La battaglia dei notai tra tutele e mercato

Il duello tra governo e professionisti sulla certificazione degli atti costitutivi delle nuove società finisce in pareggio

La partita tra notai e governo sul terreno delle riforme si è, per ora conclusa, con un pareggio. La categoria è riuscita a schivare il tentativo di escludere il contributo del professionista nelle procedure per la costituzione delle Srl semplificate, ma ha dovuto incassare il via libera sulle startup online, che dallo scorso luglio possono
[auth href=”https://www.lefonti.legal/registrazione/” text=”Per leggere l’intero articolo devi essere un utente registrato.
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Il duello vero e proprio è iniziato nel marzo del 2015, quando il Parlamento ha inserito nel decreto investment compact un emendamento per semplificare la vita a chi ha intenzione di dare vita a una startup innovativa: al posto del notaio basta un modulo standard con firma digitale. I soci dovranno poi trasmettere il documento al competente ufficio del Registro delle imprese. Agli imprenditori non è fatto alcun divieto di rivolgersi comunque a un professionista se si ritiene opportuno inserire condizioni particolari negli atti costitutivi della società, ma il notaio diventa di fatto un optional.

Abbattimento dei costi
Obiettivo dichiarato del governo, l’abbattimento dei costi per i giovani imprenditori. Tra imposta di bollo telematico, iscrizione alla camera di Commercio e altri oneri la spesa minima per aprire una Srl è solitamente intorno ai 7-800 euro. Cifra a cui bisogna aggiungere il compenso del notaio, che varia da città a città e da studio a studio, ma che in media si aggira sui mille euro. Non potendo intervenire sulle tasse, che avrebbero comportato una copertura di bilancio, il ministero dello Sviluppo economico ha pensato di tagliare di netto la spesa per i professionisti. Un tema su cui i notai si erano, in realtà, già mossi prima della legge. Secondo quanto comunicato dal Consiglio nazionale del notariato proprio nel marzo del 2015, infatti, nel 2014 ben 30.186 Srl semplificate su un totale di 91.853 (comprese quelle ordinarie) sono state costituite a titolo completamente gratuito, «proprio per venire incontro alla crescita del Paese, mantenendo i controlli di legalità preventivi, come quello antiriciclaggio, che a oggi permettono all’Italia di avere un registro delle imprese totalmente affidabile e in linea con le richieste delle organizzazioni internazionali». Al di là dei soldi, proseguono i notai, la riforma «risulta essere in contrasto, oltre che con norme di ordine pubblico italiane, anche con la Direttiva del Parlamento e del Consiglio d’Europa 16 settembre 2009, che prevede la forma di atto pubblico quando non è previsto, come in questo caso, un controllo giudiziario, né un controllo amministrativo».

Il decreto del Mise
La presa di posizione netta dei notai, unita alla fisiologica lentezza della burocrazia ministeriale, ha congelato il decreto attuativo per diversi mesi. Il 17 febbraio del 2016, però, arriva il decreto ministeriale che stabilisce le modalità di redazione degli atti costitutivi delle società a responsabilità limitata startup innovative. Il primo luglio il ministero dello Sviluppo economico (Mise), nel frattempo passato sotto la guida di Carlo Calenda (subentrato a Federica Guidi, travolta dallo scandalo giudiziario e mediatico di Tempa Rossa) emana un decreto direttoriale riguardante «l’Approvazione delle specifiche tecniche per la struttura di modello informatico e di statuto delle società srl startup innovative» e, contestualmente, la circolare attuativa 3691/C. Dopo una ventina di giorni la nuova procedura diventa operativa.
Chi ha intenzione di creare una startup (in Italia ce ne sono già circa 6mila) deve semplicemente andare sul sito del Registro delle Imprese e cliccare su «crea la tua startup». Si entra nella piattaforma e si compliano i moduli elettronici. Quando tutti i dati sono inseriti l’utente sottoscrive l’atto con la propria firma digitale e la piattaforma invia una Pec all’Agenzia delle entrate. Se tutto va a buon fine, il Registro delle imprese integrerà automaticamente la pratica con il numero di registrazione e la società sarà pronta ad operare. Per diventare imprenditori basta addirittura uno smartphone.
Il ricorso al Tar
Tutto risolto? Non proprio. Passa solo qualche giorno e i notai passano al contrattacco. Il Consiglio nazionale presenta al Tar del Lazio un ricorso contro la nuova norma, chiedendo la sospensione immediata del decreto del ministero dello Sviluppo economico. Alla base del ricorso, le motivazioni giuridiche già denunciate a livello italiano e comunitario, a cui si aggiunge la presunta violazione delle norme sulle modalità di formazione e contenuto dei decreti ministeriali. Ma quello che è più rilevante, ha sottolineato il consigliere del Notariato Giampaolo Marcoz, «è che il provvedimento che abbiamo impugnato potrebbe essere dichiarato illegittimo nei prossimi anni anche attraverso una semplice causa civile, con conseguenze a cascata sulle startup costituite con un modello giuridico non coerente». Secondo i notai l’importanza dei controlli preventivi in fase di costituzione di società a responsabilità limitata (ordinarie e semplificate) è dimostrata dal fatto che in 17 Paesi dell’Ue su 27 è previsto l’intervento di un professionista. In Francia e a Cipro è previsto il controllo del tribunale. Mentre solo in 7 Paesi (Bulgaria, Danimarca, Irlanda, Lituania, Malta, Finlandia, Svezia e Ungheria) la supervisione è affidata esclusivamente al registro delle imprese. L’anello debole della catena procedurale, secondo il Notariato, è la firma digitale. «Senza un adeguato controllo», ha spiegato ancora Marcoz, «non siamo in grado di stabilire chi compila davvero l’atto e lasciamo sforniti di una protezione adeguata gli startupper. Si tratta di giovani dalle idee geniali che si immetto in un mercato difficile, ma che rischiano di non avere elementi per gestire i rapporti di forza tra soggetto terzi». Se poi il problema sono gli oneri, è la provocazione della cate goria, piuttosto che eliminare il notaio Palazzo Chigi potrebbe tagliare la concessione governativa. In questo modo «si eliminerebbero già 300 dei 509 di costi fissi di iscrizione alla Camera di Commercio».

