Intelligenza artificiale e giustizia in Italia: rischi, casi reali e prospettive

L’IA entra nella giustizia italiana: utile ma rischiosa, resta fondamentale il controllo umano e la responsabilità degli avvocati.

L’utilizzo dell’intelligenza artificiale nel settore legale non è più un’ipotesi futuristica: è già realtà, anche in Italia. Negli ultimi mesi, diverse pronunce giudiziarie hanno acceso i riflettori su un fenomeno tanto innovativo quanto delicato: l’impiego di strumenti di IA nella redazione di atti processuali e provvedimenti giudiziari.

IA negli atti giudiziari: il caso del Tribunale di Rovigo

Un episodio emblematico arriva dal Tribunale di Rovigo, che con la sentenza del 7 aprile 2026 n. 219 ha evidenziato criticità legate all’uso dell’IA da parte degli avvocati. In particolare, in una memoria difensiva è emerso un passaggio chiaramente riconducibile a un sistema automatizzato, contenente una frase tipica di interazione con un assistente digitale.

Il giudice ha colto l’occasione per ribadire un principio fondamentale: l’uso dell’intelligenza artificiale non è vietato, ma richiede un controllo umano rigoroso. L’avvocato resta infatti pienamente responsabile del contenuto degli atti depositati. Questo richiama un concetto chiave per chi lavora nel settore legale: la tecnologia può supportare, ma non sostituire il giudizio professionale.

Le “allucinazioni” dell’IA: il precedente del TAR Lombardia

Un altro caso significativo riguarda una sentenza del TAR Lombardia del 2025, in cui un avvocato ha inserito nel proprio atto numerosi riferimenti giurisprudenziali risultati poi completamente fuori contesto. Le citazioni, pur sembrando plausibili, riguardavano ambiti estranei alla controversia.

Questo fenomeno è noto come “allucinazione dell’intelligenza artificiale”, ovvero la generazione di informazioni errate ma credibili. Il legale ha giustificato l’errore dichiarando di aver utilizzato strumenti basati su IA per la ricerca giuridica.

Il tribunale ha però chiarito un punto essenziale: la responsabilità dell’atto resta sempre del difensore, indipendentemente dagli strumenti utilizzati. Questo principio è cruciale anche in ottica SEO e contenutistica: l’automazione non può sostituire la verifica delle fonti.

Il ruolo della Cassazione sull’uso dell’IA

Anche la Corte di Cassazione è intervenuta più volte sul tema. In alcune pronunce del 2025, i giudici hanno evidenziato il rischio di un utilizzo improprio dell’intelligenza artificiale, soprattutto quando vengono citate sentenze inesistenti o non verificabili.

In un caso specifico, la Suprema Corte ha sottolineato come l’uso eccessivo di strumenti automatizzati possa portare il giudice stesso a perdere il proprio ruolo critico e valutativo, compromettendo i principi di imparzialità e terzietà.

Questo passaggio è particolarmente rilevante: non solo gli avvocati, ma anche i magistrati devono utilizzare l’IA con estrema cautela, evitando di delegare completamente il processo decisionale.

Le linee guida del CSM sull’intelligenza artificiale

A fronte di questi episodi, il Consiglio Superiore della Magistratura (CSM) ha emanato nel 2025 delle raccomandazioni sull’uso dell’intelligenza artificiale nella giustizia.

Le linee guida evidenziano che si tratta di una tecnologia rivoluzionaria, ma con rischi significativi, tra cui:

  • tutela dei diritti fondamentali
  • protezione dei dati personali
  • riservatezza delle informazioni
  • affidabilità delle fonti

Per essere compatibile con il sistema giudiziario, l’IA deve rispettare alcuni principi fondamentali:

  • trasparenza degli algoritmi
  • possibilità di verifica degli output
  • controllo umano costante
  • parità tra le parti nel processo

Solo in questo modo è possibile garantire un utilizzo etico e conforme ai principi dello Stato di diritto.

AI Act e normativa europea: cosa cambia

A breve entrerà pienamente in vigore il Regolamento UE 2024/1689 (AI Act), che classifica l’amministrazione della giustizia tra i settori ad alto rischio.

Questo comporterà l’introduzione di regole più stringenti per l’utilizzo dell’intelligenza artificiale, tra cui:

  • obblighi di trasparenza
  • sistemi di controllo e audit
  • gestione del rischio
  • responsabilità ben definite

In Italia, alcune disposizioni sono già state anticipate dalla legge 132/2025, ma il quadro normativo diventerà presto più strutturato e uniforme a livello europeo.

IA per studi legali: opportunità e rischi

Nel frattempo, il mercato si sta rapidamente adattando. Sempre più aziende offrono soluzioni di intelligenza artificiale per studi legali, promettendo di automatizzare attività come:

  • redazione di atti giudiziari
  • creazione di contratti
  • elaborazione di pareri legali
  • analisi documentale

Questi strumenti possono aumentare la produttività e ridurre i tempi, ma presentano anche criticità evidenti. Senza un controllo umano adeguato, il rischio di errori, imprecisioni o contenuti fuorvianti resta elevato.

Il futuro: l’IA potrà sostituire i giudici?

Una domanda provocatoria ma sempre più attuale: l’intelligenza artificiale potrà arrivare a scrivere sentenze?

Ad oggi, la risposta è negativa. Il sistema giudiziario si basa su elementi che l’IA non può replicare completamente:

  • valutazione critica
  • interpretazione del contesto
  • equilibrio tra le parti
  • sensibilità giuridica

Tuttavia, è plausibile che in futuro l’IA diventi un supporto sempre più avanzato per magistrati e avvocati, senza però sostituirne il ruolo.

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