L’Italia recupera sul fronte e-government

Gli avvocati d’affari promuovono i passi in avanti compiuti su questo versante. Anche se resta ancora molto da fare per avvicinare le migliori esperienze occidentali

Le iniziative messe in campo negli ultimi tempi dall’Italia sul fronte dell’e-government vanno nella giusta direzione per ammodernare il Paese, anche se resta ampia la distanza rispetto alle migliori esperienze occidentali. Secondo le rilevazioni dell’Osservatorio eGovernment, curato dall’Osservatorio eGovernment della School of Management del Politecnico di Milano,
[auth href=”https://www.lefonti.legal/registrazione/” text=”Per leggere l’intero articolo devi essere un utente registrato.
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Dalla teoria alla pratica. Domenico Ielo, leader del focus team agenda digitale e comunicazioni elettroniche di BonelliErede, sofferma l’analisi sulla recente riforma del Cad (Codice dell’Amministrazione Digitale), segnalando la difficoltà di passare dalla teoria alla pratica. «L’ e-government implica un cambiamento di mentalità e di approccio, vale a dire l’abbandono del modello burocratico». Da qui l’invito a «mettere in soffitta la concezione proprietaria dei dati pubblici e superare le resistenze al cambiamento e le tendenze al localismo e ai compartimenti stagni». L’innovazione, aggiunge Ielo, richiede passaggi concreti come scambiare dati e non documenti, valorizzare il patrimonio informativo pubblico e avere una completa gestione del dato e dei processi. «L’e-government – quello vero – presuppone innovazioni di mentalità e di struttura», insiste. Il riferimento è alla constatazione che è è difficile creare applicazioni digitali se ogni organizzazione pubblica lavora in modo diverso; se i sistemi gestionali non si parlano e non permettono di aggregare i dati. Per Ielo, la vera sfida quindi non è cambiare solo le procedure, da cartaceo a digitale, ma i processi.  «È indispensabile una cultura del dato e della commercializzazione del dato. I Big data, per esempio, potrebbe utilizzarsi nelle politiche di spending review». 
Le esperienze internazionali. Ielo cita qualche esempio estero in tal senso. Negli Stati Uniti, il Fact Sheet Big Data Across the Federal Government prospetta un investimento di circa 250 milioni di dollari legato all’uso dei Big data in varie aree pubbliche, mentre il Behavioural Insight Team, esperti che processano Big data combinando analisi matematica e del comportamento dei cittadini, assiste il governo inglese. Progetti di grande successo, tuttavia da guardare senza dimenticare le limitate risorse del nostro Paese sul fronte dell’e-government. «Nel suo cinico pragmatismo, Margaret Thatcher affermava provocatoriamente che tutti ricordano il buon samaritano non perché avesse buoni propositi, ma perché aveva i soldi», sottolinea l’avvocato di BonelliErede.  
Francesco Rampone, responsabile del team Ip/It dello studio legale La Scala, ricorda che il processo di digitalizzazione della Pubblica Amministrazione si è sviluppato nell’arco degli ultimi 20 anni e che, in questo periodo, sono stati compiuti importanti passi in avanti. «In questo ambito, gli avvocati, forse più di ogni altra categoria di professionisti, stanno beneficiato della modernizzazione della Pa».
Del resto, il riferimento non è solo al Processo Civile Telematico («che sta aumentando considerevolmente l’efficienza della giustizia e ha rivoluzionato il rapporto dell’avvocato con gli uffici giudiziari»), ma anche ai siti istituzionali dai quali è oggi facile avere un rapido accesso a fonti e informazioni “sicure”, materia prima indispensabile nel lavoro dei legali. «Si pensi poi alla firma digitale e alla posta certificata: l’Italia è l0unico Paese in Europa ad averne disciplinato e a consentirne l’uso probatorio non solo nel dialogo con la Pa, ma anche in quello tra privati».  
Il nodo infrastrutture.  Anna Romano, name partner dello Studio Satta Romano e Associati, plaude all’evoluzione dell’e-government in Italia. «Negli ultimi anni si sono moltiplicate le iniziative per il suo concreto sviluppo sotto diversi profili, ivi inclusa la facilitazione dei sistemi di pagamento, e questo ha un impatto senz’altro positivo sul sistema», commenta. Anche se rileva la presenza di due criticità: «Il primo riguarda le infrastrutture: quelle attuali per lo più non consentono la connessione alla velocità necessaria, e assicurando la qualità necessaria». Quindi l’ammodernamento di questo capitolo è «indispensabile allo sviluppo del sistema ed è essenziale che il piano relativo alla banda ultralarga, messo in campo dal governo sulla base di un’agenda europea, non venga fermato». La seconda questione sollevata da Romano, in buona parte collegata alla prima, riguarda il digital divide. «L’Italia è uno dei paesi europei che ha un maggiore digital divide, che rappresenta una vera e propria barriera a una maggiore diffusione dell’e-government».
Il parere del notaio. Il lavoro dei notai è impattato in maniera importante dall’impiego delle tecnologie digitali. A questo proposito, Claudio Caruso, che esercita a Milano, segnala che questo processo evolutivo «ha migliorato notevolmente la qualità e l’efficienza del nostro lavoro. Basti pensare che la totalità dei nostri atti destinati al registro delle imprese e alle conservatorie dei registri immobiliari da parecchi anni viene trasmessa telematicamente». Bisogna però scindere l’aspetto della trasmissione da quello della sua preparazione e conclusione. «Oggi l’atto viene ancora concluso prevalentemente in modalità cartacea, ma subito dopo viene trasformato in formato digitale e la sua circolazione verso gli uffici pubblici segue appunto la via telematica», sottolinea. Da qualche tempo è anche possibile stipulare direttamente l’atto in formato informatico e in questa direzione il notariato si già è dotato di un software specifico che consente di far sottoscrivere l’atto stesso direttamente in formato digitale. «Tuttavia», riprende, «residuano delle procedure ancora non digitalizzate, ad esempio in materia testamentaria, nell’ambito delle quali si possono fare dei passi avanti». Il notaio tiene comunque a confermare il giudizio complessivamente positivo sul processo di digitalizzazione in atto nella Pa. «Il nostro Paese è cresciuto in termini di posizionamento nell’ambito delle classifiche starting business e registering property, e questo proprio grazie alla digitalizzazione dei relativi processi di circolazione e registrazione degli atti.  Per il futuro auspicherei una maggiore facilità di accesso on line da parte dei notai agli atti della Pa, per esempio alla documentazione edilizia ed ai certificati dello stato civile, per i quali si rende necessario invece accedere agli uffici pubblici». L’auspicio di Caruso è che in un prossimo futuro si possa completare il quadro di trasmissione telematica «fino ad abbracciare tutte le nostre attività in ogni ambito e garantire un maggiore accesso alle banche dati della pubblica amministrazione».

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