Si affinano le armi contro terrorismo e criminalità organizzata

Cresce la collaborazione tra le istituzioni e gli Stati per la messa in comune di segnalazioni, informazioni e mezzi. Con l’obiettivo di prevenire e combattere in modo unitario, compatto ed efficace gli attacchi criminali

è la consapevolezza di essere in guerra contro un duplice nemico particolarmente pericoloso e attrezzato in uno scenario in cui istituzioni, operatori economici e professionisti dovranno ciascuno assumersi il proprio ruolo di responsabilità, nel segno di un rinnovato spirito di collaborazione nazionale e internazionale.
[auth href=”https://www.lefonti.legal/registrazione/” text=”Per leggere l’intero articolo devi essere un utente registrato.
Clicca qui per registrarti gratis adesso o esegui il login per continuare.”]
È questo il messaggio forte che esce dall’ultimo Rapporto annuale dell’Unità di informazione finanziaria per l’Italia (Uif), la Financial intelligence unit della Banca d’Italia, e dalla relazione del suo direttore, Claudio Clemente. Due documenti indispensabili per rendersi conto non solo del ruolo dell’Uif, ma anche e soprattutto dello stato dell’arte di una complessa guerra per la legalità nazionale e internazionale.
Cominciando dal duplice nemico cui si accennava inizialmente, Clemente ne svela subito l’identità, affermando, come nel 2015, «alla perdurante azione della criminalità organizzata ed economica si sono aggiunte le nuove minacce collegate alla recrudescenza del terrorismo internazionale». Una chiara identificazione, seguita dalla sottolineatura, certamente non casuale, del monito pronunciato a livello internazionale sul ruolo essenziale dell’informazione finanziaria e della sua condivisione al di là dei confini nazionali.
Dunque, il primo nemico di un’ economia sana è la criminalità organizzata, visto che «le interrelazioni tra criminalità e affari sono sempre più strette e organiche con la conseguenza di rendere difficile scindere le attività illecite da quelle svolte in maniera apparentemente legittima da imprese inquinate»
La risposta più significativa dell’Uif a questo inquietante fenomeno, che ha visto il suo recente, clamoroso esempio in Mafia Capitale, è stata la costituzione al proprio interno nel 2015 di un Osservatorio sulla criminalità organizzata con il compito di «affinare metodologie e strumenti per l’individuazione tempestiva e la valorizzazione delle segnalazioni collegate a questo fenomeno».
L’Osservatorio, aggiunge Clemente in una dichiarazione appositamente rilasciata a Legal, «si avvale di funzionalità di analisi delle reti sociali, particolarmente utili per identificare ed esaminare l’attività finanziaria di gruppi criminali e individuare le relazioni implicite in essa nascoste. I risultati sono promettenti, come confermato dai riscontri investigativi e dal consolidamento delle interazioni informative con la Direzione investigativa antimafia e la Direzione nazionale antimafia».
Si accende, così, l’attenzione sulle segnalazioni di operazioni sospette (Sos), punto di partenza di qualsiasi indagine, ma anche indicatore inequivocabile del livello di collaborazione tra operatori e Istituzioni. Lo scorso anno è continuato il trend ascendente del numero di Sos che hanno superato le 82.400 unità, oltre 10mila in più rispetto all’anno precedente. Una tendenza che sembra confermata anche per il 2016, con un primo semestre che ha superato il traguardo delle 50mila Sos.
Pur tenendo conto delle segnalazioni legate alle operazioni di regolarizzazione volontaria, circa 7mila lo scorso anno, più di 10mila nella prima parte del 2016, risulta, comunque, confermata la tendenza alla crescita delle Sos; tant’ è che il direttore dell’Uif non esita a sbilanciarsi, affermando che quest’anno il numero di segnalazioni pervenute toccherà il traguardo delle centomila unità.
A fronte del numero crescente delle segnalazioni va, peraltro, rilevato il grado di difformità nel livello di collaborazione prestata dalle diverse categorie obbligate a farlo. Su questo aspetto in chiaroscuro l’Uif ha fatto ulteriori passi in avanti sviluppando indicatori quantitativi e qualitativi di collaborazione, con il dichiarato obiettivo di fare luce su quelle zone grigie di bassa collaborazione da parte degli operatori.
Non è un caso che nella relazione di quest’anno si sottolinei l’importanza di far capire come certi obblighi che hanno sicuramente un profilo di costo anche non secondario presentano, comunque, dei benefici, sia per gli stessi operatori sia per la società civile nel suo insieme, accrescendo la credibilità e l’affidabilità del sistema. Un sentiero ancora lungo da percorrere che necessita nella valutazione di Clemente «di maggiori presidi alla riservatezza, di minori costi di conformità e di strumenti per una migliore valorizzazione delle informazioni».
