Italia ci sono circa una ventina di vaccini per cui è obbligatorio per legge effettuarli ma il vaccino anti Covit non rientra in queste prescrizioni. Non abbiamo una normativa che obbligano a ciro quindi il problema è come fare come organizzare il futuro delle aziende rispetto a quei potenziali lavoratori che risulteranno diciamo che si rifiuteranno di sottoporsi al vaccino questa cosa impatta su tante regole e quindi anche norme in questo caso potestative cogenti che quindi si passa dal diritto costituzionale alla privacy al al potere e dovere del datore di lavoro di rispettare ai sensi del 2087 del codice civile e del tessuto in materia di sicurezza appunto i protocolli di sicurezza e far sì che l’ambiente di lavoro sia sempre e garantisca la salute dei lavoratori addetti di cui magari nel proseguo potremmo anche co soffermarci meglio su quelle che sono queste regole quindi in che maniera poter evitare di commettere degli errori da parte della direzione di personale di ciascun azienda.

Quale impatto avrà il vaccino sulla vostra organizzazione residuo o servizio pubblico essenziale?
Pietro Scrimieri. Noi gestiamo l’acqua, più tutto il ciclo di depurazione, quindi tutto ciò che è legato anche al discorso della fognatura quindi in quanto gestori di questo servizio così importante quindi essenziale di natura chiaramente pubblica, noi abbiamo esaminato tutte le possibili soluzioni per prevenire il contagio del virus. La nostra campagna è stata veramente meticolosa e tutte le 2.200 persone di acquedotto pugliese sono state molto attente a prevenire il contagio e di fatto i numeri relativi al contagio per quanto riguarda la nostra azienda sono stati veramente incrociando le dita, abbastanza limitati, molto limitati. Abbiamo fatto anche, giusto per entrare poi nel tema della prevenzione vera e propria, una campagna di test sierologico volontaria per tutto il personale e che poi potrà essere propedeutica un’eventuale campagna vaccinale qualora si dovesse andare su questa direzione. Come abbiamo strutturato la nostra campagna di test sierologici concordata anche a livello di comitato interno con le organizzazioni sindacali e tutti i nostri rappresentanti quindi c’è stata un’adesione volontaria da parte di tutto il personale e tenendo presente considerando che noi siamo presenti con i nostri uffici tutta la Puglia, parte della Campania e parte della Basilicata. In ogni in una serie di siti di acquedotto pugliese c’è stata la possibilità di effettuare il prelievo e quindi poi successivamente di avere con tutte le dovizie di privacy e di tutela i diritti individuali di avere l’esito la risposta è stata molto importante i nostri il nostro personale ha aderito in massa questa campagna che ha previsto tre ondate e devo dire che c’è stata molta attenzione una grande sensibilizzazione in questo senso anche da parte dei capi intermedi che sono il 3 d union tra la volontà aziendale e la volontà e la strategia aziendale e la strategia che viene portata ai livelli bassi nell’organizzazione quindi da questo punto di vista grossa attenzione alle misure di prevenzione e campagna di test sierologici che ha messo a dura prova se vogliamo ma con risultati positivi, tutta l’organizzazione di acquedotto pugliese.

