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Le Fonti Legal
20/11/17


  • Angela Maria Scullica

Le normative sul lavoro non più in linea con i tempi

La forte interrelazione tecnologica dei sistemi ciberfisici  che caratterizza la quarta rivoluzione industriale e che va sotto il nome di Industria 4.0, avrà un impatto dirompente nel mondo del lavoro e richiederà una profonda revisione dell’impianto normativo attuale. Quest’ultimo, fondato sul concetto di lavoratore dipendente valutato sulla base di orario di lavoro, presenza in ufficio, esperienza e utilità delle prestazioni sta entrando rapidamente in crisi. È evidente infatti che il processo di digitalizzazione di questi ultimi due anni ha iniziato ad introdurre negli uffici una maggiore flessibilità cambiando i concetti di spazio, tempo e ponendo una maggiore enfasi sui risultati e sulla produttività delle persone. Quando (e non occorre attendere a lungo)  l’Industria 4.0 entrerà a pieno ritmo nella vita di tutti i giorni, le interconnessioni che si creeranno tra i sistemi operativi stravolgeranno le organizzazioni, le modalità lavorative rendendo il contesto operativo fluido,  flessibile e slegato da tutte quelle rigidità che lo hanno finora caratterizzato. “Nell’Industria 4.0 il lavoro dovrà necessariamente  fare i conti con un ambiente operativo nuovo”, si è detto alla tavola rotonda organizzata da Le Fonti alla quale hanno partecipato tra i maggiori studi esperti in materia, “dove il lavoro si svolgerà spesso a distanza per luogo e tempo e dove assumeranno maggiore rilievo i risultati, piuttosto che il tempo dedicato all’esecuzione del lavoro, rendendo così obsoleta la struttura classica “salario uguale ore di lavoro”. Quest’ultima fa riferimento all’articolo 36 della Costituzione secondo il quale la retribuzione deve essere proporzionata alla quantità e alla qualità del lavoro intendendo con quantità il tempo lavorato mentre con qualità la tipologia delle mansioni espletate. Ma in uno scenario come quello prospettato  dall’Industria 4.0 nel quale, grazie a collegamenti tecnologici sempre più stetti tra individui e oggetti, non sarà più necessaria la presenza giornaliera in ufficio e le mansioni, per stare al passo con l’evoluzione e il mercato, andranno costantemente aggiornate e implementate, il salario dovrà necessariamente cambiare parametri di riferimento. Già oggi a questo proposito il Piano nazionale del Governo “Industria 4.0” introduce  nella parte relativa agli aspetti giuslavoristici,  il   “Salario di produttività”  che riguarda la  rimodulazione delle politiche retributive con incentivi legati ai piani di welfare aziendale e all’impiego di forme flessibili  di lavoro in grado di soddisfare le esigenze della vita privata dei lavoratori. Pur trattandosi di una via di mezzo in quanto gli incentivi si riferiscono solo alla parte incrementale del salario e cioè all’ulteriore retribuzione che le aziende sarebbero disposte a riconoscere al lavoratore al fine di ottenere un aumento della produttività , la strada intrapresa va nella nuova direzione di premiare l’efficienza e il merito. L’altro fattore cruciale che andrà affrontato riguarda la non più necessaria presenza costante del lavoratore in ufficio. E qui si aprono i delicati fronti dei tempi di connessione e disconnessione digitale e delle modalità e limiti del controllo a distanza. Riguardo a quest’ultimo il Jobs act ha riscritto l’articolo 4 dello Statuto dei lavoratori consentendo l’installazione di telecamere e dispositivi di controllo e il monitoraggio senza limiti su computer e smartphone aziendali utilizzati dai lavoratori. Ma sino a dove può spingersi l’interesse aziendale nel controllo a distanza del lavoratore senza violare le problematiche relative alla privacy? Oggi infatti si parla sempre di più dell’uso improprio di software di geolocalizzazione e dei social network per rafforzare i controlli sui dipendenti o per indurli a promuovere attività dell’azienda in un network allargato ai contatti personali. Come si può facilmente intuire le questioni aperte nel mondo del lavoro dall’Industria 4.0 vanno ben oltre quelle relative al contratto e al rapporto datore/lavoratore ma toccano in pieno anche i grandi temi sociali ed etici. Che tipo di società si vuole costruire? E quanta etica vi si vuole realmente introdurre?  La discussione è aperta.