Lo studio Carbonetti festeggia trent’anni di storia

Da studio “monoprofessionale” a studio associato, con l’obiettivo di raccogliere le nuove sfide del mercato attraverso una crescita per linee esterne. Mantenendo però intatta la tradizione e la specializzazione. Si possono riassumere così i trent’anni di storia dello studio Carbonetti, fondato da Francesco Carbonetti sulla base della sua esperienza maturata nel settore della vigilanza pubblica sul settore finanziario, come avvocato interno in Banca d’Italia e successivamente alla Consob.

D’altronde erano gli anni dei “super professionisti” che gestivano da soli le operazioni più importanti dei vari settori di riferimento. Negli anni, però, lo studio ha dovuto adattarsi ai cambiamenti del mercato legale, con il figlio Fabrizio Carbonetti che ha saputo raccogliere le sfide verso un passaggio generazionale culminato dieci anni fa con la trasformazione in studio legale associato. Oggi, dopo trent’anni di storia, la prossima sfida è la crescita per linee esterne e per questo lo studio sta adattando la sua governance. Ne abbiamo parlato con Fabrizio Carbonetti, che Le Fonti Legal ha incontrato in occasione dei festeggiamenti del trentennale dello studio, a Milano prima, presso il Mudec, e a Roma poi, a Palazzo Bonaparte.

 

Avvocato Carbonetti, lo studio sta festeggiando i suoi trent’anni di storia. Come li commenta?

Si tratta di un traguardo importante non solo in termini numerici, ma anche per la strada che abbiamo percorso a partire dalla fondazione dello studio, operata da mio padre sulla base dell’esperienza maturata nel settore della vigilanza pubblica sul settore finanziario, come avvocato interno alla Banca d’Italia, prima, e alla Consob, poi. Lo studio Carbonetti si identificava nella sua figura, in un periodo storico in cui esistevano queste realtà legali che si reggevano su un unico grande professionista e che erano protagoniste di operazioni straordinarie.

Oggi come si è evoluto lo studio?

Oggi il mercato è completamente cambiato, per poter partecipare alle operazioni straordinarie bisogna essere strutturati. Per questo, negli anni lo studio si è adeguato alle esigenze del mercato: oggi siamo una trentina di professionisti. Da un lato, lo studio porta ancora il cognome del fondatore perché è una figura presente e di riferimento per i clienti, dall’altro lo studio è un’associazione professionale da una decina d’anni, avviata con quattro soci che oggi sono diventati otto. I clienti riconoscono ciascuno dei partner come punto di riferimento effettivo.

Come immagina il futuro?

Anzitutto, questo traguardo del trentennale va interpretato non come un punto di arrivo ma di partenza, e infatti siamo in una fase di rinnovamento della governance. Dobbiamo raccogliere le sfide del mercato e per questo stiamo studiando forme di integrazione che riteniamo fondamentali per restare altamente competitivi nei nostri settori di riferimento. Siamo ancora percepiti come studio boutique e siamo pronti per cogliere l’opportunità di crescita per linee esterne.

Su quali settori punterete in particolare?

Ci proponiamo su tutto il settore finanziario, siamo leader non solo in quello bancario ma anche in quello degli intermediari finanziari non bancari e assicurativi, nella disciplina delle società emittenti strumenti finanziari quotati, a prescindere dal settore merceologico. Ci sono poi dei settori che oggi non copriamo direttamente e sui quali vogliamo essere più presenti: per esempio, ci occupiamo di m&a nel comparto finanziario ma siamo perfettamente in grado di gestire operazioni di m&a a tutto tondo. Siamo inoltre molto forti in tutta la filiera di Npl e Utp, specialmente con sottostante immobiliare, e sulle SGR che gestiscono fondi immobiliari, per cui stiamo valutando un rafforzamento nel real estate.

Come avete affrontato il passaggio generazionale?

Di fatto si è già verificato nel momento in cui, una decina di anni fa, lo studio ha assunto la forma di un’associazione professionale e si è consolidato con l’ingresso di cinque nuovi soci dal 2017 ad oggi: da quel momento è stato avviato un percorso che va aldilà del fatto che il brand riporta il cognome del fondatore. Oggi siamo pronti a nuove sfide per essere ancora più competitivi sul mercato.

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