studio legale

Nasce Pistochini Avvocati – Studio Legale specializzato in Diritto Penale d’Impresa

Viene costituita a partire dal 1° giugno 2020 la nuova realtà professionale Pistochini Avvocati, pensata e progettata da Alessandro Pistochini insieme al suo team, per valorizzare l’esperienza e le competenze di un gruppo affiatato di avvocati, che lavora insieme dal 2003.

I professionisti si separano, dopo una proficua collaborazione e mantenendo una relazione di amicizia, dal team di Lorenzo Crippa.

Pistochini Avvocati è formato dal Managing Partner Alessandro Pistochini, da Valentina Dugnani, Andrea Gaudio, Davide Giorgiadi, Francesca Lazzeri, Verena Pusateri e Guido Stampanoni Bassi, dagli Of Counsel Gianluca Varraso e Simone Fraschini e dai Trainee Luca Moglia e Marco Guarino Bagnasco.

L’obiettivo è di creare uno studio di soli avvocati penalisti, esperti di diritto penale dell’impresa e dell’economia, modernamente organizzato, efficiente, dotato delle nuove tecnologie, dei migliori standard di sicurezza informatica e protezione dei dati, in grado di comprendere ed andare incontro alle richieste di assistenza di un mercato legale che oggi è diventato globale.

BonelliErede: ecco il piano “anti-Covid”

“Clean desk” per gli avvocati che si devono per forza recare in ufficio. Con prenotazione online dello spazio di lavoro, misurazione della temperatura all’ingresso, kit con mascherine e detergente, possibilità di raggiungere il posto di lavoro solo con mezzi privati o taxi pagati dallo studio, accesso a solo una parte contingentata della sede. In questo modo tutti i movimenti siano tracciati in caso di emergenza sanitaria.

È il piano “anti-covid” messo a punto da BonelliErede, lo studio legale più grande d’Italia che si è trovato a gestire oltre 750 tra collaboratori e dipendenti costretti a dover lavorare da casa, in smart working. Strumento che, peraltro, lo studio stava sperimentando con un progetto pilota che coinvolgeva circa 80 professionisti. A spiegare a Le Fonti Legal l’organizzazione dello studio in Italia e per le sedi all’estero in questi mesi di emergenza globale è Andrea Carta Mantiglia, partner e consigliere delegato di BonelliErede.

Come avete gestito la fase iniziale di emergenza?

L’organizzazione di tutte le risorse di BonelliErede è stata gestita da un gruppo operativo interno che è stato istituito a marzo scorso. Si riunisce quotidianamente per fare il punto della situazione e affrontare tutte le criticità che possono emergere per coloro che lavorano da remoto. Da subito, inoltre, abbiamo divulgato un protocollo dettagliato di regole di comportamento e di carattere sanitario da seguire. Dal punto di vista operativo la raccomandazione che abbiamo dato è stata di stare a casa sfruttando lo strumento dello smart working. Questo non solo per adeguarci alla normativa nazionale, ma proprio per una questione di responsabilità sociale. Il nostro lavoro può essere infatti per larga parte effettuato in remoto, per cui è nostro dovere contribuire a non affollare le strade in un momento in cui altre categorie di lavoratori hanno maggiore necessità di essere fisicamente presenti nel posto di lavoro.

Come state gestendo la cosiddetta “fase 2”?

La seconda direttrice lungo la quale ci siamo mossi è stata di contingentare le possibilità di accesso agli uffici a un numero limitato di persone. Questo con due modalità: un sistema di prenotazione dello spazio di lavoro attraverso la compilazione di un modulo dove non solo vengono riportate le ragioni per le quali ci si reca in ufficio, ma viene anche dichiarato, sotto la propria responsabilità, di non essere stati a rischio contagio. Mentre per le sedi con una popolazione elevata, e mi riferisco a Milano e Roma, abbiamo anche chiuso una parte consistente degli spazi accessibili per le persone che si recano in ufficio. Ovvero, si può accedere solo a una parte limitata delle sedi dove sono presenti dei “clean desk” che vengono utilizzati per la giornata, sanificati e messi a disposizione per il giorno successivo. A tutte le persone che si recano in ufficio viene inoltre consegnato un kit contenente mascherine e detergenti per le mani. In questo modo, possiamo tracciare i movimenti delle nostre persone e, in caso di allarme sanitario, ricostruire più da vicino i contatti avuti. A tutto ciò si aggiunge il fatto che l’accesso fisico in BonelliErede avviene previa rilevazione della temperatura, che non deve superare la soglia di 37 gradi (invece dei 37.5 previsti dalla normativa). L’accesso agli uffici, infine, può avvenire solo tramite mezzi privati o taxi a spese di BonelliErede.

