Wolf Michael Kühne: Così farò di Milano un hub finanziario

Dla Piper sta lavorando a una proposta di legge per favorire gli investimenti nel capoluogo lombardo. Obiettivo: portare un migliaio di manager in città e un indotto di 40-50mila dipendenti. Ne parla il country managing partner in Italia, che rivela anche i piani di sviluppo dello studio

Avvocati d’affari in campo per trasformare Milano in un nuovo hub finanziario. Attraverso una proposta di legge che prevede agevolazioni fiscali per gli investitori stranieri che punteranno sull’Italia, e in particolare sul capoluogo lombardo.
[auth href=”https://www.lefonti.legal/registrazione/” text=”Per leggere l’intero articolo devi essere un utente registrato.
Clicca qui per registrarti gratis adesso o esegui il login per continuare.”]Il progetto, che potrebbe essere inserito tramite emendamento nella prossima legge di Stabilità, è stato messo a punto da un pool di esperti di cui fanno parte anche avvocati dello studio legale Dla Piper. Sono previsti, in particolare, l’abbattimento del cuneo fiscale Irap e delle imposte di registro per gli acquisti di immobili localizzati a Milano da parte di operatori esteri, la riduzione delle ritenute sui dividendi in uscita per favorire il rimpatrio dei capitali per i soggetti extra europei. Inoltre, la normativa introduce una più elevata deducibilità degli interessi passivi, un regime premiale di rapporti con l’Agenzia delle entrate per i soggetti che trasferiscono la residenza a Milano. Con la possibilità concreta, per l’operatore estero, di porre fine all’annoso problema dell’instabilità e della scarsa certezza sul costo effettivo dell’investimento pianificato, inizialmente previsto per una certa cifra ma che poi lievita a seguito di accertamenti.
Per accedere a questo pacchetto di incentivi l’operatore straniero si deve impegnare ad assumere almeno 50 dipendenti a tempo indeterminato, con una stima tra i mille e i 1.500 manager che potrebbero sbarcare a Milano e un indotto di 40-50mila dipendenti. A illustrare a Legal il «progetto Milano», presentato nel corso di una tavola rotonda che si è svolta il 24 luglio scorso, e in generale le prospettive di crescita di Dla Piper in Italia, è il country managing partner Wolf Michael Kühne. La law firm sta vivendo un periodo di grande cambiamento, con il passaggio da un approccio di assistenza legale basato sui dipartimenti, a uno studiato sui settori industriali, che vanno dal fashion al life sciences, al real estate, all’insurance. Con l’avvocato non più specializzato, quindi, solo nel labour in modo generico, ma focalizzato, per esempio sul diritto del lavoro applicato al settore bancario.
Avete organizzato un importante evento sulla nuova sfida dell’Italia, e della città di Milano in particolare, per attrarre investimenti dall’estero. Che tipo di percezione ha rispetto all’interesse degli operatori stranieri verso il nostro Paese?
Negli ultimi anni i maggiori investimenti in Italia provengono dalla Cina, ma restano comunque a un livello importante anche Stati Uniti, Germania, Francia, Inghilterra. Da sottolineare, però, che l’Italia continua a registrare un basso volume di investimenti rispetto all’importanza del Paese, tra i più evoluti dal punto di vista industriale ed economico. Gli americani, infatti, investono di più in Inghilterra o in altri Paesi nonostante l’Italia possa offrire di fatto maggiori opportunità. A mio avviso, una delle più importanti criticità riguarda proprio l’incapacità dell’Italia di promuovere verso l’estero la propria immagine. Gli altri Paesi si muovono in modo uniforme, all’Italia manca invece questo tipo di comunicazione e lo sviluppo di una cultura di benvenuto. Non bisogna infatti gridare alla svendita del Paese quando si realizzano delle acquisizioni importanti da parte di investitori esteri, ma incentivarle attraverso agevolazioni normative, senza creare effetti retroattivi come fu nel caso delle energie rinnovabili, mantenendo quindi quella linearità necessaria per consentire all’investitore di creare un progetto a lungo termine.
Quali aspetti, dal punto di vista normativo, giudica cruciali rispetto agli investimenti dall’estero verso l’Italia? 
Il secondo punto a mio avviso decisivo per l’attrazione di capitali dall’estero è la decriminalizzazione dell’attività economica, a livello fiscale, ambientale e di sicurezza sul lavoro. Spesso, infatti, l’approccio aggressivo da parte delle istituzioni viene preferito a quello del dialogo e bisogna evitare che ciò avvenga nel caso, per esempio, di violazioni formali di normative fiscali. Quanto alla lunghezza della giustizia civile, che in molti indicano come uno dei principali ostacoli agli investimenti, secondo la nostra esperienza non è tra le preoccupazioni degli operatori stranieri, dato che nessuno ricorre più alla giustizia ma all’arbitrato, che funziona benissimo. Come avvocati, il nostro ruolo è spiegare ed eliminare le preoccupazioni del cliente dal punto di vista tecnico, dando quella credibilità che spesso un ente statale non è in grado di trasmettere.
Verso quali settori legali sta investendo maggiormente lo studio e per quali ragioni?
Siamo uno studio full service, il nostro obiettivo è assistere il cliente offrendo la più alta qualità dei servizi in qualsiasi settore legale, dal diritto del lavoro a quello ambientale, amministrativo, finanziario. Oggi siamo 205 professionisti in Italia, di cui due terzi a Milano e il resto a Roma. Abbiamo virato verso un approccio di natura industriale, raggruppando i professionisti delle varie practice in settori industriali, in modo da offrire una consulenza specifica attraverso esperti che conoscono l’attività, andando oltre l’approccio dell’avvocato che risponde sulla singola problematica. Per esempio, l’avvocato del dipartimento labour si può occupare di un licenziamento nel settore metalmeccanico o bancario in modo indistinto. Il giuslavorista specializzato nel settore bancario, invece, conosce le specifiche problematiche del comparto e può offrire una consulenza più strategica e ritagliata sul cliente.
Qual è il modello di governance adottato dallo studio e quali sono i vantaggi?
La nostra corporate governance ha, tra gli obiettivi, quello di dare ai giovani l’opportunità di partecipare alla crescita, in modo da sviluppare all’interno la prossima generazione che guiderà lo studio, permettendo a tutti i professionisti di combinare la necessità di svolgere la professione a un ruolo di management.
Quali le prossime sfide per lo studio?
Lo studio continuerà a crescere, con le prossime sfide che sono rappresentate dall’innovazione e dalla trasformazione della consulenza sempre più ritagliata sulle esigenze del cliente.
Dobbiamo essere pronti a intercettare le esigenze dei clienti, con un approccio veloce, interdisciplinare e tecnologico. Il nostro grande obiettivo è essere all’avanguardia.

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