Salta la sospensiva
Ma è proprio sulle spese che si incardina la protesta degli startupper. «Per evitare una batosta che dal Sud al Nord varia tra i 1.500 e i 2.500 euro di spese notarili», spiega Gianmarco Carnovale, presidente di Roma Startup, «molti neo imprenditori cercano alternative e le trovano con costituzioni di imprese all’estero, che in molti casi sono gratuite o quasi. Se il loro giro di affari crescerà, dovranno senz’altro andare in seguito da un notaio o in uno studio legale per revisioni statutaria, pagando cifre maggiori di quelle italiane. Ma in quel momento, essendoci del business o degli investitori, ci saranno i soldi per farlo serenamente, senza toglierli da altre voci di spesa o rischiare di buttarli. È proprio questo lo schema che i notai dovrebbero apprezzare: si tratta di non chiedere soldi che non ci sono e che non è necessario spendere all’atto della costituzione, ovvero attendere che un passaggio notarile divenga possibile e necessario a tempo debito».
Tra polemiche e schermaglie si è così arrivati al 30 agosto, giorno fissato dal Tar per la decisione sulla sospensiva. A sorpresa, però, i notai hanno ritirato autonomamente il ricorso. «Sostanzialmente abbiamo vinto», ha subito scritto sul suo profilo Facebook Carnovale, «l’unica ragione per ritirare la richiesta di sospensiva, dopo aver detto urbi et orbi che con la costituzione online sarebbe caduto il mondo, può solo essere quella di aver compreso che il Tar avrebbe rigettato la richiesta». Tutt’altra, ovviamente, la versione dei notai. «Il Consiglio nazionale», si legge in una nota,  «si è semplicemente attenuto a seguire la volontà del giudice di andare a discutere nel merito il ricorso, bypassando la tappa della sospensiva». Stando a quanto riferito dall’organo di rappresentanza della categoria, sarebbe stato lo stesso Presidente del collegio a ritenere la causa suscettibile di essere decisa esclusivamente dopo un approfondito scrutinio di merito, diverso per natura da quello sommario tipico delle decisioni sulla misura cutelare. A confermare la tesi ci sarebbe la data della prossima udienza, fissata alla scadenza piuttosto ravvicinata del 15 febbraio 2017. Lo scontro, insomma, sembrerebbe solo rinviato.