Su questo specifico versante della reciproca collaborazione la relazione da un lato registra con soddisfazione l’aumento superore al 60% di segnalazioni da parte di operatori non finanziari (soprattutto gestori di giochi e scommesse e commercianti di oro e oggetti preziosi); dall’altro, con una nota di evidente rammarico, sottolinea ancora una volta lo scarso livello di collaborazione da parte degli uffici della Pubblica amministrazione. Un fenomeno non inedito (anche lo scorso anno vi era stato un riferimento puntuale nella relazione) e che purtroppo continua a pregiudicare in modo grave l’intero sistema di prevenzione e contrasto alla criminalità organizzata. Anche perché si ribadisce che  gli uffici della Pubblica amministrazione «possono costituire un osservatorio privilegiato per cogliere sospetti fondati di riciclaggio non meramente duplicativi di quanto viene rilevato dagli operatori privati».
Un’altra considerazione significativa sempre sul punto del livello di collaborazione viene spesa, infine, sull’impatto, ci si augura positivo, di una nuova procedura introdotta a fine luglio scorso e riservata ai money transfer, considerati finora uno degli anelli deboli nella lotta al riciclaggio e al finanziamento del terrorismo. Una procedura che per il direttore dell’Uif, ricordati i particolari rischi di riciclaggio cui è esposto il settore, «consentirà  l’acquisizione in forma strutturata dell’intero contenuto delle segnalazioni prodotte dai money transfer, che in genere comprendono un rilevante numero di soggetti e di operazioni, allo scopo di ridurre gli oneri segnaletici e facilitare lo sfruttamento delle informazioni».
Si arriva, così, al secondo nemico al quale la relazione di Clemente dedica un paragrafo, il terrorismo internazionale.
La sensibilizzazione su questo tema, la consapevolezza dell’importanza di un ruolo proattivo delle Fiu dei diversi Paesi sono state in più occasioni anche recentemente ribadire nelle sedi internazionali più qualificate: dall’Onu al G20, dall’Ue al Gafi – Gruppo di azione finanziaria internazionale (organismo intergovernativo costituito in ambito Ocse nel 1989 per promuovere strategie di contrasto al riciclaggio) fino alla coalizione degli Stati contro l’Isil, il cosiddetto Stato islamico.
Clemente rivendica per l’Uif il sollecito adeguamento alle nuove direttive internazionali con il varo di apposite istruzioni, testimoniato da una crescita significativa delle Sos riferite a questo ambito del finanziamento del terrorismo. Il loro numero già triplicato nel 2015, nel primo semestre di quest’anno ha superato quota 300.
Rimanendo sul fronte internazionale, non sfugge, inoltre, l’importanza, sia di individuare i reati fiscali legati al commercio internazionale (un esempio probante è quello connesso all’interscambio con la Cina) per le implicazioni in termini di riciclaggio, sia di continuare a monitorare i centri finanziari offshore, procedendo alla loro puntuale mappatura.
Anche in questo ambito internazionale si rivela preziosa e ineludibile la collaborazione con altri organi investigativi e di prevenzione e contrasto, come nel caso della condivisione di dati con la Direzione nazionale antimafia e antiterrorismo e con il Comitato analisi strategiche antiterrorismo. E sempre nella stessa ottica è di fondamentale importanza lo scambio di informazioni multilaterale in seno al Gruppo Egmont (organismo costituito nel 1995 da un gruppo di Fiu su base informale e divenuto organizzazione internazionale nel 2010) per approfondire le forme di finanziamento dello Stato Islamico e le caratteristiche dei cosiddetti foreign fighters. Un aiuto indispensabile contro un nemico particolarmente difficile da combattere, proprio perché i flussi destinati al terrorismo sono di importo limitato e, quindi, non facilmente intercettabili, «canalizzati al di fuori del circuito finanziario legale e rivenienti da attività per sé lecite».
Immediata conseguenza di quanto finora detto è, poi, l’attenzione riservata nella relazione all’evoluzione del quadro normativo che ha segnato quest’anno un’importante novità all’inizio dello scorso luglio con la presentazione da parte della Commissione europea di una proposta di modifiche della IV direttiva europea antiriciclaggio. Per inciso, si può qui ricordare che questa istituzione ha un suo peso specifico decisivo in questa delicata materia, in quanto sotto il suo coordinamento si sta sviluppando una piattaforma operativa delle Fiu che funzionerà da principale sede di confronto e coordinamento. Un ulteriore risultato, nell’ottica di attenuare le asimmetrie normative esistenti tra i diversi ordinamenti e di migliorare il livello collaborativo tra le stesse Fiu.
I punti essenziali di questa proposta sono: l’anticipo a gennaio 2017 del recepimento della direttiva negli ordinamenti nazionali, l’adozione di misure più stringenti per l’utilizzo delle carte prepagate e delle valute virtuali, l’istituzione di archivi nazionali, il rafforzamento dei poteri delle Fiu e della collaborazione tra loro. Si tratta di una serie di misure che costituiscono un indubbio passo in avanti nella consapevolezza di dover migliorare rapidamente l’efficacia delle armi per combattere contro la criminalità organizzata e il terrorismo internazionale.
Un passo in avanti che, come si è detto, l’Uif ha già compiuto e che è certamente rassicurante per il Paese. Così come è rassicurante il giudizio positivo stilato dal Gafi quest’anno sulla situazione complessiva dell’Italia nei suoi aspetti di prevenzione e contrasto della criminalità, nonostante la presenza di alcune zone suscettibili di significativi miglioramenti.t

[/auth]

Iscriviti alla newsletter