Nuovo patent box, più opportunità per le imprese

Cambia il regime del patent box. Con la legge di bilancio 2022, infatti, il Governo ha cancellato lo strumento così come regolamentato dal decreto Fisco-lavoro.

Cambia il regime del patent box. Con la legge di bilancio 2022, infatti, il Governo ha cancellato lo strumento così come regolamentato dal decreto Fisco-lavoro, prevedendo dal 2021 il nuovo regime di super deduzione dei costi sostenuti per ricerca e sviulppo sui beni immateriali. Secondo Vincenzo José Cavallaro, name partner di Cavallaro & Associati, studio legale tributario, con questa nuova norma si apre una fase di maggiori vantaggi per le imprese, in quanto i costi relativi a questi beni possono beneficiare sia del credito ricerca e sviluppo che del patent box. Inoltre, la sanatoria introdotta sui crediti di imposta per attività di ricerca e sviluppo 2015-2019, secondo Cavallaro, offre alle imprese la possibilità di “pacificarsi” con il fisco scongiurando le possibili conseguenze penali derivanti da indebita compensazione di crediti di imposta. Ma vediamo quali sono tutte le novità in materia fiscale e le maggiori opportunità per le imprese dal punto di vista dello studio Cavallaro & Associati.

Quali sono le principali novità normative emerse nel corso del 2021 nel vostro settore di riferimento?
La legge di bilancio 2022 ha da un lato confermato la cancellazione del patent box prevista dal decreto Fisco-lavoro (D.l. n. 146/2021) e, dall’altro, al posto del patent box, ha previsto dal 2021 il nuovo regime di super deduzione dei costi R&S sui beni immateriali, elevando dal 90 al 110 per cento la maggiorazione fiscale dei costi di ricerca e sviluppo sostenuti in relazione a beni immateriali giuridicamente tutelabili, escludendo marchi e know how. Inoltre, è stata abolita l’incompatibilità con il credito d’imposta per le spese di ricerca e sviluppo e modificata la disciplina transitoria di passaggio dal vecchio al nuovo regime, per non obbligare al transito automatico al nuovo patent box chi ha esercitato l’opzione per l’originario istituto, con riferimento ad anni antecedenti al 2021. Sempre con riguardo al tema del credito di imposta per R&S, va menzionata la sanatoria introdotta all’art. 5, commi da 7 a 12, del Decreto Fiscale che ha previsto la possibilità di sanare eventuali utilizzi indebiti del credito di imposta per R&S del periodo 2015 – 2019, con versamento delle sole somme indebitamente compensate senza applicazione di sanzioni ed interessi.

Quali le prospettive di sviluppo per il 2022 in riferimento al vostro core business?
Nel confronto tra vecchio e nuovo regime patent box, osserviamo come, per le imprese che sviluppano software, brevetti industriali, disegni e modelli si apre una fase sicuramente di maggiori vantaggi in quanto i costi relativi a questi beni possono beneficiare sia del credito ricerca e sviluppo che del patent box. Al tempo stesso, come si accennava, con la sanatoria introdotta sui crediti d’imposta per attività di ricerca e sviluppo fruiti indebitamente, il Governo ha voluto offrire una via d’uscita a tutte le aziende che dal 2015 al 2019 hanno tracciato costi di ricerca e sviluppo in modo disinvolto, nell’ambito di attività progettuali a volte “semi serie”. Si tratta di una grande opportunità per le imprese di pacificarsi con il fisco che dovrebbe essere positivamente accolta dal sistema delle imprese.

Quali invece le prospettive di crescita del vostro studio e le novità che si sente di anticipare per il 2022?
A mio avviso, la sanatoria introdotta sui crediti d’imposta per attività di ricerca e sviluppo offre sicuramente alle imprese italiane la possibilità di arginare le (prima) sottovalutate conseguenze penali dell’indebita compensazione di crediti d’imposta per attività di ricerca e sviluppo. L’art. 5, comma 11, del Decreto Fiscale prevede infatti che “in esito al corretto perfezionamento della procedura di riversamento, è esclusa la punibilità per il delitto di cui all’art. 10 quater del decreto legislativo 10 marzo 2000, nr. 74”. Nei casi di costi tracciati come relativi a progetti di R&S ma che non sono qualificabili come tali, si apre dunque una nuova fase che non esitiamo a definire una vera e propria “voluntary disclosure” per il credito d’imposta ricerca e sviluppo con risvolti favorevoli anche in ordine a condotte poco trasparenti di eventuale rilevanza penale.

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