Serve un regolamento adeguato per il lavoro da remoto

Carlo Andrea Galli, founder dell’omonimo studio legale, fa una sintesi dei temi caldi dei prossimi mesi. Tra le priorità: rivedere la regolamentazione del lavoro da remoto con una possibile sperimentazione della “settimana corta”.

La Legge di Bilancio per l’anno 2023 è destinata ad avere un significativo impatto sul mercato del lavoro. Quali sono a suo avviso le principali novità e quale è il suo giudizio in merito?
La Legge di Bilancio ha introdotto numerose disposizioni in materia di lavoro e politiche sociali. In sintesi, sono state previste varie agevolazioni preordinate a facilitare l’assunzione di personale da parte delle imprese. Tra queste, vi sono disposizioni in materia di cosiddetto “taglio del cuneo fiscale”, differenziato in relazione al livello retributivo garantito al neo assunto.
Sono poi previsti incentivi all’assunzione di personale di determinate categorie: percettori di reddito di cittadinanza, giovani under 36 e donne cosiddette “svantaggiate”. Da segnalare, anche le disposizioni in materia di congedo parentale e smart working. È stata inoltre anticipata (a febbraio 2023 anziché a giugno 2023) l’entrata in vigore delle novelle previste dalla Riforma Cartabia in materia di controversie di lavoro. Tra le più rilevanti: l’abrogazione del rito Fornero e la negoziazione assistita. Tali interventi non possono che essere valutati positivamente.

Quali sono le questioni urgenti su cui, nei prossimi mesi, è necessario un intervento legislativo?
S’imporrebbe, a mio avviso, una regolamentazione adeguata sia dello smart working che di altre soluzioni che, di fatto, riducono gli incontri in presenza e comunque la frequentazione della sede di lavoro con modalità più tradizionali. In particolare, in tale ambito, vanno contemperati vari interessi, potenzialmente anche confliggenti: tematiche in materia di privacy, sicurezza sul lavoro, possibili riflessi disciplinari della condotta del dipendente che operi, anche parzialmente, “da remoto”. Da valutare anche l’introduzione, quanto meno in via sperimentale, anche nel nostro Paese, della cosiddetta “settimana corta”, ossia la settimana lavorativa di quattro giorni. Si tratta di fattispecie che richiederebbero interventi legislativi mirati; peraltro, anche la contrattazione collettiva dovrebbe ritenere centrali queste tematiche, senza trascurare poi la possibilità di una disciplina ad hoc in sede di contrattazione individuale.

Quali sfide attenderanno i giuslavoristi nel 2023?
La nostra categoria dovrà affrontare le sempre più impegnative sfide imposte dal continuo mutamento della normativa giuslavoristica (in particolare, le citate novità in materia di processo del lavoro e negoziazione assistita), oltre che dalla continua evoluzione delle organizzazioni imprenditoriali.
Vi sarà poi sempre maggiore attenzione da parte delle imprese al tema del costo del lavoro, nel nostro paese particolarmente gravoso. Il giuslavorista, oggi molto più che mai, deve essere flessibile, aggiornato in tempo reale, ma soprattutto in grado di fornire soluzioni semplici in tempi ristretti.

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