Avvocati, scatta l’ora delle riforme. Senza Cnf

La “saga” dei vertici del Consiglio nazionale forense va avanti.

Ha ormai i contorni di una telenovela sudamericana l’iter giudiziario in cui sono coinvolti l’ex presidente del Cnf, Andrea Mascherin, e otto consiglieri nazionali, dichiarati ineleggibili a marzo 2020 e riabilitati di fatto il 20 maggio scorso dall’ordinanza depositata dalla Corte d’Appello di Roma, che ha dichiarato il provvedimento del tribunale di Roma non immediatamente esecutivo per una questione esclusivamente formale. Risultato: i nove “ex reietti” sono riabilitati. O forse no. Quel che è certo, aldilà delle interpretazioni dei cavilli giuridici degni dell’avvocato Azzeccagarbugli di manzoniana memoria, è che non c’è pace per la categoria forense, in uno dei momenti più importanti per la sopravvivenza stessa della professione.

Già martoriata da una dimensione ormai “elefantiaca”, visto il numero di avvocati abilitati ogni anno, e vista soprattutto la domanda di consulenza legale, che lascia oltre la metà degli iscritti con redditi “da fame”, la Pandemia ha aggravato ancor di più la situazione. E, come sottolineato più volte da Le Fonti Legal, l’assenza della categoria forense, nelle trattative di Governo nel corso dell’emergenza sanitaria, si è fatta sentire. Soprattutto, vista la portata delle sfide
aperte, in cui rientrano le riforme della giustizia civile e penale, che sta avviando il ministro della giustizia Marta Cartabia.

Al tavolo della politica, ormai da tempo, siedono i Consigli dell’Ordine locali, tra cui Milano e Roma, la Cassa forense e l’Organismo congressuale forense, a sopperire la situazione di stand by del Cnf. E sarà così almeno finché non si chiarirà definitivamente se i vertici sono reintegrati o meno. Quando, non è dato saperlo.
Nel frattempo è stato convocato il XXXIV congresso nazionale forense, su richiesta dell’Ocf, per far sentire
alla politica la “voce unitaria” dell’avvocatura italiana al tavolo delle riforme e per discutere di giustizia. Dovrebbe aver luogo a fine luglio a Roma, con o senza un Cnf “certificato”. Tra i nodi al pettine, l’utilizzo delle risorse del Recovery Fund, su cui Le Fonti Legal dedicherà ampio approfondimento sul prossimo numero, ma anche le riforme dell’ordinamento forense e dell’ordinamento giudiziario.
Insomma, l’avvocatura entra nel vivo delle riforme. Senza il Consiglio nazionale forense.

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