Come state gestendo lo smart working di un numero così elevato di risorse? Eravate preparati?

Per quanto riguarda lo smart working, stavamo sperimentando un progetto pilota che coinvolgeva un’ottantina di persone all’interno dell’organizzazione, che poi sarebbe stato esteso a tutti. Quindi, non eravamo impreparati. Inoltre, il nostro sistema informatico è stato in grado di reggere l’onda d’urto di oltre 750 persone che lavorano da casa. Non si è mai verificata alcuna disfunzione e non abbiamo dovuto ricorrere ad acquisti di emergenza, avendo tutti già a disposizione i pc per poter lavorare da remoto. Negli ultimi giorni, nell’ambito dell’alveo delle attività del progetto livebetter, abbiamo messo a disposizione di tutte le nostre persone un budget da spendere in accessori informatici per rendere migliore l’esperienza lavorativa da casa.

State affrontando criticità particolari nella gestione e chiusura delle operazioni in modalità remoto?

Nella chiusura delle operazioni ci sono dei momenti formali, come le stipule di atti notarili o le girate di azioni, per cui sono necessari momenti di incontro fisico. Ci siamo però organizzati in modo tale che siano presenti il minor numero possibile di persone, con turni di accesso in modo da non creare assembramenti di alcuni tipo.

A suo avviso qual è il futuro della professione di avvocato alla luce di questa esperienza che ha sconvolto i paradigmi della vita sociale e lavorativa?

L’utilizzo della tecnologia è diventato oggi più che mai imprescindibile, anche nella creazione di processi e contenuti. Il secondo aspetto che vedo è sicuramente di natura organizzativa: l’organizzazione del lavoro in futuro risentirà positivamente dell’utilizzo dello smart working, in questo periodo, da parte di un numero di professionisti che solo tre mesi fa non era immaginabile. Chiaramente siamo più indietro rispetto ai paesi anglosassoni, ma sta di fatto che il paradigma del “tutti insieme nello stesso posto e nello stesso momento” non sarà più la regola. L’organizzazione del lavoro sarà “agile working”, con duttilità di orari e presenze magari alternate dei team di lavoro. Tutto ciò avrà sicuramente una ricaduta anche sul real estate legato agli studi legali: gli spazi degli uffici saranno più contenuti rispetto ad adesso. Inoltre, e questa è una ovvietà, si faranno meno riunioni fisiche e si viaggerà molto meno.

Come sappiamo l’emergenza, pur essendo globale, si è manifestata in tempi diversi nei vari paesi. Come ha inciso questo aspetto sulla gestione dell’attività di uno studio internazionale come il vostro?

La scansione temporale dell’incidenza del virus a livello globale, in realtà, si è rivelata un vantaggio per noi perché abbiamo potuto imporre delle regole di prudenza alle sedi estere in anticipo rispetto alle disposizioni governative locali. A Dubai, per fare un esempio, abbiamo chiesto ai professionisti di stare a casa prima che entrasse in vigore il lockdown negli Emirati Arabi Uniti. In generale, abbiamo condiviso e messo a fattor comune una serie di precauzioni con le nostre persone degli uffici di Londra, Bruxelles, Il Cairo e Addis Abeba.

 

Nasce lo studio legale Napoletano Ficco & Partners

Lo Studio Legale Napoletano dell’avv. Enrico Napoletano continua il suo percorso di crescita e grazie all’esperienza e la competenza dell’avv. Paola Ficco diventa Studio Legale Napoletano Ficco & Partners con una nuova struttura e un team di professionisti giovane e dinamico, con una sede prestigiosa nel cuore di Roma.

Lo studio si distingue per la particolare esperienza e specifica competenza sia in settori innovativi, come la litigation PR e la legal communication, che nell’ambito di aree più tradizionali quali quella della salvaguardia della salute e sicurezza nei luoghi di lavoro, della tutela del patrimonio, pubblico e privato, della Pubblica Amministrazione nonché del diritto societario e fallimentare – e nel settore Ambientale – della gestione dei rifiuti, degli scarichi idrici, delle emissioni in atmosfera e nell’elaborazione della documentazione amministrativa di settore.
“L’unione tra le nostre due forze professionali sotto un’unica firma nasce dalla volontà di offrire ai nostri clienti un’assistenza completa, combinando la competenza, l’elevata specializzazione e la profonda conoscenza della complessa normativa ambientale grazie a un team che oggi diventa ancora più efficiente.

