Gli ultimi mesi, per i risparmiatori italiani, sono stati di transizione più che di svolta: meno scossoni rispetto al biennio precedente, ma ancora abbastanza incertezza da spingere famiglie e imprese a muoversi con prudenza.
I dati più recenti raccontano un credito che torna a crescere, tassi che si stanno raffreddando rispetto ai picchi del 2023, e una ricerca di equilibrio tra rate sostenibili e scelte di risparmio “difensive”, cioè capaci di dare un rendimento senza esporre troppo al rischio.
Da un lato, i prestiti bancari a famiglie e imprese mostrano un’accelerazione su base annua; dall’altro, la domanda di finanziamenti delle famiglie rimane sostanzialmente stabile, ma con importi medi più alti, segno di bisogni più strutturati e di un utilizzo del credito meno frammentato.
Ne consegue che parlare di risparmio non riguarda più soltanto “mettere da parte”, ma saper valutare le alternative più comuni, dai finanziamenti casa ai prodotti di liquidità remunerata: per chi vuole orientarsi tra opzioni e condizioni aggiornate, può essere utile anche consultare una panoramica, che è possibile trovare al link https://www.facile.it/conti-deposito.html, dedicata a uno degli strumenti di risparmio più comodi, cioè in conti deposito.
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Credito in ripresa e tassi in discesa
A novembre 2025 l’ammontare dei prestiti a famiglie e imprese è cresciuto dell’1,9% su base annua, in accelerazione rispetto a ottobre (+1,7%). È un dato interessante non tanto per la percentuale in sé, quanto per la continuità: per le famiglie si tratta dell’undicesimo mese consecutivo di crescita, per le imprese del quinto.
Sul fronte dei tassi, invece, il segnale più interessante riguarda il rientro graduale rispetto ai livelli del 2023. Sempre a novembre 2025, il tasso medio sulle nuove operazioni per acquisto di abitazioni è arrivato al 3,30% (contro il 4,42% di dicembre 2023), e quello medio sulle nuove operazioni di finanziamento alle imprese al 3,44% (contro il 5,45% di dicembre 2023).
Mutui e casa: un mercato più competitivo, ma con scelte ancora prudenti
Il comparto casa è uno dei termometri più sensibili. A inizio dicembre 2025, il mercato dei mutui viene descritto come competitivo, con tassi medi stabili sia sul fisso sia sul variabile e con opportunità per chi compra o rinegozia.
Se allarghiamo lo sguardo all’Europa, i dati dell’European Mortgage Federation sul secondo trimestre 2025 collocano l’Italia tra i Paesi con condizioni mediamente più favorevoli: tasso medio al 3,19%, più basso di mercati come Polonia, Ungheria e Romania, e in linea con realtà come Francia e Belgio.
Eppure, anche in un contesto più “accessibile”, la prudenza non scompare: la fotografia del 2025 suggerisce che molte decisioni ruotano intorno alla prevedibilità. Quando si sceglie un mutuo, la percezione del rischio (soprattutto sul variabile) conta quasi quanto il tasso in sé.
E il risparmio?
Se il credito racconta la parte “dinamica” della finanza, il risparmio racconta la parte difensiva, e nel 2025 le due cose si toccano più di quanto sembri. Un dato interessante è quello che riguarda la remunerazione della raccolta: a novembre 2025, il tasso praticato sui nuovi depositi a durata prestabilita (certificati di deposito e depositi vincolati) è indicato al 2,14%, con un incremento di 185 punti base rispetto a giugno 2022 (0,29%).
Questo dato spiega perché i conti deposito e i vincoli siano tornati nel radar di molti: non più soltanto come “parcheggio”, ma come strumento per dare un minimo di rendimento a una liquidità che non si vuole investire e che, in un contesto incerto, funziona anche da cuscinetto psicologico.
È una scelta che spesso convive con altre tendenze viste nel credito alle famiglie: domanda complessivamente stabile, importo medio in aumento e una preferenza per piani lunghi che alleggeriscono la rata mensile.