Quali sono se ci sono degli strumenti a disposizione del sono previste gli strumenti a disposizione delle torri di lavoro per incentivare il ricorso al vaccino da parte dei dipendenti?
Francesco Amendolito. Sì io non parlerei diciamo di mezzi per incentivare vaccino il lavoratore io parlerei proprio di premesso appunto come ho detto in precedenza che non può sussistere un obbligo del lavoratore a vaccinarsi e qui poi tra l’altro c’è tutto un problema anche che impatta su determinate organizzazioni aziendali, per esempio le organizzazioni aziendali nell’ambiente sanitario le organizzazioni aziendali che impattano col pubblico. Si pensi ai trasporti e quindi voglio dire anche lì la non obbligatorietà no se ci auspica ci auspichiamo diciamo l’intervento del legislatore al fine di rendere almeno una t settori l’obbligatorietà del vaccino però al di là di questo quindi fermo restando che c’è un vero e proprio diritto del lavoratore o del cittadino a non vaccinarsi in quanto ripeto non ho non obbligatorie per legge però questo non significa che non possa essere contrattualmente derogato disposto questo diritto al vaccino quindi diritto assoluto della persona la salute o a non vaccinarsi cioè che cosa significa in sostanza in una sostanza cioè significa che il lavoratore può disporre quindi può questo suo dvd questo suo diritto e quindi questo suoi diritto può essere suscettibile a dismissione mediante in autonomia collettiva quindi sindacati o mediante l’autonomia individuale quindi il contratto di lavoro e qui dobbiamo riferirci un po complessa la cosa però diciamo è abbastanza semplice né se jeans in questo senso dobbiamo riferirci non soltanto a 287 cioè quella dell’articolo del codice civile che obbliga il datore di lavoro quindi sancisce una sorta di potere e dovere del datore di lavoro a rendere salubre sotto il profilo fisico e psichico l’ambiente del lavoro utilizzando tutti i mezzi che la tecnica e la scienza del momento consentono e poi anche l’articolo 270 9 del testo unico in materia di sicurezza sul lavoro secondo il quale appunto il dato di lavoro con l’ausilio del medico competente dovrebbe rispondere tutti quei mezzi adeguati ad evitare il rischio specifico e quindi questo caso il fatto che la collettività aziendale possa in relazione ad un focolaio da Covid ammalarsi a Covid 19. A questo punto significa che il vaccino per essere introdotto tra virgolette obbligatoriamente nell’azienda deve essere inteso come misura di sicurezza e quindi in quelli in quanto tale quindi valutazione del rischio specifico e quindi in quanto tale diciamo l’azienda attraverso il medico competente può adottare appunto il bacino come rimedio come misure a misura di sicurezza se questo è il lavoratore a quel punto se si rifiuta può essere soggetto a determinate azioni da parte del datore di lavoro e qui diciamo sì si apre tutta uno scenario perché c’è chi parla di sospensione senza retribuzione chi parla di sospensione con retribuzione chi parla di licenziamento per giustificato motivo io lo dico subito non sono molto d’accordo perché in caso di violazione nell’utilizzo di un dispositivo di sicurezza o quindi in questo caso nel rapporto che ho fatto del vaccino ci potrebbe essere proprio un un’evidenza disciplinare del rifiuto di dato di lavoro del lavoratore quindi a quel punto subentrerebbe diciamo più equamente un dvd censimento disciplina le io dico sempre come ultima ratio poi qui si somma anche il discorso di quei lavoratori che invece per motivi fisici non sono nelle condizioni di poter farsi il vaccino quindi pensiamo alle donne in gravidanza piuttosto che i lavoratori che hanno determinato energia eccetera quindi il dibattito è apertissimo non c’è una soluzione che si può generalizzare assolutamente la soluzione varia da azienda ad azienda da tipologia e settore in cui l’azienda opera di lavoratore a cui ci si riferisce e quindi i lavoratori a cui ci si riferisce e ripeto però in tutto può passare solo di esclusivamente a mio modo di vedere attraverso l’intervento del medico competente attraverso una rivalutazione non soltanto dei protocolli covi di 19 in tal senso ma anche del rischio specifico all’interno dell’azienda qui magari nella seconda parte potremo entrare un po più specificatamente su quelli che sono i vini e i rimedi diciamo da parte di organizzazioni di aiuto al senso.