Siamo orgogliosi di essere l’unico studio al servizio di Assomineraria, associazione Confindustriale del comparto minerario e petrolifero, di cui siamo Soci. Tra i progetti per il futuro, la partnership con uno degli studi newyorkesi emergenti, Mendelson LF, con cui abbiamo pianificato alcuni temi ambientali da sviluppare sull’asse italo-americano e una serie di eventi per tutto il 2020 sui temi dell’economia circolare e decommissioning, oltre a un ampio ventaglio di tematiche di stretta attualità.”, dichiarano l’avv. Enrico Napoletano e l’avv. Paola Ficco.

Lo studio legale Napoletano Ficco & Partners ha la sua sede prestigiosa nel quartiere Prati di Roma, in viale Mazzini 73.

Bureau Plattner, 50 anni di storia e 100 collaboratori

Bureau Plattner festeggia 50 anni di storia.

Lo studio è stato fondato nel 1969 come studio di consulenza fiscale a Bolzano, nel nord Italia, e ha ampliato le propria attività nel corso dei decenni. Nel 2013 Bureau Plattner si è fuso con Petrucci & Partners di Merano ed ha aperto un ufficio strategico a Milano. Lo studio inoltre mantiene un ufficio di rappresentanza a Monaco di Baviera.

Bureau Plattner ha in programma di ampliare i propri settori di attività e consolidare ulteriormente il proprio team, nel rispetto delle esigenze dei propri clienti e del mercato. Nell’ultimo anno, lo studio ha strutturato team di avvocati che assistono i clienti dello studio in contenziosi di alto profilo in materia civile, commerciale e societaria, e forniscono consulenza e assistenza in ambito di diritto del lavoro.

La vita (in prima linea) dei praticanti dei grandi studi legali

Ormai da tempo è iniziato il processo che porta i grandi studi legali sempre più verso il modello “big four”. Colossi della consulenza “one stop shop” con centinaia tra collaboratori e dipendenti sparsi in Italia e all’estero. Con un turnover frenetico. Sì, perché negli studi legali d’affari è finito il tempo degli avvocati “fedeli alla causa”, che entravano da neolaureati e puntavano alla carriera e alla crescita per vie interne, fino all’agognata partnership.

Oggi, nelle top law firm arrivano ogni anno decine di giovani freschi di laurea in giurisprudenza, conseguita in corso nelle università più prestigiose d’Italia, con non meno di 105, un’ottima conoscenza dell’inglese e di eventuali altre lingue, esperienze di studio e lavoro all’estero già nel curriculum. Così i grandi studi selezionano la crème degli avvocati del futuro, con contratti di praticantato anche oltre i 1.500 euro al mese. Per intenderci, ben più di quanto fattura mediamente un avvocato nel Sud Italia con oltre dieci anni di esperienza. Ai praticanti vengono offerti inoltre piani formativi ad hoc e la possibilità di entrare subito “nella mischia”, partecipando a riunioni anche internazionali e a deal strategici da centinaia di milioni di euro, sotto la supervisione del partner di turno. Peccato, però, che alla fine dei 18 mesi in pochi vengano confermati e quasi nessuno resti “fidelizzato” allo studio fino alla partnership.

Un esempio per tutti: in BonelliErede negli ultimi tre anni sono passati circa 190 neolaureati e ne sono stati confermati 46 dopo la pratica: il 24 per cento circa. Ancora, in Dla Piper dal 2017 al 2019 sono transitati circa 100 giovani laureati e ne sono rimasti la metà, 52. Sempre in BonelliErede, inoltre, i partner che sono “nati e cresciuti” in studio sono 11 su 87, il 13 per cento. In Dla Piper, solo tre su 55, il 5,4%. Sono solo alcuni numeri che emergono dalla nuova indagine effettuata da Le Fonti Legal, che ha chiesto ai maggiori studi legali d’Italia quali sono le modalità di reclutamento e di crescita interna dei neolaureati. Ma come si entra nei grandi studi legali d’affari? Alcune law firm usano LinkedIn o il portale online Taleo, tutti hanno programmi di job fair o career day organizzati nelle principali università italiane (Bocconi, Federico II di Napoli, Luiss, Statale di Milano e così via), altri ancora privilegiano le candidature spontanee.

