Quando la casa madre non rispetta il contratto di franchising: le tutele dell’affiliato secondo l’Avv. Giovanni Adamo

Assistenza che non arriva e costi non previsti: cosa prevede la legge e come agire senza diventare inadempienti.


Nel franchising si parla quasi sempre degli obblighi dell’affiliato, ma il contratto impegna allo stesso modo anche la casa madre.

Tra i suoi doveri c’è l’assistenza. Quando viene a mancare, il titolare del punto vendita continua a versare le royalty senza ricevere ciò che gli spetta, e a volte si carica di costi non previsti alla firma.

Sospendere i pagamenti può sembrare la reazione più naturale, ma rischia di trasformare l’affiliato nella parte che non rispetta il contratto. La legge prevede strumenti pensati proprio per questi casi: la diffida ad adempiere, lo scioglimento del contratto e il risarcimento del danno.

Gli obblighi della casa madre sono scritti nel contratto


La legge sul franchising, la 129 del 2004, descrive il rapporto come uno scambio. L’affiliato paga di solito una quota d’ingresso e le royalty, mentre la casa madre (o franchisor) mette a disposizione il marchio, il know-how e l’assistenza tecnica e commerciale. Anche il know-how ha una definizione precisa. Sono le conoscenze pratiche della casa madre. Devono essere segrete, sostanziali e individuate. Individuate significa descritte in modo da poter verificare gli altri due requisiti.
 

La legge chiede inoltre che il contratto elenchi per iscritto i servizi offerti dalla casa madre: assistenza tecnica e commerciale, progettazione e allestimento del negozio, formazione (art. 3 della legge 129/2004). Il Codice civile aggiunge due principi: il contratto vincola le due parti e deve essere eseguito secondo buona fede. Quindi, i servizi sono un obbligo per il franchisor, come le royalty lo sono per l’affiliato.


Per capire se questo obbligo viene rispettato, il primo punto da rileggere è la clausola sui servizi. In alcuni contratti è una riga generica sull’assistenza, in altri indica i giorni di formazione e ogni quanto passa il responsabile di zona. Più la clausola è precisa, più è facile capire cosa manca. Se invece è vaga, conta anche chi l’ha scritta. Quando il contratto è un modulo preparato dalla casa madre, se ci sono dubbi, il giudice legge le clausole a favore dell’affiliato.

I costi non previsti dal contratto di franchising


Il punto vendita incassa, ma a fine mese i conti non tornano. In questi casi il problema può nascondersi negli addebiti della casa madre. Possono essere campagne pubblicitarie, volantini ed espositori decisi senza consultare l’affiliato, un prodotto nuovo da ordinare a ogni cambio di stagione o un ordine minimo mensile arrivato dopo la firma. Sommati ad affitto, bollette e personale, questi costi possono assorbire l’intero incasso.


Per questo la legge vuole che le voci economiche siano chiare fin dall’inizio. Il contratto deve indicare gli investimenti, le spese d’ingresso, come si calcolano e si pagano le royalty e l’eventuale incasso minimo che l’affiliato deve raggiungere (art. 3 della legge 129/2004).


Far rispettare il contratto o scioglierlo: le strade previste dalla legge

Se una parte viene meno ai propri impegni, l’altra può pretendere che il contratto venga eseguito oppure chiederne lo scioglimento, che i giuristi chiamano risoluzione. In entrambi i casi ha diritto anche al risarcimento, se c’è un danno. Lo scioglimento però non è sempre possibile: il giudice lo concede solo se la mancanza è davvero grave. Per esempio quando c’è un’assistenza assente per anni.

Un’altra strada è la diffida ad adempiere. L’affiliato chiede per iscritto alla casa madre di rispettare il contratto entro un termine, di norma non inferiore a quindici giorni, e avverte che altrimenti lo considererà sciolto. Se alla scadenza il franchisor non ha rimediato, il contratto si scioglie automaticamente.

Se invece la casa madre ha dato informazioni false prima della firma, la legge sul franchising permette di chiedere l’annullamento del contratto, cioè di cancellarne gli effetti. A questo si aggiunge il risarcimento del danno, se c’è .

Ognuna di queste strade funziona solo a certe condizioni. Per capire quale sia percorribile bisogna leggere il contratto e studiare i fatti, come le email rimaste senza risposta, le fatture con voci mai concordate, le visite promesse e mai avvenute.

È il lavoro di cui si occupa lo Studio Legale Adamo di Bologna, fondato dall’Avv. Giovanni Adamo, che ha firmato numerose pubblicazioni sul franchising, tra cui un commento alla legge 129 del 2004.


L’errore da evitare: sospendere i pagamenti


Davanti a un’assistenza che non arriva, la tentazione è sospendere il pagamento delle royalty. Ma se la mancanza della casa madre è lieve, o se l’affiliato non l’ha contestata per iscritto, chi sospende i pagamenti rischia di diventare la parte inadempiente.

A quel punto il franchisor può chiedere lo scioglimento del contratto e il risarcimento del danno.

Prima del giudizio, la mediazione


Dal 30 giugno 2023 le liti sui contratti di franchising rientrano tra le controversie che prevedono una mediazione obbligatoria: prima di fare causa, si deve tentare un accordo davanti a un mediatore.

Poi, se le parti raggiungono l’accordo, la lite si chiude senza processo.


Quando è fondamentale un supporto professionale


Quanto pesa una mancanza della casa madre, e quali addebiti si possono contestare, non si decide in astratto. Dipende dalle clausole del contratto, dagli allegati e la corrispondenza.

Ma un passo falso, come fermare i pagamenti troppo presto o contestare la clausola sbagliata, può mettere in difficoltà anche chi ha ragione.

Per questo conviene far leggere i documenti a un legale che ha esperienza quando si parla di controversie nell’ambito del franchising. Allo Studio Legale Adamo, fondato dall’avvocato Giovanni Adamo, un avvocato esamina tutta la documentazione e definisce una strategia in base al singolo caso.

In questo modo l’affiliato conosce la propria posizione e sa quali contestazioni far valere e in quale ordine.

 

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