Prevedete degli incentivi che possono in qualche modo incentivare i dipendenti al vaccino?
Pietro Scrimieri. Noi stiamo generando una forte consapevolezza rispetto alla necessità di prevenire il contagio. Particolari incentivazioni non ce ne saranno ma anche perché secondo me è uno dei punti essenziali rispetto alla campagna vaccinale e il rischio di esposizione cioè qualora il rischio di esposizione avvenisse in maniera correlata all’attività che si svolge e allora questo tema andrebbe approfondito nel caso di acquedotto pugliese il rischio di contagio non è strettamente correlato alla tipologia di attività ma ad un rischio che potremmo chiamare residuale dei comportamenti individuali di ognuno infatti noi stiamo cercando di aumentare sempre più come dicevo la consapevolezza anche ad avere dei comportamenti corretti al di fuori del posto di lavoro oltre che ponendo dei vincoli importanti sul posto di lavoro e mi spiego la il divieto di svolgere riunioni in presenza con più di tot persone in una stanza il ricorso massivo al allo smart working noi abbiamo più di 1.300 persone che oggi operano smart working però se non ci fosse questa attenzione se non ci sarà questa attenzione alla prevenzione del contagio anche nell’ambito delle attività extra lavorative tutte queste attività sarebbero non utili e non esaustive rispetto ad una prevenzione del contagio stesso quindi grossa consapevolezza e devo dire che uno strumento importante che noi stiamo avendo da questo punto di vista è la collaborazione con le organizzazioni sindacali le quali discutiamo anche all’interno del comitato ma quotidianamente rispetto alla prevenzione da adottare alla recensione al recepimento di tutte quelle accortezze anche organizzative che per esempio evitano faccio solamente un esempio l’accavallarsi della presenza delle nostre squadre operative all’interno degli spogliatoi quindi abbiamo cambiato sede di lavoro abbiamo garantendo sempre il presidio delle attività abbiamo cercato di organizzare tutto in maniera coerente con questo tipo di discorso quindi non tanto incentivazioni ma e se vogliamo essere passate il termine disincentivazioni molto forti rispetto alla violazione delle norme che emaniamo perché qualora noi diamo delle disposizioni e queste non vengono rispettate allora agiamo in maniera forte dal punto di vista disciplinare.

Nella seconda parte il Doppio Binario si è continuato a parlare di vaccino anti Covid e dell’impatto che avrà sull’organizzazione delle risorse umane concentrandosi in particolare, su cosa succede in caso di rifiuto da parte del dipendente di sottoporsi al vaccino. Se ne è parlato con il professore avvocato Francesco Amendolito, Founder di Amendolito & Associati e con il dottor José Antonio Altozano, General Manager Italy Norgine.

Quali sono gli strumenti a disposizione del datore di lavoro in caso eventuale di rifiuto da parte di un di un dipendente di sottoporsi al vaccino anti Covid?
Francesco Amendolito. Dobbiamo comunque ribadire una piccola premessa cioè non c’è oggi in Italia lo stato un obbligo del cittadino e quindi anche dei lavoratori a effettuare il vaccino a vaccinarsi però se parliamo delle aziende e delle organizzazioni aziendali la cosa cambia leggermente rispetto a quello che appunto l’analisi in generale del diritto alla salute e del diritto anche assoluto della persona quindi anche la possibilità di non vaccinarsi perché all’interno delle aziende ci sono poi delle regole che vanno rispettate e che sono legate a degli obblighi che vengono dati dalla legge al datore di lavoro il lavoro non può sottrarsi come sapete per esempio a alla normativa pandemica e in più in particolare ai protocolli gov.it che sono stati prescritti e questa questione del come ho detto nella prima parte del vaccino va ad impattare anche su questi protocolli ma va ad impattare sulle regole generali contenuto in artico 2087 del codice civile che stabilisce il potere dovere per il datore di lavoro di garantire la salubrità psicofisica degli ambienti di lavoro l’articolo 20 del testo unico che obbliga il lavoratore a conformarsi alle regole di stima delle di sicurezza e alle regole aziendali che per una salvaguardia della salute dell’intera collettività aziendale per cui quel dovere il dovere al vaccino nell’ambito delle organizzazioni può diventare un dovere contrattuale e in barba a questo diritto costituzionale assoluto della persona che però è un diritto disponibile come molti giuristi e interpreti hanno ribadito in questi questo in questi ultimi giorni e cioè un diritto disponibili quindi suscettibile a dismissione mediante in autonomia collettiva o l’autonomia individuato quindi di contratto quindi che cosa succede quali sono gli strumenti e il dato di lavorare a in caso di rifiuto la possibilità di essendo il lavoratore la virgolette in idoneo al lavoro se non si vaccina è la possibilità di sospendere i lavoratori dell’attività lavorativa e qui si discute perché ci sono alcuni colleghi nell’ambito universitario che diciamo ritengono che non debba essere corrisposta la retribuzione in caso di sospensione per queste motivazioni altri che invece sostengono che la retribuzione vada data sicuramente la retribuzione va data in caso di sospensione per quei lavoratori che non si vaccinano per non per propria volontà ma perché hanno dell’inibizione alla vaccinazione cioè tipo la gravidanza tenero le allergie eccetera rimane il fatto però che proprio deve essere questo un dovere contrattuale deve rientrare lo dico meglio se la donne no per non essere frainteso in quella che una valutazione dei rischi aziendali in materia di sicurezza sul lavoro quindi serve l’ausilio del medico competente che deve valutare insieme agli addetti alla sicurezza è questo è un rischio specifico un ulteriore rischio in materia di sicurezza e come tale viene stabilito come rimedio al rischio specifico quello della vaccinazione in caso di ricevuto il datore di lavoro può sospendere lavoratore in estrema ratio o licenziare l’iniezione anzi licenziare a mio modo di vedere lo spiegherò poi magari fin là si tratta di un licenziamento disciplinare c’è chi invece parla di licenziamento per giustificato motivo oggettivo per sorta di nido netta alla mansione.