I contratti di praticantato offerti, come detto, variano in media tra i mille e i 1.500 euro, e ai giovani viene anzitutto richiesta, di base, l’attività di ricerca nelle varie materie del diritto, il monitoraggio della normativa e delle prassi, attività di due diligence, la redazione di pareri e contratti, l’assistenza durante le riunioni con redazione successiva di documenti di sintesi. Diciotto mesi in prima linea, in cui i praticanti vengono messi alla prova in vista di una futura riconferma, comparendo nei comunicati stampa delle operazioni che contano a fianco dei “guru” del diritto.

Un tempo non troppo lontano, si narra, nell’ufficio dell’allora Bonelli Erede Pappalardo c’era un open space dedicato ai praticanti: veniva definito “l’acquario” perché il partner di turno passava e “pescava” il trainee che gli serviva per affidargli l’attività di “bassa manovalanza”. Sembra passata una vita.

Lo Studio Martelli & Partners lancia Cicerone, programma di intelligenza artificiale

Lo Studio Martelli & Partners S.p.A. lancia Cicerone, l’applicazione di Intelligenza Artificiale in grado di generare autonomamente atti giudiziari di qualsiasi genere tra cui comparse di costituzione, memorie e atti monitori, decreti ingiuntivi ecc.


“Cicerone è stato progettato con l’obiettivo di ottimizzare i tempi di elaborazione di un atto giudiziario”, commenta  Giovanni Battista Martelli CEO dello Studio Martelli & Partners spa, che prosegue: “l’applicazione è in grado di ridurre di due terzi i tempi classici di elaborazione dei documenti legali e di gestire di conseguenza un elevato numero di pratiche come quelle provenienti da clienti quali Assicurazioni e Banche”.
Il funzionamento di Cicerone si articola in tre fasi. Il primo step prevede la scansione del documento, la lettura semantica e l’individuazione automatica degli elementi e delle eccezioni processuali; in una seconda fase il programma propone all’avvocato un questionario sull’atto; nella fase finale il calcolatore, sulla base della lettura semantica e delle risposte fornite, crea automaticamente un modello di documento pre-compilato soggetto solo a procedura di revisione da parte dell’avvocato.
Cicerone rientra all’interno del progetto Studio 2.0, avviato dallo Studio Martelli & Partners all’inizio del 2018 che ha come obiettivo la modernizzazione della struttura attraverso l’impiego delle tecnologie più avanzate. Cicerone è un’applicazione ideata dall’avvocato Giovanni Battista Martelli, progettata e realizzata in house e per la quale è stato depositato brevetto di Invenzione Industriale.

GOP e GTA nell’acquisizione di Fluidmec da parte di Minetti

Lo studio legale internazionale Gianni, Origoni, Grippo, Cappelli & Partners ha assistito Minetti, società che fa parte del Gruppo Rubix, nell’acquisizione di Fluidmec, impresa bresciana attiva nella commercializzazione di articoli tecnici industriali in Italia. Entrambe le aziende operano in Italia e in Europa nel segmento della componentistica industriale.

Tramite questo accordo le imprese usufruiranno del reciproco know-how, con l’obiettivo di crescere nel segmento legato alla pneumatica, oleodinamica, automazione, guarnizioni e lubrificazione nonché nella consulenza per l’impiantistica industriale.

GOP ha assistito Minetti con un team guidato dal partner Paolo Brugnera, coadiuvato dal senior associate Giovanna Murador.

Fluidmec e i suoi soci sono stati assistiti dallo studio Giliberti, Triscornia e Associati con un team guidato dal senior associate Giulio Santagada, coadiuvato dall’associate Chiara Novelli.

Campeis advisor legale di VeNetWork nell’acquisizione del 70% di Bellelli

VeNetWork, società di investimento nata nel 2011 per iniziativa di circa 50 imprenditori veneti impegnati nel re-startup d’impresa e nella valorizzazione delle imprese venete, ha acquisito mediante un’operazione di aumento di capitale sociale una quota del 70% di Bellelli, società con sede a Badia Polesine (Rovigo), attiva nel mercato dei seggiolini per biciclette e auto, oltre che degli accessori per le due ruote.

Il restante 30% del capitale rimane ai quattro soci storici, Gabriele Maron, confermato nel ruolo di amministratore delegato, Marco Battocchio, Fabio Vaccari e Antonio Di Salvia, ex dipendenti che nel 2016 avevano rilevato l’azienda dal fondatore Tiziano Bellelli in un momento cruciale per la sopravvivenza della società.

VeNetWork è stata assistita dallo Studio Campeis, con il partner Massimiliano Campeis, e dall’advisor finanziario Renzo Berto dello Studio Berto e associati.