Niente vincoli alle Srl
La partita dovrebbe essere invece definitivamente chiusa, salvo possibili, ma improbabili, ulteriori modifiche nel corso dell’attività parlamentare, per le srl semplificate. Qui la vicenda è un po’ più complessa. Le tensioni tra governo e notai risalgono addirittura al 1999, quando la Corte di giustizia Ue stabilì che nessuno Stato avrebbe potuto impedire ad una società costituita in un altro Stato membro della Ue di operare sul suo territorio. Il risultato fu che quasi ovunque i governi cercarono di rendere più semplici ed economici i modi per aprire una srl. Il cambio di passo arriva nel 2012, quando l’allora ministro dello Sviluppo del governo Monti, Corrado Passera, introdusse nel decreto liberalizzazioni (1/2012) la Srl semplificata riservata agli under 35, prevedendo la possibilità di costituirla senza l’ausilio di un notaio. In sede di conversione, però, la categoria ottenne il via libera ad un accordo. Mantenimento dell’obbligatorietà dell’atto pubblico in cambio dell’abolizione degli oneri. La Srl semplificata doveva essere fatta con l’ausilio di un professionista, ma senza pagare nulla. Nel 2013, però, fu eliminato anche il requisito dell’età. E la platea degli imprenditori che potevano far nascere una nuova società senza costi notarili aumentò a dismisura.
La tappa successiva, tra l’insofferenza crescente dei notai, è il ddl concorrenza, il cui iter parte nel 2015. L’intenzione del governo, e segnatamente dell’allora ministro dello Sviluppo Federica Guidi, è quello di intervenire alla radice, consentendo che le Srl semplificate possano essere costituite con una semplice scrittura privata. Non solo. Il notaio viene esautorato anche dai trasferimenti di quote all’interno di queste società, che possono avvenire con una semplice comunicazione telematica al registro delle imprese. 
Il Ddl concorrenza
Il Ddl ha un percorso travagliato, con continue modifiche e numerosi dietrofront, ma le riforme che riguarda i notai passa il primo esame alla Camera e resiste per diversi mesi. Finché il governo, considerato il polverone alzato sul punto, decide di affidarsi al giudizio della commissione Industria del Senato, al cui parere viene appeso il destino della norma. Il punto di svolta sembra essere l’audizione del procuratore nazionale Antimafia, Franco Roberti. Il magistrato si presenta a Palazzo Madama nel dicembre 2015 e punta il dito sui minori controlli, che potrebbero favorire personaggi legati alla criminalità organizzata. «Sappiamo per esperienza», spiega Roberti, «che il diavolo mafioso si nasconde nel trasferimento delle quote della società». Un avvertimento che aveva trovato il sostegno dei notai e di una fetta importante del Pd. Ma l’opposizione dell’allora ministro dello Sviluppo Guidi. «Per quanto riguarda i notai»,  aveva spiegato l’ex numero uno dei giovani di Confindustria, «si prevede di ridurre gli atti per i quali è obbligatorio ricorrere ai loro servizi professionali, sulla scorta delle raccomandazioni della Commissione europea e dei principali organismi internazionali».
L’atto resta pubblico
Si arriva così, in un vespaio di polemiche legate ai vari settori su cui interviene il ddl concorrenza, alla vigilia dell’estate, quando il governo, nel frattempo allo Sviluppo economico è arrivato Calenda, decide di imprimere un’accelerazione al provvedimento da troppo tempo impantanato nelle paludi dei lavori parlamentari. Arrivati al dunque, la commissione Industria del Senato si allinea ai suggerimento del procuratore nazionale Antimafia e sopprime gli articoli 44 e 45 del ddl concorrenza, quelli che riguardavano la costituzione delle Srl e il trasferimento di quote. Il provvedimento non ha ancora terminato il suo cammino, che dovrà passare per un’ultima lettura alla Camera, ma il destino della norma sembra segnato. Le Srl semplificate continueranno ad essere vincolate alla stesura di un atto pubblico e, quindi, alla presenza di un notaio. Determinazione su cui non sembrano esserci più dubbi. L’ultimo nodo da sciogliere, in linea con il mondo che cambia e alla rivoluzione digitale che sta riguardando tutti i settori della Pubblica amministrazione, riguarda la possibilità di consentire agli imprenditori di produrre gli atti anche per via telematica, attraverso un atto pubblico informatico. Ipotesi caldeggiata dalla presidente della Commissione affari costituzionali del Senato Anna Finocchiaro (Pd). Ma per i notai si tratta di una modifica non sostanziale. E, anzi, auspicabile. La categoria si sta infatti spostando con velocità verso le nuove tecnologie. Lo scorso luglio, per la prima volta in una procedura fallimentare del Tribunale di Roma, con la vendita di un ufficio di 5 vani, aggiudicato a 109.000 euro, l’asta è stata effettuata da un professionista romano, nella qualifica di banditore, e ha visto la partecipazione dell’offerente, poi risultato aggiudicatario, presso il notaio “periferico” con sede a Lecco, dove era ubicato il lotto. Anche Roma, si legge in una nota, «ha sperimentato con risultati positivi la Rete aste notarili (Ran), piattaforma informatica creata dall’Ordine nazionale e già scelta anche dai Tribunali di Brescia, Firenze, Genova, Lucca, Prato e Varese per effettuare tali procedure». L’impiego dello strumento «ha finora fatto registrare un valore di aggiudicazioni di lotti di procedure giudiziarie pari a 77 milioni di euro, con una crescita esponenziale di risultati». Partendo nel 2013 da 443mila euro, si è saliti nel 2014 a 16,2 milioni e nel 2015 a 25,9 milioni. Nel 2016 le aste telematiche sono già a 30,3 milioni (di cui 10,3 milioni aggiudicati presso notai periferici). Dunque, «circa il 19% (14.953.540 euro) dei ricavi delle vendite telematiche notarili giudiziarie è stato ottenuto con aggiudicazioni a distanza».t   

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