Voi come vi state organizzando? Ricordiamo che appunto la sua azienda opera nel settore farmaceutico.
José Antonio Altozano. Per iniziare vorrei dire che gli studi ad oggi condotti mostra che l’unica soluzione al Covid 19 e il vaccino come azienda farmaceutica siamo assolutamente d’accordo sul favorire la macinazione per tutti i dipendenti immagini infatti è da sempre orientata alla prevenzione e alla sicurezza sul lavoro abbiamo due tipi di dipendenti noi che lavorano accedendo alle ospedale e limpida ti della sede poiché per ore la disponibilità del vaccino è limitata riteniamo che la verità deve essere decisa in base al rischio come ha detto dottore al momento attuale il tema vaccinale non è per un tema su cui le aziende possono disporre autonomamente alcune regioni hanno già inserito i lavoratori coinvolti nelle formazioni scientifica tra le categorie prioritarie da vaccinare nella fase iniziale per consentire loro di lavorare in sicurezza la tutela del proprio dipendente l’azienda auspica che tutti i propri dipendenti sul campo vengano inseriti al più presto a condivide le azioni intraprese da farmindustria al fine di avere un approccio unitario su tutto il territorio nazionale per le oltre sia per chi lavora nella nostra serie è chiaro che come tutti gli italiani dovranno attendere il loro turno.