Bellelli srl è stata assistita dallo Studio Greggio & Partners, con il partner Marco Greggio e l’associate Dario Furlan.

Fondata nel 1994, Bellelli aveva presentato nel maggio 2017 ricorso per l’ammissione alla procedura di concordato preventivo in continuità aziendale, finalizzato alla prosecuzione dell’attività e al risanamento della società, con il mantenimento dei posti di lavoro in essere. Il concordato era stato omologato dalla maggioranza dei creditori il 16 febbraio 2018. Con l’operazione di aumento di capitale è prevista l’uscita anticipata (di tre anni) dalla fase concordataria, con il pagamento pieno dei creditori nella misura prevista nella proposta di concordato.

Gattai, Minoli, Agostinelli & Partners e Bellora & Associati nel passaggio di Marino Belotti a Lumson

Lumson ha acquisito Marino Belotti, azienda attiva nella produzione di packaging per make up, in particolare per il segmento powder.

Lumson è stata assistita nell’operazione da Gattai, Minoli, Agostinelli & Partners, con un team composto da Riccardo Agostinelli (Partner), Federico Bal (Partner), Guido Cavaliere (Senior Associate) e Andrea Mossa (Associate).
La famiglia Belotti è stata affiancata da Bellora & Associati, con Marco Bellora (Partner) e Federica Sala (Senior Associate).
Si tratta della prima acquisizione da parte di Lumson dall’ingresso del fondo FSI (avvenuto nell’agosto 2018), a cui fa capo il 35% del capitale.
Tra gli altri, l’accordo prevede il reinvestimento nel progetto industriale di Lumson da parte di Maria Teresa Belotti e Alfredo Gavazzeni (soci uscenti di Belotti) di una parte dei proventi derivanti dalla cessione. Entrambi manterranno la carica di consiglieri di Belotti e la responsabilità operativa della divisione compatti di Lumson.
Lumson, presieduta da Matteo Moretti, ha un fatturato di circa 100 milioni di euro. Il fatturato di Belotti si attesta attorno ai 15 milioni di euro.

[usr 3]

La diversity nei grandi studi resta sulla carta

La diversity negli studi legali? È ancora sulla carta. Se da un lato si moltiplicano iniziative, convegni, premi, manifestazioni dedicate, con una vera e propria corsa allo studio più “impegnato” nelle pari opportunità, dall’altro lato in pochi passano dalle parole ai fatti.

Nelle grandi firm la partnership è infatti ancora saldamente nelle mani degli avvocati uomini, con poche donne che riescono a entrare nella stanza dei bottoni. In media, secondo l’indagine effettuata da Le Fonti Legal sugli studi con oltre dieci partner, ogni cinque soci uno è donna, ma in molti casi ce n’è una su dieci e in altri addirittura le quote rosa tra i partner non esistono. Paradossale il fatto che le due law firm senza soci donna (Allen&Overy e Freshfields) siano di matrice anglosassone, dove la diversity non rappresenta più da tempo un obiettivo da raggiungere. Segno che il problema, in Italia, è di natura strutturale. Per cui, nonostante molti studi amino definirsi “imprese”, che però spesso sono obbligate per restare sul mercato a investire nel concreto nelle pari opportunità, il gap culturale nella professione forense non è ancora stato colmato: mancano adeguate politiche di welfare per le donne-madri in carriera, con la partnership che viene vista sempre più spesso come un ostacolo allo sviluppo della famiglia. L’impegno richiesto ai soci, in molti studi, è infatti spesso “h24” e sette giorni su sette.

Così, se da un lato la vocazione per la “toga” è sempre più “rosa”, con una sempre maggiore percentuale di ingressi di donne in studio nella fase iniziale della carriera, dall’altro lato l’onda è destinata a infrangersi su disparità in termini di guadagno e scelta del part-time per conciliare il lavoro con la famiglia. Quello che non manca, però, sono le iniziative pro diversity, con team dedicati (Hogan Lovells), modalità di reclutamento e gestione dei dipendenti improntate a comportamenti equi (Gatti Pavesi Bianchi), comitati che promuovono il successo di lungo periodo delle professioniste donne (Latham&Watkins), sviluppo degli strumenti di smart working (Pavia e Ansaldo). Il problema resta tradurre le politiche nel concreto, raggiungendo la parità di genere anche nella partnership. D’altronde, è questa la strada obbligata per la modernizzazione delle professioni in Italia.

Iscriviti alla newsletter