Contro la crisi serve un restyling del Decreto Dignità

Siamo oggi di fronte a una crisi internazionale che avrà ripercussioni sul mercato del lavoro. È diventato quindi più che mai urgente un restyling del Decreto Dignità, che non offre quella flessibilità oggi necessaria per le aziende. In sospeso, poi, la questione riguardante lo smart working, che è diventato una modalità organizzativa diffusa per le aziende, ma che è ancora regolamentato dalla legge sul lavoro agile del 2017. Da comprendere, in che modo la normativa sarà oggetto di riforma. Lo affermano Carlo Majer ed Edgardo Ratti, co-managing partner di Littler.

Quali sono gli effetti della fine dell’emergenza sanitaria sul mercato del lavoro?
Carlo Majer. Ormai da gennaio i datori di lavoro si sono preparati alla fine del periodo di emergenza sanitaria e, di conseguenza, alla fine dello smart working conosciuto in questa fase emergenziale. Direi che il tema più sentito è proprio il ritorno alla regolamentazione del lavoro agile così come prevista dalla legge del 2017, con la fine della “deregulation” di questi ultimi due anni.

Quali le questioni normative ancora in sospeso?
Edgardo Ratti. Diciamo che una questione in sospeso è la riflessione sullo smart working che è diventato una modalità organizzativa piuttosto diffusa in certi settori. Resta da comprendere in che modo la normativa sul lavoro agile sarà oggetto di restyling da parte del legislatore.

Quali le problematiche legali legate allo smart working?
Majer. Oggi il vincolo che esisteva tra lavorare in azienda o da casa non è più attuale, dato che qualsiasi location può essere utilizzata per lo smart working. Con annesse problematiche legali, che possono sorgere se il lavoratore svolge dall’estero l’attività per un’azienda con sede in Italia. Eventualità che non è coperta dal punto di vista normativo, aldilà dell’aspetto fiscale, anche dal punto di vista della sicurezza sociale e della relativa contribuzione sociale da versare: in Italia o nel paese dove il lavoratore sta svolgendo la propria attività?

Stiamo affrontando una nuova crisi e il mercato del lavoro è sempre regolamentato dal Decreto Dignità. Andrebbe modificato?
Ratti. Per molti settori, gli ammortizzatori sociali “emergenziali” sono stati sufficienti, ma le criticità, per il mercato del lavoro, sono sempre all’orizzonte, da ultimo con la crisi internazionale e con tutto ciò che comporta a livello economico. Attualmente, il mercato del lavoro è regolamentato dal Decreto Dignità, che presenta non poche falle e che forse sarebbe ora di ripensare in modo più chiaro ed efficace.

La parola chiave è flessibilità?
Majer. La legislazione emergenziale ha “tappato i buchi” e i limiti che il Decreto Dignità aveva mostrato, con lo scopo di rendere più flessibile il mondo del lavoro di fronte alla situazione drammatica della Pandemia. La speranza è che alcuni di quei provvedimenti possano essere adottati non più in via emergenziale ma in modo stabile.

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