Quali sono a suo avviso gli aspetti giuridici coinvolti in questa particolare scelta da parte del datore di lavoro nei confronti dei cosiddetti innovact?
Francesco Amendolito. Si è innanzitutto qualcosa è stato anche accennato dal dottor 80 cioè i vaccini non sono la disponibilità delle aziende quindi chiaramente si tratta di capire in che termini il datore di lavoro una volta che come abbiamo detto diciamo si determina all’interno di organizzazioni aziendali che il vaccino è introdotto con la misura di sicurezza per evitare il rischio di pandemie quindi di focolari all’interno dell’organizzazione aziendale dell’azienda stessa evidentemente questo tra l’altro diciamo ma anche il tenuto conto non ha valutato rispetto a quelle che sono le peculiarità delle aziende pensate alle aziende centrale le aziende dei trasporti quindi aziende che hanno a che fare con il pubblico quindi in questo caso il il datore di lavoro dei diciamo rispetto alla domanda cioè appunto quali sono gli aspetti giuridici questi deve essere accolto e il fatto che il datore di lavoro potrà richiedere senza che questo vada a violare la normativa sulla privacy a mio modo di vedere potrà richiedere appunto la certificazione della vaccinazione al lavoratore perché in caso di di vaio chassis nota patentino insomma è stata esattamente questa cosa qualcuno ha detto ma viola la privacy eccetera non è questo non è così abbiamo di vedere perché comunque è un patentino che attesta appunto che il lavoratore abbia effettuato il vaccino quindi in caso di rifiuto la consegna evidentemente il lavoratore si dimostra che non sa non abbia non ha effettuato questo vaccino ripeto questo sotto il profilo giuridico questo è un aspetto che rileva i nodi in ordina le introduzioni di mezzi in materia di sicurezza di dispositivi insomma voglio dire ci stiamo dando un risparmio diciamo stiamo ponendo delle domande quindi stiamo cercando di dare delle risposte delle cose che normalmente sono facile cui risposte sono pacifiche e cioè cosa succede nel caso in cui il lavoratore non utilizza un dispositivo per la sicurezza evidentemente si interviene sotto il profilo disciplinare per questo motivo e quindi cerco di rispondere anche alla sua domanda io sono d’accordo ha parlato di licenziamento disciplinano in ultimo ratio cioè che il rifiuto al vaccino o al consegnare il certificato attestante la vaccinazione avendo una essendo una violazione specifica al potere datoriale imporre quel di mezzo del mattino come rimedio al rischio covip evidentemente rileva sotto il profilo disciplinare e non anche a un problema di inidoneità alla mansione perché anche qui poi qualcuno anche detto no sì si può diciamo mettere i lavoratori in malattia ma non è così perché non è una malattia il fatto di non avere di non aver come se si restasse di mettere la mascherina giusta e saggia ficcare esattamente proprio questo poi qui qualcun altro anche detto in a team come estrema ratio perché nel frattempo ci si potrebbe si potrebbe utilizzare la sospensione diciamo con l’utilizzo della cassa integrazione guadagni e kobe quindi diciamo l’intervento della cassa codice però anche qui diciamo non sappiamo quanto e se durerà la cassa copit e qualche dubbio sull’utilizzo in tal senso del lavoratore che si rifiuta io lo avrei diciamo che l’impatto andando un pochino a enfatizzare il titolo che voi avete scelto sulle risorse umane della campagna vaccinale e particolarmente importante ha detto nella prima parte diciamo un ulteriore tegola un’altra gatta da pelare per le organizzazioni aziendali e per le direzioni del personale e questo ce lo avete visto come le scelte non saranno facili però io qui mi sento di dire una cosa che credo che sia abbastanza pacifica e concordemente diciamo ritenuta dalla dottrina della dottrina e dai diciamo dal dagli esperti che si stanno interrogando su questa questione cioè male il fatto che il dovere può diventare un dovere contrattuale perché nella libertà delle parti all’interno delle licenze dell’azienda a ristabilire questo e in questo senso c’è il supporto del testo unico in materia di sicurezza ma anche del codice civile senza che con questo si possa affidare allo scalo quindi o sotto il profilo giuridico non video come certamente non è semplice ma si possono comunque gestire queste problematiche.

Quali strumenti utilizzate per sensibilizzare insomma il ricorso al vaccino da parte quanto meno di quella parte di dipendenti e a cui faceva cenno prima che sono più esposti al rischio?
José Antonio Altozano. L’idea del patentino può essere può essere accettata pur essendo un’azienda farmaceutica non possiamo acquistare vaccini loro principale all’inizio sono direttamente gestiti dal governo siamo pero convinti sostenitori della necessità che tutti i nostri pendente aderiscano alla campagna vaccinale proposta dal dal governo abbiamo la fortuna di avere dipendente responsabili che quando secondo l’importanza di vaccinarsi per il bene comune alla luce delle evidenze scientifiche sappiamo che è assai più pericolose se colpiti del Covid 19 quindi e mentre se anche la l’influenza in ordina ha dato la possibilità a tutti i dipendenti da tenere in borsa del vaccino influenzale per preservarne al meglio lo stato di salute e quello del patentino potrebbe essere una possibilità.

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