Grandi opportunità nel Continente Africano

Africa del Nord e Africa Centrale. Sono i mercati più promettenti per le imprese italiane. A spiegarne i motivi è Antonio de Capoa, socio fondatore dello studio legale de Capoa e Associati.

Quali sono i mercati esteri, tra quelli in cui è attivo lo studio, dove ci sono in questo momento le maggiori opportunità di sviluppo per le imprese italiane?
I mercati più promettenti per le imprese italiane, a prescindere dalle loro dimensioni, ed includendo anche quelle attive nel settore dei servizi, sono i seguenti: Africa del Nord ed Africa Centrale. A questo proposito, sottolineo la estrema importanza della entrata in vigore, il 1° gennaio di quest’anno, dell’Accordo AFCFTA (African Continental Free Trade Area) che ha istituito la più grande area di libero scambio a livello mondiale, posto che vi hanno aderito ben 53 dei 54 Stati Africani, il che equivale a dire che è stato istituito un mercato unico per beni e servizi. Per le imprese italiane ciò comporta che, esportando dei beni in uno dei Paesi con il quali la UE ha in vigore accordi di libero scambio e quindi senza restrizioni e senza applicazione di dazi doganali, da lì i beni possono essere riesportati in tutta l’Africa senza pagare alcun dazio e senza restrizioni. Per sottolineare l’importanza del Continente Africano, che detiene buona parte delle ricchezze mondiali in tema di commodities e di materie prime, sono sufficienti pochi dati: il tasso di crescita dell’intero Continente, nel 2020, è stato del 3,8% ma con Paesi che hanno raggiunto l’8% (quali il Sud Sudan, Ruanda). Secondo i dati del FMI e della Banca Mondiale, il PIL aggregato per i prossimi anni del Continente sarà “mostruoso”, passando dagli attuali 2,1 trilioni di USD a ben 3 trilioni. D’altronde, una crescita così tumultuosa si spiega con il tasso di crescita della popolazione, che è pari al 2,3% che è anche il più elevato al mondo. I settori nei quali il sistema imprenditoriale italiano può cimentarsi con successo sono, principalmente, quello dell’agroalimentare, della industria della trasformazione, quello della energia, delle infrastrutture, il settore della manutenzione e quello del turismo. Altre aree di grande interesse sono rappresentate dai Paesi Caucasici, e dal Medio Oriente.

Quale impatto ha avuto l’attuale emergenza sanitaria sul processo di internazionalizzazione?
La diffusione della pandemia ha rallentato, per ovvii motivi, il processo di internazionalizzazione delle imprese italiane, ma, grazie anche al robusto piano di incentivi e di aiuti finanziari disposti dal Governo, esso può riprendere con grande vigore in breve tempo. Spiace sottolinearlo, ma in generale, il mondo delle imprese e della consulenza, non conosce o conosce assai poco le opportunità offerte in termini di incentivi finanziari, dalle Istituzioni finanziarie internazionali, e, per quanto riguarda il Continente Africano, dalle Istituzioni Africane.

Quali saranno, a suo avviso, le prossime evoluzioni della materia?
Il successo dell’internazionalizzazione dipenderà dalla possibilità di sfruttare al meglio i finanziamenti, sia a fondo perduto che a tasso agevolato, disponibili sia a livello nazionale che internazionale, anche per consentire alle pmi di potersi confrontare e reggere la concorrenza delle imprese più forti.

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